Colin Kaepernick dei San Francisco 49ers resta seduto durante l'inno americano per protestare contro il razzismo negli Stati Uniti, 1 settembre 2016 (AP Photo/Chris Carlson, File)
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  • sabato 6 Giugno 2020

La NFL ha ammesso di avere sbagliato sulle proteste contro il razzismo

Quelle iniziate nel 2016 da Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers, e riprese con l'uccisione di George Floyd

Colin Kaepernick dei San Francisco 49ers resta seduto durante l'inno americano per protestare contro il razzismo negli Stati Uniti, 1 settembre 2016 (AP Photo/Chris Carlson, File)

Roger Goodell, commissario della National Football League (NFL), la più importante lega professionistica di football americano, ha detto che l’associazione ha sbagliato nel non ascoltare i suoi giocatori che avevano più volte denunciato il razzismo diffuso negli Stati Uniti.

«Ammetto che noi, la National Football League, abbiamo sbagliato a non ascoltare prima i giocatori della NFL e a non incoraggiarli a parlare apertamente e a protestare in modo pacifico. Noi, la National Football League, pensiamo che le vite dei neri siano importanti», ha detto Gooddell, ripetendo lo slogan del movimento per i diritti dei neri, Black Lives Matter.

Le parole di Goodell sono arrivate in risposta a un video diffuso venerdì, in cui importanti giocatori della NFL parlavano di George Floyd, ucciso durante un arresto violento da parte della polizia, e del razzismo diffuso negli Stati. I giocatori chiedevano alla NFL di schierarsi apertamente dalla parte dei diritti dei neri.

Goodell, però, non ha mai nominato Colin Kaepernick, ex quarterback dei San Francisco 49ers che nell’agosto del 2016 si rifiutò di alzarsi in piedi durante l’inno nazionale prima di una partita, contribuendo in modo significativo alle proteste che erano state organizzate anche in quei giorni. Dopo quel gesto, Kaepernick si ritrovò a lungo senza squadra e fece causa ai proprietari delle squadre della NFL accusandole di essersi messe d’accordo per non assumerlo. La NFL stabilì anche una multa per le squadre i cui giocatori si fossero inginocchiati durante l’inno nazionale.

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