Faggi nel parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il 29 giugno 2017 (ANSA/STEFANO SECONDINO)
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  • domenica 14 Giugno 2020

16 parchi nazionali dove andare in vacanza e rispettare il distanziamento fisico

Da quello grazie a cui oggi ci sono ancora gli stambecchi a quello dove cresce l'albero più vecchio d'Europa, per chi quest'anno vuole evitare le spiagge

Faggi nel parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il 29 giugno 2017 (ANSA/STEFANO SECONDINO)

Anche se i mesi di restrizioni agli spostamenti sono finiti, la pandemia di COVID-19 ha spinto molte persone a cambiare i propri piani di vacanze per quest’estate oppure a rimandarli. Con le riaperture di queste settimane si è ricominciato a organizzare ferie anche lontano da casa. Per chi non ha ancora pianificato nulla ed è in cerca di idee, una valida opzione che permetta il distanziamento fisico anti-contagio e, tendenzialmente, consenta di stare al fresco sono i parchi naturali nazionali: cioè quelle aree naturali al cui interno si trovano ecosistemi intatti, o solo parzialmente cambiati dalle attività umane, che lo stato ha deciso di conservare nel loro stato.

In Italia ci sono 871 aree naturali protette, tra cui 24 parchi nazionali e 145 parchi regionali. Per la maggior parte i parchi nazionali comprendono aree di montagna, oppure zone costiere. Esclusi quelli da cui si vede il mare – che può far venire voglia di fare un salto in spiaggia, dove rispettare il distanziamento fisico sarà meno facile – i parchi nazionali sono 16. Per visitarli la cosa migliore è informarsi sul sito del parco prescelto per decidere il punto di accesso, poi andare in un centro visite e da lì studiare itinerari ed escursioni. Alcuni parchi sono più adatti per gli appassionati di montagna, altri per chi vorrebbe vedere gli habitat dove vivono molti animali selvatici (o fare birdwatching) e altri ancora per i siti storici e archeologici che ospitano.

In generale, serve un abbigliamento estivo sportivo, in molti casi adatto alla montagna, e in particolare delle scarpe comode per camminare sui sentieri; avere un binocolo inoltre conviene, per osservare meglio gli animali avvistati. E come regole da seguire durante le visite non si devono raccogliere fiori e altre piante né portare cani senza guinzaglio, tra le altre cose: poi ogni parco ha le sue regole.

Il parco nazionale del Gran Paradiso
Provincia di Torino e Valle d’Aosta

Si trova attorno al massiccio del Gran Paradiso ed è il più antico parco nazionale italiano. Fu istituito il 3 dicembre 1922: il governo di Benito Mussolini era cominciato da poco, ma il merito fu tutto della famiglia reale sabauda. In particolare del re Vittorio Emanuele III, che alcuni anni prima aveva donato allo stato la riserva di caccia reale della zona, perché diventasse un parco nazionale.

Lo scopo principale era preservare la popolazione locale di stambecchi (Capra ibex), che un tempo vivevano in tutte le Alpi e all’inizio dell’Ottocento, a causa della caccia con i fucili, erano rimasti solo nella zona attorno al Gran Paradiso, appunto, ed erano circa un centinaio. La stessa riserva di caccia reale da cui ebbe origine il parco era stata istituita per preservarli, impedendo a tutti di cacciarli fatta eccezione per la famiglia reale. Tutti gli stambecchi che si trovano attualmente nel resto delle Alpi, così come in Austria, Bulgaria, Francia, Germania, Slovenia e Svizzera, discendono da quelli del Gran Paradiso. Per vedere gli stambecchi e gli altri animali del parco (come marmotte e camosci), si può partecipare a un “Safari Alpino” di uno o due giorni. Se si è interessati a un animale in particolare, conviene prima informarsi sui periodi e gli orari migliori per vederlo.

Uno stambecco nel parco nazionale del Gran Paradiso nel maggio del 2019 (ANSA/Diego Puletto/SOPA Images via ZUMA Wire)

Il parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Province dell’Aquila, di Frosinone e di Isernia

È il secondo parco nazionale più antico d’Italia, anche se di pochissimo: fu istituito all’inizio del 1923. Nel suo caso il merito va riconosciuto non alla famiglia reale ma in gran parte a Erminio Sipari, una delle prime persone a interessarsi della conservazione degli ambienti naturali in Italia e a diffondere il concetto di “parco nazionale” – il primo del mondo fu quello di Yellowstone, negli Stati Uniti.

