Il parlamento polacco ha approvato una legge che permetterà di punire i giudici che criticano il governo

È considerata l'ennesimo tentativo di controllare la magistratura da parte del partito di estrema destra al governo

La Camera bassa del parlamento polacco ha approvato giovedì una legge che permetterà al governo di punire i giudici che ne criticano le riforme giudiziarie e le nomine di cariche pubbliche, e che proibisce ai giudici di svolgere qualsiasi attività pubblica che possa essere considerata politica. Le punizioni variano dalle semplici multe al licenziamento.

La legge, voluta da Diritto e Giustizia, il partito di estrema destra da tempo al governo del paese, è stata fortemente criticata da Unione Europea, Nazioni Unite e dalle opposizioni, a causa delle possibili conseguenze che avrebbe sull’indipendenza della magistratura del paese; la presidente della Corte suprema polacca, Malgorzata Gersdorf, l’ha definita una “legge museruola”. La legge era stata respinta dal Senato la scorsa settimana, dove l’opposizione ha la maggioranza, ma la Camera bassa del parlamento polacco, che è controllata da Diritto e Giustizia, ha dato la sua approvazione definitiva giovedì, com’era previsto, ed è sufficiente perché sia varata. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere firmata dal presidente Andrzej Duda, anche lui esponente di Diritto e Giustizia.

Sempre giovedì inoltre, prima dell’approvazione della legge, la Corte Suprema aveva definito illegittimi alcuni giudici del Krs (il Consiglio nazionale della magistratura) scelti direttamente dal governo grazie a una legge introdotta nel 2018. I giudici del Krs hanno tra le proprie funzioni anche la nomina dei membri della Corte suprema, che da anni il partito Diritto e Giustizia cerca di controllare. Il ministro della Giustizia polacco, Zbigniew Ziobro, ha definito la decisione della Corte Suprema “una grave violazione della legge”, sostenendo che non abbia nessuna conseguenza dal punto di vista legale.

In Polonia da tempo il governo di Diritto e Giustizia sta cambiando il sistema giudiziario con leggi controverse; per esempio quella sul pensionamento dei giudici, bloccata dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea e poi cancellata, che era contraria alle leggi europee e violava il principio di indipendenza del sistema giudiziario. Proprio per la riforma della giustizia lo scorso ottobre la Commissione Europea aveva deferito la Polonia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, accusando il paese di non garantire l’imparzialità e l’indipendenza dei propri giudici, in particolare nelle procedure di nomina dei membri della Corte Suprema.

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Alcuni cittadini polacchi protestano davanti al parlamento, a Varsavia, il 23 gennaio (AP Photo/Czarek Sokolowski)