L’Operazione Sophia per fermare il traffico di migranti si concluderà a marzo

Nei primi anni del flusso dalla Libia aveva soccorso migliaia di persone, ma era stata da tempo depotenziata

L’Operazione europea Sophia, che aveva come obiettivo principale fermare il traffico di migranti nel tratto di mare fra Italia e Libia, si concluderà a marzo. Lo ha confermato oggi il Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che raduna i rappresentanti dei governi dei singoli stati. L’operazione Sophia sarà sostituita da una nuova operazione militare che avrà come obiettivo soltanto quello di far rispettare l’embargo sulle armi in vigore in Libia, un paese in guerra civile dal 2011.

L’Operazione Sophia era nata nel 2015 su richiesta anche dell’allora governo italiano di centrosinistra, ma ormai da un paio d’anni circolavano critiche sulla sua efficacia. Qualche tempo fa Politico, per esempio, rimproverava all’Unione Europea di avere approvato una missione dagli obiettivi contraddittori: se da un lato le sue navi militari hanno soccorso migliaia di migranti in fuga dalla Libia – più di 22mila soltanto nel 2016 – la lotta al traffico di esseri umani prevedeva anche l’addestramento della controversa Guardia costiera libica, un corpo formato soprattutto da milizie e ritenuto in combutta coi trafficanti che soprattutto a partire dal 2019 hanno riportato migliaia di migranti nei centri di detenzione libica, dove subiscono quotidianamente torture e violenze.

Già nel 2018 l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva inoltre criticato l’Operazione Sophia perché a suo dire attirava i migranti verso le acque italiane (affermazione mai sostenuta da prove concrete). Senza l’appoggio del governo italiano, che aveva il comando dell’Operazione, tutti gli altri paesi si erano via via tirati indietro.

Da alcuni mesi, fa notare Associated Press, Sophia era stata di fatto depotenziata e disponeva non più di mezzi navali ma soltanto di aerei che sorvegliavano il Mediterraneo centrale: cosa che assieme alla progressiva diminuzione delle navi delle ong ha reso molto più difficile sapere cosa succede nel tratto di mare fra Italia e Libia, e probabilmente assai più mortale la traversata.

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(AP Photo/Nicolae Dumitrache)