L’animale simbolo del parco è l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una sottospecie degli orsi delle Alpi che si trova solo nell’Italia centrale. Avvistare gli orsi non è facile – anche se è possibile vederne le tracce, impronte e non solo – ma si possono vedere altri animali, come camosci, caprioli e aquile reali. Nel parco ci sono anche linci e lontre. Può capitare di vedere alcuni di questi animali facendo un’escursione ma anche vicino alle aree faunistiche, dove alcuni esemplari di diverse specie vivono in semi-libertà. Conviene comunque informarsi in anticipo sulla presenza di animali e sugli orari migliori per vederli, per non rischiare delusioni, specialmente per i bambini.

D’estate si possono fare escursioni nel parco, oltre che a piedi, a cavallo, a dorso di mulo o in bicicletta: ci sono numerose associazioni e piccole società che le organizzano all’interno del parco. Tutte si sono attrezzate per rispettare le regole anti-contagio: i partecipanti saranno tenuti a mantenere il distanziamento tra loro e a indossare una mascherina quando questo non sarà possibile, ma non dovrebbe essere complicato visto come si svolgono di solito queste camminate.

Il parco nazionale dello Stelvio
Province di Brescia, Sondrio, Bolzano e Trento

Deve il suo nome al passo dello Stelvio, il più alto valico automobilistico d’Italia, che ha due versanti italiani e uno svizzero, e comprende le montagne del gruppo Ortles-Cevedale. Fondato nel 1935, è un parco d’alta quota: circa tre quarti del suo territorio si trovano sopra i 2.000 metri di altitudine, per arrivare fino ai 3.905 metri dell’Ortles; all’interno del parco ci sono anche dei ghiacciai. Per quanto riguarda gli animali, vivono nel parco dello Stelvio ad esempio grandi rapaci, come aquile reali e gipeti (reintrodotti da poco), cervi, stambecchi, marmotte, lepri bianche ed ermellini. Per chi è interessato alla storia, all’interno del parco ci sono ancora molte tracce dei combattimenti della Prima guerra mondiale e si possono fare delle escursioni pensate per vederle.

Pianificare una visita non è semplicissimo se non si sa già se si vedrà il parco soggiornando in un comune lombardo, trentino o altoatesino, dato che il sito del parco si divide in tre siti diversi a seconda di chi ne amministra il territorio.

I parchi nazionali della Sila e dell’Aspromonte
Province di Catanzaro, Cosenza e Crotone – Provincia di Reggio Calabria

La storia di questi parchi inizia negli anni Venti come quella del Gran Paradiso e del parco nazionale d’Abruzzo, ma è stata molto più travagliata. Nella sua forma attuale il parco della Sila esiste solo dal 2002; il parco dell’Aspromonte invece dal 1989.

Tra i parchi nazionali italiani il parco della Sila è quello con la maggior percentuale di superficie coperta da boschi, circa l’80 per cento del totale; ci crescono soprattutto faggi e pini neri calabri (Pinus nigra calabrica). Di questi sono noti soprattutto i cinquanta “giganti di Fallistro”, che hanno più di 350 anni e hanno un’altezza compresa tra i 30 e i 43 metri. Nel parco si possono vedere anche caprioli e cervi, che sono stati reintrodotti nell’area a partire dagli anni Ottanta, e ci vivono, tra gli altri, scoiattoli (neri invece che rossi o marroni come in altre zone d’Italia), martore, cinghiali, faine, puzzole, donnole, tassi, gatti selvatici, volpi e lupi. Per gli appassionati di birdwatching, tra le specie di uccelli che nidificano nel parco ci sono astori, sparvieri, poiane, picchi neri, picchi rossi e picchi muratori.

Si possono fare escursioni a piedi, in mountain bike e a cavallo, ma anche fare torrentismo (o canyoning), cioè percorrere con i piedi nell’acqua (e corde e moschettoni) i corsi d’acqua del parco che hanno creato gole e canyon. Nell’Arboreto del parco, in località Sbanditi, in provincia di Cosenza, si possono osservare – oltre a molti alberi che crescono senza interventi umani – pipistrelli ospitati in una “Bat House” e tritoni grazie a telecamere subacquee.

