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  • martedì 2 Giugno 2020

Come è fatta Immuni

Da ieri è possibile scaricare l'app del governo per il contact tracing, che però sarà operativa dopo una sperimentazione in quattro regioni

Da lunedì è possibile scaricare Immuni, l’app promossa dal ministero della Salute e realizzata dalla società Bending Spoons per aiutare il contenimento dell’epidemia da coronavirus attraverso il “contact tracing”. Immuni non è però ancora operativa: prima deve cominciare una sperimentazione, che partirà lunedì 8 giugno nelle regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Non si sa ancora quanto durerà la sperimentazione, ma si parla di una settimana. Nel frattempo l’app si potrà comunque scaricare dagli store di Android e iOs.

Cosa serve per scaricarla
Uno smartphone, innanzitutto, senza il quale non si può usare. Ed è necessario che il sistema operativo sia aggiornato: iOs – quello di iPhone – pari o superiore alla versione 13.5, e Android – quello di Google – pari o superiore alla 6 (Marshmallow, API 23). È una caratteristica che probabilmente escluderà una larga fascia di persone che hanno smartphone un po’ più vecchi e che non supportano questi sistemi operativi: Immuni spiega però che questo è imposto dal sistema di notifiche di esposizione al virus messo a punto da Google e Apple nel loro progetto collettivo per il contact tracing del coronavirus.

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Come si scarica
È gratuita, e per trovarla basta cercare “Immuni” nella barra di ricerca dello store del proprio smartphone. Il telefono potrebbe chiedere di aggiornare il sistema operativo.

Come si inizia
L’impostazione grafica di Immuni è piuttosto intuitiva e gradevole. Una prima sequenza di schermate spiega sinteticamente il funzionamento dell’app: scaricandola e impostandola correttamente, quando sarà operativa, avviserà gli utenti se sono stati esposti al coronavirus: cioè se si è stati a stretto contatto con una persona che è risultata positiva al test e che lo ha segnalato tramite l’app.

Le informazioni richieste dall’app da inserire manualmente riguardano soltanto la regione e la provincia dove si vive.Privacy
Il tema di cui si è discusso più estesamente, riguardo Immuni, ma in generale le app di contact tracing, è stato quello della privacy. È un dibattito complicato, ancora in corso tra gli esperti di tecnologia e di trattamento dei dati personali su internet, ed è probabile che quelli che per ora sono dubbi e preoccupazioni verranno confermati o smentiti soltanto con la diffusione e l’utilizzo dell’app.

Nelle prime schermate di Immuni compaiono una serie di rassicurazioni, che spiegano che la tecnologia utilizzata dall’app – Bluetooth Low Energy – non raccoglie nome e dati personali degli utenti, e non permette quindi di risalire all’identità dell’utente né ad altre informazioni, per esempio la sua posizione e i suoi spostamenti.

Notifiche
Immuni chiede poi di attivare il sistema di notifiche di esposizione Bluetooth. Il funzionamento è semplice, almeno a parole: gli smartphone che hanno installata e attiva Immuni, e che hanno il Bluetooth attivato (condizione necessaria perché l’app funzioni), si scambiano tra di loro codici casuali. In questo modo, uno smartphone sa con quali codici è entrato in contatto perché a distanza ravvicinata (non sa, per il momento, chi ha emesso quei codici).

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Se un utente risulta positivo al test per il coronavirus, può decidere di segnalarlo sull’app, che quindi recupera tutti i codici casuali emessi dal suo smartphone e fa partire una notifica a tutti gli altri smartphone che, nei giorni precedenti, avevano ricevuto quei codici. Ogni smartphone che usa Immuni fa un controllo periodico dei codici casuali di utenti risultati positivi, in modo da avvisare subito l’utente esposto.

Per consentire questo meccanismo bisogna accettare la raccolta dei codici identificativi casuali, che quindi in sostanza conservano informazioni sulla data, la durata e la potenza del segnale: dati necessari per determinare se il contatto è stato sufficientemente lungo e prolungato per esporre al potenziale contagio, e se è avvenuto in un momento in cui la persona risultata positiva era contagiosa.

Cosa succede una volta impostata Immuni
Per ora niente. Da lunedì in alcune regioni, e poi presumibilmente da qualche giorno dopo in tutta Italia, Immuni comincerà a fare il suo lavoro. Concretamente, non sarà un’app da usare: chi deciderà di usarla – è totalmente volontario, anche se molto raccomandato – dovrà soltanto assicurarsi che la schermata principale di Immuni segnali “Servizio attivo”: vuol dire che tutto funziona correttamente.

L’app funziona anche quando è chiusa, ovviamente, ma soltanto quando il Bluetooth è attivato. Per questo, Immuni raccomanda di lasciarlo sempre acceso, per evitare di scordarsi di attivarlo quando si esce di casa.

Quando e se un utente riceverà la segnalazione che è stato esposto a un potenziale contagio, riceverà le istruzioni su come comportarsi basate sulle raccomandazioni del ministero della Salute. Questa informazione, comunque, sarà disponibile soltanto per l’utente stesso, e l’adesione ai protocolli sanitari, quindi, rimane volontaria, anche se molto raccomandata.

A cosa serve il tracciamento?
Durante un’epidemia il tracciamento dei contatti (“contact tracing”) è utile per identificare le persone che potrebbero essere state infettate da un contagiato. È un lavoro delicato che viene svolto intervistando le persone risultate positive al coronavirus, con l’obiettivo di ricostruire con quali individui siano entrati in contatto esponendoli al rischio del contagio. L’operazione richiede tempo e personale adeguatamente formato, risorse che scarseggiano durante una pandemia.

Per attenuare il problema, negli ultimi mesi sono state proposte e sperimentate in giro per il mondo applicazioni che sfruttano varie soluzioni tecnologiche e che dovrebbero consentire di effettuare un tracciamento dei contatti più capillare e soprattutto quasi automatico. L’effettiva utilità di questi sistemi non è ancora completamente chiara, ma le prime esperienze in alcuni paesi asiatici, come la Corea del Sud, hanno dato qualche risultato positivo, sollevando però le già menzionate preoccupazioni per la privacy.