La homepage della libreria online Bookshop

Le librerie americane ora hanno un sito per competere con Amazon

Si chiama "Bookshop" e permette di comprare libri online distribuendo molto diversamente i guadagni

La homepage della libreria online Bookshop

Durante le settimane di chiusura dovute alle restrizioni per il coronavirus, molte librerie si sono ingegnate per continuare a far arrivare libri ai propri clienti. In Italia alcuni librai si sono messi a fare consegne a domicilio nel proprio quartiere in bicicletta o con la propria automobile; decine di altri si sono uniti al progetto Libri da Asporto, nato per aiutare le librerie a sostenere le spese di spedizione via corriere.

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Negli Stati Uniti invece si è fatto notare Bookshop, un sito aperto lo scorso gennaio per vendere libri e contemporaneamente sostenere le librerie indipendenti (cioè quelle che non fanno parte di grandi catene). Funziona in modo diverso da molti altri progetti simili e se ne è parlato sui giornali perché sta sperimentando un nuovo metodo per permettere alle piccole librerie fisiche di far concorrenza ad Amazon.

Cos’è Bookshop 
Bookshop è una libreria online che funziona un po’ come tutte le librerie online: ha un motore di ricerca attraverso cui si possono trovare i libri che si vuole leggere, permette di acquistarli usando una carta di credito o un altro metodo di pagamento elettronico e farseli spedire a casa. Come per altre librerie online, funziona grazie a un distributore di libri, che nel caso di Bookshop è Ingram, la più grande azienda americana del settore. Ciò che distingue Bookshop dalle altre librerie online è che parte dei suoi profitti viene usata per sostenere economicamente una rete di librerie fisiche.

Lo fa in due modi. Il primo è questo: il 10 per cento dei ricavi di Bookshop è raccolto in un fondo che ogni sei mesi viene diviso tra le librerie fisiche aderenti alla sua rete. Da quando esiste, Bookshop è riuscito a raccogliere più di 1 milione e 700mila dollari in questo modo; soprattutto dopo la chiusura delle librerie per la pandemia di COVID-19.

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Il secondo è più complicato da spiegare. In pratica ogni libreria della rete può creare, gratuitamente, una propria pagina su Bookshop e usarla per consigliare libri ai propri lettori (un esempio: questi sono i consigli dei librari della libreria Shakespeare & Company di New York). I ricavi delle vendite di ogni libro acquistato su Bookshop a partire dalla pagina di una libreria fisica – che sono pari al 30 per cento del prezzo di copertina – vanno a quella specifica libreria. Bookshop non ci guadagna nulla.

I libri sono comunque recapitati a chi li compra da Ingram, non sono i librai a doversi occupare delle spedizioni e a dover prendere i libri dai propri scaffali. In questo modo i libri arrivano a destinazione in due o tre giorni al massimo, cioè con una rapidità che non sarebbe possibile se fossero i librai a fare le spedizioni. Di fatto i librai ottengono un guadagno in cambio del principale servizio che offrono rispetto alle librerie online: fornire consigli da esperti sui libri.

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Secondo Andy Hunter, fondatore e amministratore delegato di Bookshop (oltre che editore del sito di recensioni di libri Literary Hub), le librerie fisiche locali «sono essenziali per mantenere vivo il tessuto culturale del mondo dei libri». Come molte altre persone, negli Stati Uniti e nel mondo, Hunter pensa che le librerie fisiche siano infatti non solo semplici negozi, ma un mezzo importante per far arrivare libri diversi ai lettori e quindi favorire la produzione culturale libraria.

Bookshop sostiene le librerie fisiche non solo finanziariamente, ma anche aiutandole a farsi conoscere. Per ogni acquisto fatto su Bookshop i lettori ricevono delle informazioni sulle librerie indipendenti più vicine a casa loro. Se poi accettano che il loro indirizzo email sia condiviso da Bookshop con la sua rete di librerie, possono ricevere email sulle iniziative culturali delle librerie vicine a loro.

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Fare concorrenza ad Amazon con le affiliazioni
In Italia il settore delle vendite online (di libri ma anche di altre cose) è in crescita, ma non è sviluppato come negli Stati Uniti, dove Amazon vende circa il 90 per cento degli ebook e degli audiolibri e tra il 42 e il 45 per cento di tutti i libri di carta.

Andy Hunter ha spiegato al Los Angeles Times che lo scopo di Bookshop è «allontanare da Amazon i lettori consapevoli e dare loro un modo per sostenere le librerie indipendenti» anche quando comprano libri su internet. Hunter ovviamente non si aspetta che Bookshop arrivi a vendere più libri di Amazon, ma spera che con questo progetto riuscirà a raggiungere i lettori «che tengono ai loro quartieri» e «alla qualità della vita nelle proprie città».