Il parco dell’Aspromonte, che prende il suo nome dal massiccio omonimo, ha una vegetazione molto varia, dato che si estende dalla costa ai 1.956 metri del Montalto. Gli animali che vi si possono vedere sono più o meno gli stessi di quelli del parco della Sila e si possono fare sia escursioni organizzate a piedi che in bicicletta.

Il parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi
Provincia di Belluno

Le Dolomiti sono una serie di gruppi montuosi delle Alpi Orientali note per il loro colore chiaro. Il parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi ne comprende solo una parte, in provincia di Belluno appunto. Ne fanno parte territori quasi completamente disabitati, dove si trovano siti archeologici preistorici, un centro minerario usato dalla Repubblica di Venezia, numerose chiesette pedemontane, strade e infrastrutture militari risalenti alla Prima guerra mondiale oltre alle malghe usate dai pastori per l’alpeggio estivo.

Per quanto riguarda gli animali che vivono nel parco, si possono avvistare camosci, cervi, caprioli e mufloni (introdotti negli anni Settanta per la caccia, prima dell’istituzione del parco), volpi e marmotte, tassi e scoiattoli, ermellini e martore, orsi, lupi, linci e gatti selvatici, secondo alcune segnalazioni recenti.

Ci sono ovviamente numerosi centri visitatori dove ottenere informazioni per organizzare escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo. Tra i sentieri alcuni, i cosiddetti “sentieri natura”, sono più brevi, durano poche ore, e semplici da percorrere; sono invece da escursionisti con esperienza – ma di durate e difficoltà molto variabili – i “sentieri tematici”.

Il parco nazionale del Pollino
Province di Cosenza, Potenza e Matera

È il più grande parco nazionale italiano e fa parte anche del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO per via delle sue caratteristiche geologiche e dei suoi “geositi”, cioè architetture naturali che sono rimaste come prove di antichi fenomeni geologici. Tra questi ci sono circhi glaciali, grotte preistoriche, gole scavate nella roccia calcarea, lava a cuscino e profondi inghiottitoi, come l’Abisso del Bifurto, che scende in verticale per 683 metri.

Il simbolo del parco è il pino loricato (Pinus heldreichii), una specie presente solo nei Balcani e nel parco del Pollino. Nel 2018 è stato stimato con la datazione al carbonio 14 che uno di questi, soprannonimato Italo, ha 1.230 anni; è il più antico albero europeo la cui età sia stata misurata. In generale i pini loricati del Pollino sono cresciuti con forme molto particolari, dall’aspetto tormentato, perché non avendo trovato spazio alle quote più basse, occupate fittamente dai faggi, sono cresciuti in ambienti più alti e ventosi, sulle parti più impervie dei rilievi, dove non è possibile per gli alberi creare vere e proprie foreste. Per le loro forme particolari e riconoscibili alcuni di questi alberi si sono guadagnati dei soprannomi; due pini cresciuti vicini ad esempio sono chiamati “I gendarmi”.

Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
Province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze

Comprende una zona dell’Appennino Tosco-Romagnolo che nel corso del Novecento si è spopolata ed è diventata parco nazionale nel 1993. Fa parte del parco la riserva naturale integrale di Sasso Fratino, che esisteva già dal 1959 ed è stata la prima “riserva naturale integrale” italiana: cioè la prima zona naturale protetta in cui era vietata alcuna attività umana fatta eccezione per quelle legate alla ricerca scientifica; anche se un albero cade non viene rimosso. Vi si trovano anche antichi boschi di faggi che sono parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

– Leggi anche: Lunigiana, Ciociaria, Salento: alcune di 17 subregioni italiane che a volte citiamo senza sapere bene dove sono

Tra i siti da visitare all’interno del parco ci sono la cittadella monastica sulla rupe del Monte della Verna, dove San Francesco trascorse parte della sua vita, e il cosiddetto Lago degli Idoli: è un piccolo lago vicino alle sorgenti dell’Arno dove sono stati trovati, dal 1838 a oggi, numerosi reperti etruschi, alcuni conservati al British Museum e al Louvre: venivano gettati come offerte nel lago per ragioni religiose. Un altro posto da visitare è il lago di Ridracoli, formato da una diga artificiale, dove si possono fare uscite in canoa. Seguendo i sentieri si possono raggiungere anche borghi abbandonati e cime con bei panorami sull’Appennino e la pianura sottostante. Per cercare gli animali che vivono nel parco e provare ad avvistarli ci sono delle mappe di distribuzione per alcune specie (ad esempio, qui quelle per i pipistrelli).

