Uno dei campi da baseball di Phoenix che verrebbero utilizzati dalla Major League (Christian Petersen/Getty Images)
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  • mercoledì 8 Aprile 2020

L’audace piano della Major League Baseball per tornare a giocare

Si sta pensando di portare tutte le squadre in Arizona e farle giocare a porte chiuse fin quando sarà necessario

Uno dei campi da baseball di Phoenix che verrebbero utilizzati dalla Major League (Christian Petersen/Getty Images)

Lunedì scorso i dirigenti della Major League Baseball, il campionato nordamericano di baseball, si sono riuniti con l’associazione dei giocatori per valutare le proposte che potrebbero permettere l’inizio del campionato in una situazione di emergenza nazionale per la diffusione del coronavirus negli Stati Uniti.

Secondo le fonti di Associated Press, nel corso della riunione una delle idee che avrebbe più incuriosito le squadre prevede lo spostamento di tutta l’organizzazione del campionato – quindi ufficiali di gara, allenatori, giocatori e dirigenti – nello stato dell’Arizona per un tempo indefinito. Le squadre verrebbero messe in quarantena in un’area circoscritta che comprende la capitale Phoenix per iniziare il campionato (che sarebbe dovuto partire il 26 marzo) e continuare a giocare fino alla fine dell’emergenza.

Le partite verrebbero disputate a porte chiuse in dieci diversi campi da baseball compresi in un raggio di circa cinquanta chilometri, dallo stadio principale degli Arizona Diamondbacks a quelli delle squadre della Minor League, il livello semiprofessionistico del baseball nordamericano. Si disputerebbero una quindicina di partite al giorno in altrettanti stadi, con il Chase Field di Phoenix usato come campo principale grazie al suo manto in erba sintetica meno soggetto a usura.

Il Chase Field di Phoenix, Arizona (Jennifer Stewart/Getty Images)

Il piano presenta chiaramente diverse complicazioni. Per prima cosa: in Arizona fa già molto caldo e lo farà ogni giorno di più, fino ai quaranta gradi previsti a giugno. Le famiglie non sarebbero al seguito delle squadre, ma le emergenze familiari potrebbero presentarsi per qualsiasi giocatore. Tutte le persone trasferite dovrebbero inoltre essere testate prima della partenza e frequentemente per tutta la durata del soggiorno in Arizona: solo che le squadre sono trenta, ognuna delle quali ha una quarantina di giocatori, senza contare gli staff. Infine, non tutti gli stadi sono attrezzati con le tecnologie richieste per ospitare una partita di Major League.

Per quanto possa sembrare strana, comunque, si fanno ipotesi del genere anche in molti altri sport professionistici. Negli ultimi giorni si è parlato di un trasferimento di tutta la Serie A italiana a Roma per concludere il campionato, così come di un trasferimento dell’intera Premier League inglese a Londra (città che in quanto a struttura sportive sarebbe molto più attrezzata nel farlo rispetto a di Roma). Negli sport di combattimento, invece, il capo della più importante lega di arti marziali miste vorrebbe organizzare il prossimo evento in una non specificata isola privata. Un piano simile è stato preso in considerazione dal rugby a 13 australiano, che sta pensando di giocare l’intera stagione in un’isola a quaranta chilometri dalle coste del Queensland.