Una scena del primo episodio della serie "El-Nehaya"

La serie tv egiziana che sta facendo arrabbiare Israele

È ambientata nel futuro e racconta un mondo in cui c'è stata «una guerra per liberare Gerusalemme», e in cui Israele non esiste più

Una scena del primo episodio della serie "El-Nehaya"

Da qualche giorno in Egitto sta andando in onda la serie tv El-Nehaya – “La fine” in italiano – che racconta una realtà distopica ambientato nell’anno 2120. Nel primo episodio si vede un insegnante, interpretato dal popolare attore egiziano Youssef el Sherif, che parla ai suoi studenti della «guerra per liberare Gerusalemme» che sarebbe avvenuta meno di 100 anni dopo la fondazione di Israele (che risale al 1948). La storia si sviluppa quindi in un mondo in cui Israele è stato distrutto, e in cui gli Stati Uniti, definiti come «i sostenitori più importanti dello stato sionista», si sono divisi.

La serie tv, una delle molte che vanno in onda ogni anno nei paesi musulmani durante il periodo del Ramadan, è stata molto criticata da Israele. Il ministro degli Esteri israeliano, Yisrael Katz, ha definito la serie tv «infelice e inaccettabile», specialmente perché i due paesi «hanno un trattato di pace da 41 anni».

In uno dei momenti più controversi del primo episodio della serie El Nehaya, l’insegnante dice che durante la liberazione di Gerusalemme gli ebrei in Israele «corsero via e ritornarono ai loro paesi di origine» in Europa, ma non menziona cosa sarebbe successo agli ebrei israeliani le cui famiglie provengono da altri paesi del Medio Oriente. Le critiche di Israele si sono concentrate anche sul fatto che la serie è stata prodotta da Synergy, una delle più grandi società di produzione dell’Egitto, che ha forti legami con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. La serie è trasmessa inoltre dalla rete televisiva ON, che è di proprietà di una società filo-governativa.

Egitto e Israele firmarono uno storico trattato di pace nel 1979 dopo sei anni di guerra. Il trattato portò all’espulsione dell’Egitto dalla Lega Araba, durata fino al 1989, e poi, qualche anno dopo, all’uccisione del presidente egiziano Anwar Sadat, che aveva firmato l’accordo di pace ma che per questo era considerato un traditore da parte del mondo arabo. Da allora i due paesi hanno collaborato in diversi ambiti, come per esempio su questioni legate alla sicurezza e nel rafforzamento dell’embargo imposto sulla Striscia di Gaza, ma la popolazione egiziana è sempre rimasta piuttosto ostile nei confronti di Israele, e vicina alla causa palestinese.

Un articolo pubblicato sul Jerusalem Post, quotidiano conservatore israeliano, ha invitato il governo di Israele a prendere provvedimenti seri, e non limitarsi a qualche lamentela contro l’Egitto, citando una clausola del trattato di pace del 1979 che stabilisce che le due parti debbano «astenersi dal fare propaganda ostile una contro l’altra». Per il momento, comunque, il governo egiziano non ha commentato la vicenda.