Il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Province dell’Aquila, Teramo, Pescara, Rieti e Ascoli Piceno

È il parco che si estende intorno al Gran Sasso d’Italia che con 2.912 metri di altitudine è il massiccio montuoso più alto degli Appennini. Ci vivono, tra gli altri, 11 coppie di aquile reali, 500 cervi, 1.000 camosci appenninici e 120 lupi, tra cui 20 coppie che si riproducono. Ci crescono, tra le altre, 139 specie di piante che ci sono solo in Italia, 59 orchidee spontanee e due specie di piante carnivore.

Nella parte del parco in cui si trovano i monti della Laga, più a nord rispetto al Gran Sasso, è possibile vedere numerose cascate: i monti della Laga a differenza della maggior parte degli Appennini, che sono fatti di rocce calcaree, sono di arenaria, una roccia impermeabile che ne permette la formazione. Le più note sono la cascata della Morricana, le cascate dei Fossi del Molinaro e la cascata delle Barche. C’è poi un sentiero, detto “delle Cento Cascate”, che sale da Cesacastina, in provincia di Teramo, fino alla vetta di Monte Gorzano e passa appunto vicino a molte di queste cascate. Sul Gran Sasso invece c’è l’altopiano di Campo Imperatore, che viene chiamato “Piccolo Tibet” per la somiglianza con la valle di valle di Phari Dzong, ma che a qualcuno potrebbe far venire in mente altri territori disabitati, come certe parti dell’Islanda.

Il parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
Provincia di Salerno

Questo è uno di quei parchi vicini al mare – comprende infatti anche aree marine protette – ma che si può visitare anche senza andarci, per la sua estensione. Istituito nel 1991, il parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha al suo interno vari siti archeologici tra cui quelli di Paestum e Velia, due colonie degli antichi greci nel Sud Italia. A Laurino ci sono anche le rovine di un castello longobardo. Il parco poi ha anche una zona con le grotte, nella parte interna, grazie alla natura calcarea del suolo.

Simbolo del parco è la primula di Palinuro, una piccola pianta erbacea che cresce lungo le coste calcaree tirreniche di Campania meridionale, Basilicata e Calabria, e ha fiori giallo-dorati; è considerata a rischio di estinzione.

Il parco nazionale della Majella
Province dell’Aquila, Pescara e Chieti

Anche questo parco si trova in Abruzzo, attorno al massiccio della Majella. Dopo il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è il parco dove si trova il maggior numero di orsi marsicani, ma il suo simbolo è il lupo; ce ne sono 70-80 nel parco. Due lupi che vivono in semi-cattività si possono vedere (anche se non è facile) all’interno dell’area faunistica di Pretoro, in provincia di Chieti, dove vengono curati i lupi trovati feriti.

Ci sono anche altre aree faunistiche all’interno del parco, tra cui quella di Caramanico Terme, in provincia di Pescara, dove vivono alcuni esemplari di lontra europea. Per vederle è consigliato prenotare al telefono per organizzare una visita guidata; per non disturbare gli animali le visite avvengono al crepuscolo, in piccoli gruppi e solo in alcuni giorni della settimana. L’area faunistica dell’orso marsicano, dove vivono tre orsi, si trova invece in provincia di Chieti, a Palena: da giugno a settembre si può visitare, sempre prenotando prima.

Sul sito del parco è possibile trovare informazioni sui sentieri dove fare escursioni, ma anche giri in mountain bike o a cavallo. Per chi vuole fare passeggiate da solo è importante prima verificare lo stato di ogni sentiero, dato che alcuni possono essere in manutenzione o per qualche ragione poco sicuri in alcuni periodi dell’anno. Sparsi per il territorio del parco ci sono numerosi eremi, luoghi isolati dove eremiti religiosi si ritiravano dal mondo per pregare. Spesso costruiti all’interno di grotte, sono luoghi interessanti da visitare, anche se non sempre facili da vedere: ad esempio l’eremo di San Giovanni all’Orfento – dove l’eremita Pietro da Morrone, poi divenuto papa col nome di Celestino V, visse per nove anni – prevede che si strisci con la pancia a terra per un tratto per poter entrare.

