(ANSA/Mourad Balti Touati)
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  • lunedì 4 Maggio 2020

A marzo la mortalità in Italia è aumentata del 50 per cento

Ma in realtà è cresciuta quasi soltanto al Nord, mostrano i nuovi dati dell'ISTAT: a Bergamo per esempio i morti sono aumentati del 568 per cento

(ANSA/Mourad Balti Touati)

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, nel mese di marzo in tutta Italia i decessi per tutte le cause sono aumentati in media del 49,4 per cento rispetto al marzo dell’anno scorso. Sono circa 25 mila morti in più, di cui soltanto la metà risultano ufficialmente deceduti a causa dell’epidemia di COVID-19. Se si considerano soltanto i circa tremila comuni più colpiti dall’epidemia, quasi tutti situati al Nord e nelle Marche, il numero dei decessi rispetto all’anno scorso è quasi raddoppiato. In alcune province, come quella di Bergamo, il numero di morti è aumentato di quasi sei volte.

Anche tra questi decessi, soltanto la metà è stata conteggiata ufficialmente tra i morti causati dal coronavirus: soprattutto in Lombardia, infatti, migliaia di persone non hanno ricevuto il tampone prima di morire, mentre altre sono morte per cause legate al sovraccarico del sistema sanitario locale.

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«L’analisi di tutte le cause di morte del 2020», scrive l’ISTAT riferendosi alle analisi che saranno pubblicate nelle prossime settimane, «consentirà di valutare quanto l’eccesso di mortalità osservata nel 2020 sia attribuibile anche ai decessi di persone non sottoposte al test ma certificate dai medici sulla base di una diagnosi clinica di Covid-19 (che al momento non sono conteggiate nella sorveglianza) e quanto agli effetti indiretti correlati o non all’epidemia».

Questi dati sono contenuti nel primo rapporto pubblicato dall’ISTAT in cui si esamina l’andamento dei decessi nella quasi totalità dei comuni italiani (6.866 su un totale di 7.904) nel primo trimestre del 2020. Il rapporto conferma quanto denunciato nelle ultime settimane da medici e amministratori locali, e cioè che l’epidemia è stata molto più grave di quanto i numeri ufficiali indichino.

Le province più colpite, mostra l’ISTAT, hanno tutte visto un incremento dei decessi a tre cifre: a Bergamo l’aumento della mortalità è stato del 568 per cento, a Cremona del 391 per cento, a Lodi del 371 per cento, Brescia del 291 per cento, a Piacenza del 264 per cento, a Parma del 208 per cento, a Lecco del 174 per cento, a Pavia del 133 per cento, a Mantova del 122 per cento, mentre nella provincia di Pesaro e Urbino l’aumento è stato del 120 per cento.

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Le province più colpite, con l’eccezione di quella di Pesaro e Urbino, sono tutte nel Nord del paese. In gran parte del Sud e del Centro, invece, la mortalità nel primo trimestre 2020 è addirittura calata rispetto allo stesso periodo del 2019 (soprattutto perché questo inverno l’influenza è stata insolitamente leggera e ha causato meno morti del solito). A Roma, per esempio, la mortalità tra la fine di febbraio e il mese di marzo è scesa del 9,4 per cento, a Napoli dello 0,9 per cento, a Palermo del 9,2 per cento.