In ogni caso Hunter ha ideato un modo per far sì che si parli molto di Bookshop e che in particolare ne parli chi scrive recensioni di libri su giornali e riviste oppure sui social network. Bookshop infatti ha un proprio programma di affiliazione – quei sistemi con cui i siti di e-commerce danno delle piccole commissioni ai giornali e agli influencer che segnalano i loro prodotti, usati anche dal Post nella sezione Consumismi – ed è un programma di affiliazione particolarmente vantaggioso. Se qualcuno acquista un libro su Bookshop partendo da un link presente su una rivista online che ha aderito al programma, la rivista ottiene un compenso pari al 10 per cento del prezzo di copertina. È una percentuale più alta di quelle offerte da Amazon per i libri, che in Europa è del 5 per cento e negli Stati Uniti del 4,5 per cento.

La strategia di Hunter insomma è di spingere chi parla dei libri online a consigliare di comprarli su Bookshop invece che su Amazon dando loro un buon motivo per farlo. Per molti influencer e sempre più per giornali e riviste (specialmente negli Stati Uniti) i programmi di affiliazione sono un valido strumento per integrare i propri ricavi.

«Voglio che si parli dei libri e che farlo sia un’attività sostenibile a livello economico, ma se tutti i link portano ad Amazon è un problema, perché questo favorisce solo la sua crescita che alla fine devasterà completamente l’ecosistema dei libri trasformandolo in un monopolio», ha spiegato Hunter a Nieman Lab, un sito dedicato alle notizie sul mondo di giornali e riviste. Il piano di Hunter sembra stare funzionando: il sito del New York Times, quello del New York Magazine, BuzzFeed, Vox e tante altre riviste online sono entrati nel programma di affiliazione di Bookshop e hanno cominciato a usare link che vi rimandano (anche se non hanno smesso di usare anche link che puntano ad Amazon). A partire da giugno anche le riviste online dei grandi gruppi Hearst e Condé Nast dovrebbero fare lo stesso.

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La pubblicità fatta dalle recensioni funziona: a febbraio Bookshop ha venduto 50mila dollari di libri, ad aprile invece ha venduto quasi 5 milioni di dollari di libri. Come le librerie, anche giornali e riviste possono creare una propria pagina su Bookshop dove condividere le proprie liste di consigli: in quella di BuzzFeed ad esempio c’è una lista di «libri per l’estate che non riuscirete a smettere di leggere», una di «libri da leggere se vi manca tanto viaggiare» e una di libri amati dai lettori di BuzzFeed.

Siti simili a Bookshop in Italia e in Francia
Bookshop al momento vende libri solo negli Stati Uniti e sostiene solo le librerie indipendenti americane, ma sul sito si legge che in futuro vorrebbe fare la stessa cosa anche con librerie di altri paesi. Progetti simili in realtà esistono in altre parti del mondo, anche se nessuno ha mai introdotto un programma di affiliazione con le stesse ambizioni.

Il più noto è Librairies Indépendantes, l’associazione che riunisce mille librerie indipendenti francesi: dal loro sito si può vedere in quali librerie di tutta la Francia è in vendita il libro che si vorrebbe leggere e scoprire quali di queste librerie fanno spedizioni; poi lo si può acquistare, scegliendo se farselo spedire da una libreria che offre questo servizio, o andare a ritirarlo personalmente.

In Italia esiste un sito simile per le librerie di Roma che si chiama appunto Librerie di Roma ed è finanziato dalla Regione Lazio. Non permette però di acquistare libri online, ma solo di prenotarli in una delle librerie che aderiscono alla rete legata al sito; la prenotazione peraltro è un po’ macchinosa, perché bisogna scrivere una email alla libreria prescelta per fare una prenotazione.

C’è poi GoodBook, fondato dal grossista di libri Centro Libri, che permette di ordinare libri in più di 400 librerie e cartolibrerie distribuite in tutta Italia. È molto usato soprattutto da alcune librerie che servono in zone isolate, dove è difficile reperire libri. Come Librerie di Roma non prevede la vendita online, ma, ha detto al Post, ha in programma di attrezzarsi per farlo prossimamente. Finora i progetti di questo genere in Italia hanno faticato ad affermarsi perché tra i librai è diffusa una certa diffidenza per le vendite online, viste come un servizio che contribuirebbe a far diminuire le vendite in libreria, ma può darsi che l’esperienza degli ultimi mesi faccia cambiare idea a qualcuno.

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