Tre cose da usare al posto della pellicola per alimenti

Se siete in cerca di alternative riutilizzabili al "cellophane", come lo si chiamava una volta

La pellicola trasparente per alimenti – che qualcuno chiama ancora “cellophane” anche se è da decenni che si fa con altri materiali – è una di quelle cose che si trovano in quasi tutte le cucine. Negli ultimi anni però per le persone più attente all’impatto ambientale dei propri consumi è entrata a far parte della lista di cose di cui provare a fare a meno, come molti dei prodotti usa e getta che siamo abituati a usare quotidianamente.

Per smettere di comprarla, alcuni hanno cominciato a riutilizzare lo stesso pezzo di pellicola più e più volte, anche a costo di ritrovarsi con un pezzo di anguria al sapore di formaggio. Altri, invece, l’hanno sostituita con i contenitori di plastica rigida (come quelli di Tupperware), anche per riporre in frigorifero uno spicchio di limone.

Se vi riconoscete in queste descrizioni o siete ancora in cerca di incentivi per cambiare le vostre abitudini, forse vi interessa sapere che ci sono soluzioni comode ed economiche da usare in alternativa alla pellicola trasparente.

Involucri in cera d’api
Sono dei piccoli fazzoletti di cotone biologico ricoperti di cera d’api e altre sostanze come olii e resine che li rendono lavabili, riutilizzabili e appiccicosi al punto giusto da poter essere modellati attorno ad alimenti o contenitori. Vanno bene per conservare i cibi per brevi periodi, per esempio per riporre gli avanzi nel frigorifero o per uno spuntino da portare nello zaino. In generale, la cera d’api fa passare l’aria e non isola i cibi dall’ambiente esterno, quindi va molto bene, per esempio, per i formaggi stagionati, ma anche per frutta e verdura già tagliate. È invece sconsigliata per la conservazione della carne cruda, che potrebbe contaminarla con i suoi batteri, e per alcuni alimenti che vanno tenuti isolati dall’ambiente circostante, per esempio i formaggi “a muffa blu”, che potrebbero contaminare gli altri cibi nel frigorifero.

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Dopo l’uso questi involucri si lavano semplicemente con acqua e sapone (senza usare spugnette troppo ruvide, che grattano via la cera) e poi si lasciano ad asciugare. Non vanno messi nel forno a microonde o in lavastoviglie perché il calore potrebbe far sciogliere la cera e rovinarli. Diventano inutilizzabili dopo circa un anno.

In commercio se ne trovano di diversi marchi, ma Bee’s Wrap è il produttore più famoso e, secondo alcuni siti di recensioni statunitensi, il migliore. È nato nel 2012 dall’idea di Sarah Kaeck, una statunitense che ha preso spunto dalla vecchia tradizione di usare panni e cera d’api per conservare gli alimenti. Oltre al semplice set di fogli in tre diversi formati, che costa 20 euro, si trova anche il porta panino a 15 euro, che ha in più un bottone e uno spago per fare un pacchetto chiuso e portarlo ovunque.

I teli sono biodegradabili e tendenzialmente chi li produce (compresa Bee’s Wrap) dice che sono anche compostabili, ma in Italia non si possono buttare nell’umido se non hanno la certificazione Compostabile CIC, indispensabile perché gli impianti di compostaggio accettino come rifiuti le cose che non sono scarti alimentari: non ne abbiamo trovati che ce l’abbiano.

Buste in silicone riutilizzabili
I teli ricoperti di cera d’api non sono adatti a impacchettare i cibi in modo che siano sigillati e isolati dall’ambiente esterno. In questi casi, si possono usare delle bustine in silicone riutilizzabili e richiudibili ermeticamente. Per conservare e trasportare certi alimenti, possono essere una comoda alternativa ai contenitori di plastica, più ingombranti e pesanti. Quelli del marchio Stasher, che sono i migliori secondo Wirecutter, il sito di recensioni del New York Times, possono anche essere messi in frigorifero, in lavastoviglie e nel microonde, se dovete scaldare degli avanzi. Wirecutter dice che se si tengono fermi in frigorifero non dovrebbero aprirsi o avere perdite (soprattutto quelli con la base che vedete nella foto), ma che in generale non è il caso di usarli per trasportare alimenti liquidi o oleosi perché un urto potrebbe farli aprire.

Non sono molto economici: in base alle dimensioni, una bustina può costare dai 13 ai 25 euro, ma bisogna considerare che una volta comprate durano a lungo. Il produttore dice che si possono riutilizzare “all’infinito”, ma prevede anche un sistema per recuperare le bustine e riciclare il silicone per chi decide che è il momento di buttarle via. Solo che bisogna spedire le buste usate a un indirizzo negli Stati Uniti, una cosa non molto comoda da fare dall’Italia.

Coperchi di silicone
Quando cera d’api e bustine non vanno bene, per esempio perché dobbiamo mettere in frigorifero un piatto di zuppa o una ciotola di maionese, si può usare un coperchio di silicone. Forse non sono belli come i prodotti di Bee’s Wax e Stasher, ma una redattrice che ne ha ricevuti alcuni in regalo li usa da un po’ con soddisfazione.

Sono coperchi molto flessibili e si possono tirare e deformare senza che si rovinino. Hanno dei bordi alti un paio di centimetri che li fanno aderire bene ai bordi dei recipienti e si possono trovare sia circolari che rettangolari. Si adattano molto bene ai contenitori, purché abbiano un diametro maggiore e siano ben tirati. Oltre che per vaschette, ciotole e pentole, possono essere utilizzati direttamente anche su alcuni frutti di cui volete coprire un solo lato, come metà anguria o metà melone. Nei negozi online si trovano set con coperchi di diverse grandezze, i più piccoli vanno bene per un’arancia. Questi sono 12 pezzi, se avete una famiglia numerosa, altrimenti qui ci sono i 6 del video qui sotto.

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.