Il parco nazionale della Val Grande
Provincia del Verbano-Cusio-Ossola

L’area compresa nel parco nazionale della Val Grande è storicamente una zona poco abitata delle Alpi. Sono stati trovati alcuni insediamenti risalenti all’età del ferro (il simbolo del parco è ispirato a un’incisione rupestre), ma a parte i pastori che portavano i propri animali in alpeggio, il territorio è sempre stato poco sfruttato. L’unica eccezione fu nella prima metà del Novecento, quando l’imprenditore svizzero Carlo Sutermeister fece degli investimenti per trasformare Pogallo, un alpeggio, in un centro per la raccolta e la lavorazione del legname. Durante la Seconda guerra mondiale tutta la zona fu usata come rifugio dai partigiani che però subirono eccidi e rastrellamenti compiuti dai nazifascisti.

Dopo la guerra le attività di sfruttamento del legname furono sospese e oggi all’interno della Val Grande è abitato solo il paesino di Cicogna, punto di partenza per gli escursionisti dato che è raggiungibile in automobile: ha meno di 20 abitanti. Per questo il parco della Val Grande è considerato la più grande area “selvaggia” presente nelle Alpi. È un parco adatto da visitare per chi appunto vuole camminare in ambienti isolati e selvaggi, tenendo alcune accortezze. Per via della pandemia di COVID-19 gli uffici del parco sono tuttora chiusi e l’ente che gestisce il parco consiglia di fare escursioni solo usando i sentieri più semplici, ricordando che rifugi e bivacchi sono chiusi.

Il parco nazionale dei Monti Sibillini
Province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia

I Monti Sibillini si chiamano così per via del Monte Sibilla (2.173 metri di altitudine) in cui si trova una grotta – non più accessibile – dove nel Medioevo si diceva vivesse la cosiddetta “sibilla appenninica”, un’indovina leggendaria. Il parco nazionale in cui si trovano comprende anche i Piani di Castelluccio, famosi per l’annuale spettacolare fioritura estiva. Ma nel territorio di questo parco si trovano anche molti paesi interessanti da visitare per il loro valore culturale: è il caso ad esempio di Norcia, la città di San Benedetto. Sono anche zone colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016, perciò alcuni musei ed edifici sono tuttora chiusi.

Il parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
Province di Massa-Carrara, Lucca, Reggio Emilia e Parma

Il parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è uno dei parchi nazionali istituiti più di recente: nel 2001. Vi si trovano ambienti diversi, dai boschi di faggi ai castagneti, dalle praterie alle brughiere di piante di mirtillo, dai laghi di origine glaciale alle pareti rocciose della caratteristica Pietra di Bismantova, citata da Dante nella Commedia. Le camminate che vi si possono fare sono tendenzialmente più semplici di quelle che si possono fare sulle Alpi dato che gli Appennini sono montagne più dolci. Per via dell’epidemia le prenotazioni dei bivacchi sono sospese, ma il programma del parco prevede eventi e attività anche per quest’estate.

Il parco nazionale dell’Alta Murgia
Province di Bari e di Barletta-Andria-Trani

Anche il parco nazionale dell’Alta Murgia è piuttosto nuovo: è stato istituito nel 2004. È stato creato per salvaguardare l’habitat della steppa a graminacee, habitat del falco grillaio (Falco naumanni), una specie le cui popolazioni erano molto diminuite nella seconda metà del Novecento. All’interno del parco si trova anche Castel del Monte, la famosa fortezza fatta costruire dall’imperatore Federico II, che si vedeva sulle monete da 1 centesimo di euro italiane e fa parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Per via del territorio in gran parte pianeggiante, il parco dell’Alta Murgia si presta bene ai giri in bicicletta e in mountain bike.

Il parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese
Provincia di Potenza

Il parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese si trova tra il parco nazionale del Pollino e il parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Per questo gli animali spesso si spostano tra i tre parchi, favorendo la biodiversità in tutta la regione di cui fanno parte. Simbolo del parco è una cicogna bianca (Ciconia ciconia), uno degli uccelli migratori che frequentano i fiumi e gli altri ambienti umidi presenti in questa parte d’Italia: sono in generale numerosi gli uccelli che gli appassionati di birdwatching possono avvistare. Come in gran parte degli altri parchi che si trovano lungo gli Appennini, anche in questo ci sono molte grotte formatesi per la natura carsica del terreno.