Chung Sung-Jun/Getty Images
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  • venerdì 10 Aprile 2020

In Corea del Sud si vota, addirittura

Il paese più celebrato per la gestione dell'epidemia oggi e domani rinnova il parlamento: con distanze di sicurezza, seggi speciali e voto per posta

Chung Sung-Jun/Getty Images

In Corea del Sud oggi e domani si vota per il rinnovo dei 300 membri dell’Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale del paese. Dall’inizio dell’epidemia di COVID-19 ci sono stati più di 10mila casi di contagio, ma ciononostante le elezioni si terranno comunque, con rigorose misure di protezione per gli elettori: 44 milioni in tutto, che voteranno nei 3.500 seggi nel Paese.

Chi vota deve mantenere la distanza di sicurezza di un metro e sono previsti controlli obbligatori della temperatura corporea. Gli elettori inoltre riceveranno disinfettante per le mani e guanti di plastica prima di entrare nelle cabine elettorali. Gli elettori a cui è rilevata una temperatura superiore a 37,5° C saranno indirizzati a cabine speciali, dove potranno votare comunque.

Le oltre 46.000 persone che si trovano in quarantena hanno potuto registrarsi per votare per posta, mentre chi ha contratto la COVID-19 può esprimere il suo voto utilizzando appositi seggi allestiti nei centri per pazienti che presentano sintomi che non richiedono un ricovero. Più della metà degli elettori coreani che vivono all’estero non ha però potuto votare nelle ambasciate e nei consolati stranieri, a causa delle misure restrittive di isolamento stabilite da questi Paesi (si poteva votare dall’1 al 6 aprile).

La scelta di non rimandare le elezioni può risultare molto strana in questi giorni, ma è in realtà in linea con l’approccio scelto dalla Corea del Sud per affrontare la crisi coronavirus. La strategia coreana è stata quella di effettuare test a tappeto per individuare i positivi al virus e isolarli dai non contagiati, e di tracciare meticolosamente i contatti di chi aveva contratto il coronavirus. La Corea del Sud ha finora testato 503.051 persone, che in proporzione ai contagi rilevati sono più di quasi tutti gli altri paesi al mondo. Al contrario di molti Paesi in cui si è diffusa l’epidemia, la Corea ha scelto di non imporre ai suoi cittadini severe misure restrittive e di isolamento.

Quello che è stato definito il “metodo Corea” sembra aver funzionato per arginare i contagi. Ieri 9 aprile sono stati rilevati soltanto 27 nuovi casi di infezione, per la prima volta sotto i 30 dal 20 febbraio. Nella città sud-orientale di Daegu, che era stato uno degli epicentri dell’epidemia, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza ieri non sono stati riscontrati nuovi contagi. Per il quinto giorno consecutivo i nuovi infetti sono scesi sotto i 50, con una tendenza in forte calo rispetto al picco del 29 febbraio quando i nuovi positivi giornalieri furono 909. Resta comunque alta la preoccupazione per i cosiddetti possibili contagi di ritorno, cioè provenienti dall’estero: il numero totale di casi importati nel Paese è di 869.

Secondo diversi analisti, come Kim Man-heum, capo dell’Accademia di politica e leadership coreana e autore di numerosi libri sulla politica del Paese, l’epidemia potrebbe influire sui risultati delle elezioni. «Sembrava che il partito di Moon Jae-in [il presidente della Repubblica in carica] fosse diretto a una totale sconfitta alle elezioni, nel pieno di una fragile ripresa economica. Poi è arrivato il coronavirus, che ha ingoiato tutte le altre controversie come un buco nero, lasciando visibili solo i risultati del governo nella guerra mondiale alla COVID-19».

Un elettore sudcoreano indossa un guanto di plastica per votare alle elezioni parlamentari in un seggio a Seul. – Chung Sung-Jun/Getty Images

La gestione dell’emergenza da parte del presidente Moon Jae-in sembra infatti aver trovato l’approvazione dei sudcoreani, ed è stata d’altronde celebrata in tutto il mondo come una delle più virtuose. Il partito di Moon Jae-in, il PDK (Partito Democratico Coreano) durante la campagna elettorale ha adottato come slogan principale
«vincere la guerra alla COVID-19». Il PDK, ma anche il Partito Unito del Futuro, la principale forza di opposizione, ha promesso contributi per le famiglie colpite dall’epidemia.

Secondo un sondaggio della società di analisi Gallup Corea diffuso la scorsa settimana,  il Partito Democratico sarebbe in testa con il 41 per cento, contro il 23 per cento del Partito Unito del Futuro. Tuttavia la Corea del Sud ha abituato a risultati a sorpresa, come la sorprendente sconfitta dei conservatori nel 2016, quando diventarono minoranza nel parlamento per la prima volta dopo 16 anni.

Particolarmente interessante, secondo gli osservatori, sarà poi il risultato per il seggio della capitale Seul, collegio dove si sono confrontati tre futuri presidenti e che per la sua importanza politica a livello nazionale viene chiamato il “Distretto 1”. Quest’anno si contenderanno il seggio due ex primi ministri, Lee Nak-yon, del Partito Democratico, e il leader dell’opposizione Hwang Kyo-ahn, in quella che potrebbe essere un’anteprima delle elezioni presidenziali del 2022.