Un tampone a Collegno, in provincia di Torino, l'8 aprile 2020 (Fabio Ferrari/LaPresse)
  • Italia
  • venerdì 17 Aprile 2020

Il questionario per provare a capire quanti sono davvero i contagiati in Italia

Lo hanno fatto i ricercatori del CNR: si compila online e più persone lo fanno meglio è

Un tampone a Collegno, in provincia di Torino, l'8 aprile 2020 (Fabio Ferrari/LaPresse)

«È entrato/a in stretto contatto con casi accertati di COVID-19, vivi o deceduti?» è una delle domande del questionario che, il 14 aprile, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) ha pubblicato online per raccogliere dati sulla reale diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) in Italia. I dati annunciati ogni giorno dalla Protezione Civile infatti non possono essere considerati completi al fine di fare studi epidemiologici: un po’ perché ci sono delle differenze nel modo in cui le regioni mettono insieme i propri numeri, ma soprattutto perché, dato che il numero di test per il coronavirus che si riesce a fare è limitato, sappiamo poco o niente dei numerosi contagiati con sintomi leggeri (i cosiddetti “paucisintomatici”) o asintomatici.

Una delle domande del questionario del CNR

A cosa serve
Lo scopo del questionario, che rimarrà online almeno fino al 30 aprile, è fare una stima di quante siano le persone che attualmente o nelle scorse settimane hanno avuto sintomi simili a quelli causati dalla COVID-19. In questo modo si potrà, in una certa misura, mettere una pezza alla carenza di dati certi a disposizione degli epidemiologi che stanno studiando la diffusione del coronavirus. Avere più informazioni sulla distribuzione dei contagi inoltre può essere utile per consentire alle autorità sanitarie di programmare meglio le iniziative di sorveglianza e intervento e per fare alcune previsioni statistiche sui possibili sviluppi dell’epidemia.

Il nome del progetto – portato avanti in collaborazione con il Dipartimento di scienze biomediche e cliniche dell’Ospedale Sacco di Milano, la Società italiana di geriatria e gerontologia (SIGG) e la Società italiana di malattie infettive e tropicali (SIMIT) – è Epicovid19. Al momento non è stato previsto un finanziamento specifico per portarlo avanti: l’iniziativa è dei ricercatori del CNR (in particolare dell’Istituto di tecnologie biomediche, dell’Istituto di neuroscienze e dell’Istituto di fisiologia clinica), che si occuperanno direttamente dell’analisi dei dati.

I risultati dello studio saranno resi pubblici e segnalati a tutte le autorità che si occupano della crisi sanitaria. Si potranno anche usare, tra le altre cose, per provare a farsi un’idea del reale tasso di letalità (che in Lombardia, stando ai dati della Protezione Civile, sarebbe molto più alto rispetto alla Cina e a tutti gli altri paesi del mondo) anche se, hanno precisato al Post Fulvio Adorni e Federica Prinelli del CNR, i questionari non raccolgono informazioni sulle persone decedute e quindi non saranno usati direttamente per fare questo tipo di stime.

Come funziona
Ovviamente i dati raccolti con i questionari non sono affidabili come quelli derivanti dai tamponi nasofaringei e, in seconda battuta, dai test sierologici, ma in mancanza di meglio sono utili. L’uso dei questionari online per raccogliere dati è sempre più diffuso nell’ambito della ricerca scientifica: essendo aperti a chiunque sia disposto a impegnare qualche minuto del proprio tempo e facilmente accessibili, permettono di coinvolgere molte più persone rispetto ai metodi di indagine più tradizionali. Hanno il limite di non essere fatti su campioni di popolazione rappresentativi – ad esempio è possibile che per le fasce d’età più abituate a usare i mezzi digitali ci sia una maggiore partecipazione – ma si tratta di un limite accettabile nel contesto attuale a fronte del maggior numero di dati raccolto.

Per dare un’idea: finora hanno risposto al questionario di Epicovid19 più di 90mila persone. Sui grandi numeri il peso di possibili errori o risposte poco affidabili conta meno, statisticamente. Per questo più il questionario viene diffuso, soprattutto tra chi ha avuto sintomi simili a quelli della COVID-19, meglio è, per gli scopi dello studio.

Cosa chiede e come compilarlo
Il questionario, che si può compilare a partire da questa pagina, raccoglie le risposte in forma anonima: non chiede di inserire nome e cognome; si possono dare indirizzo email o numero di telefono, facoltativamente, per ricevere aggiornamenti sull’indagine.

Bastano pochi minuti, meno di 10, per compilarlo tutto: è chiesto il comune e il CAP di domicilio, alcuni dati socio-demografici come il sesso alla nascita, l’età e il tipo di professione, qualche dato sanitario su malattie pregresse, allergie e assunzione di farmaci e informazioni sulla propria esposizione al rischio di infezione da COVID-19. La struttura del questionario e le domande sono state adattate a partire da questionari simili già usati e validati in casi di epidemie.

L’unico requisito per poterlo compilare è dichiarare di essere maggiorenni.

Dato che i questionari sono anonimi, non c’è modo di controllare che una persona partecipi un’unica volta alla raccolta dati. Adorni e Prinelli hanno spiegato al Post che non si può escludere che ci sia chi erroneamente lo compila per due volte, ad esempio nei momenti di picchi di traffico sul sito – ce ne sono già stati e qualche partecipante ha segnalato di aver appunto risposto due volte – ma l’errore legato a questi rari doppioni, quando non segnalati, avrà un impatto minimo e sarà comunque tenuto in considerazione in fase di analisi. Gli stessi ricercatori invitano chi vive con persone che non sono in grado di compilare da sole il questionario di farlo per loro.