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Perché i tramonti sono più belli d’inverno

C'entrano la minore umidità e il fatto che nel frattempo la luce blu è finita altrove, tra le altre cose

Da qualche settimana è iniziato il periodo dell’anno in cui nella parte di mondo in cui si trova l’Italia è più frequente vedere tramonti particolarmente belli e ricchi di colori e sfumature. La bellezza è soggettiva, come si dice, ma visto che nel caso dei tramonti è spesso data dalla varietà di colori, gli esperti di meteorologia confermano che, almeno in certe parti del mondo, più ci si avvicina all’inverno è più probabile che ci siano tramonti che la maggior parte di noi ritiene belli.

Tra tutti i meteorologi, quello che si cita più spesso parlando di tramonti è Stephen Corfidi, che lavora per il NOAA, l’agenzia federale statunitense che si occupa di oceanografia, meteorologia e climatologia. Corfidi si è imposto come importante tramontologo grazie a un lungo testo che scrisse alcuni anni fa – “I colori del tramonto e del crepuscolo” – e negli anni è stato intervistato sull’argomento prima dal National Geographic e poi, giusto qualche giorno fa, da Vox.

Corfidi ha raccontato di essersi appassionato ai tramonti già da piccolo, affascinato dall’idea che «il cielo potesse cambiare giorno dopo giorno».

A Vox ha detto che a latitudini medie – quindi negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa – “l’alta stagione dei tramonti” va da novembre a febbraio, per ragioni astronomiche, fisiche e meteorologiche. Al National Geographic ha spiegato invece che, per definirlo “bello”, un tramonto dovrebbe essere «considerevolmente colorato, con toni caldi e vividi»:  «in realtà c’è un bel tramonto ogni notte», solo che i nostri occhi «vedono solo una piccola parte delle radiazioni elettromagnetiche prodotte dal sole».

Prima di parlare del perché in certi giorni il cielo al tramonto è più rosso, giallo o arancione, bisogna però parlare del perché il cielo di solito è azzurro (o blu) e di perché non lo è al tramonto. Per farlo bisogna partire da lontano, cioè dal Sole.

Il cielo
Semplificando un po’, la luce che arriva dal Sole è bianca, ma quando attraversa gli strati dell’atmosfera terrestre incontra le sostanze presenti nell’aria che assorbono e riflettono alcuni suoi componenti e la fanno apparire di un colore diverso. Questo fenomeno è noto come scattering di Rayleigh – da John Rayleigh, il fisico inglese che per primo lo descrisse nella seconda metà dell’Ottocento – e avviene quando le onde (la luce è un’onda elettromagnetica) cambiano traiettoria a causa dello scontro con altre onde o particelle, in modo disordinato e di solito casuale.

Di giorno il cielo è blu perché la luce attraversa l’atmosfera terrestre incontrando molecole, in particolare di azoto e ossigeno, che diffondono con più facilità certe frequenze che corrispondono ai colori più vicini al blu.

Vox ha spiegato che «le molecole di azoto e ossigeno presenti nell’atmosfera si comportano come piccoli specchi, in particolare della luce blu, e che di conseguenza non molta luce blu arriva a terra. Al contrario, rimbalza in giro per l’atmosfera, creando così il blu del cielo». In altre parole, la luce rossa (o gialla, o arancione) ha una lunghezza d’onda maggiore, e quindi passa; la luce blu ha una lunghezza d’onda minore, e quindi anziché passare si diffonde, e di conseguenza la vediamo.

Si diffonde anche la luce viola, che ha una lunghezza d’onda simile a quella blu, solo che i nostri occhi riescono a vederla molto meno.

Se non ci fosse atmosfera, non ci sarebbe granché a deviare la luce e il cielo sarebbe nero, come succede sulla Luna.

Il cielo al tramonto
All’alba e al tramonto la differenza è che la luce del Sole è più radente e prima di arrivare ai nostri occhi attraversa uno strato più ampio di atmosfera. Questo fa sì che venga filtrata ancora più luce blu, finendo con il disperdersi, mentre quel che resta sono i colori più caldi, che al contrario sono riusciti a passare. Parlando degli Stati Uniti, Corfidi ha scritto: «Il raggio di sole che in un certo momento contribuisce a rendere rosso un tramonto sulla costa atlantica è lo stesso che contribuisce al blu intenso di un pomeriggio in Colorado [nel centro degli Stati Uniti]».

In altre parole, i cieli sono blu di giorno e rossicci al crepuscolo (che è un periodo di tempo ed è una cosa diversa dal tramonto, che in realtà è solo un momento ben preciso) per via dello stesso fenomeno, che in condizioni diverse ha conseguenze a loro volta diverse.

Il cielo al tramonto d’inverno
Resta però da capire perché tra autunno e inverno ci sia più probabilità di vedere tramonti più belli. Corfidi ha spiegato che succede perché d’inverno fa più freddo e in genere c’è meno umidità, e quindi ci sono meno particelle di vapore acqueo nell’aria e particolato atmosferico di dimensione minore. Se le particelle disperse sono tante e grandi, la luce rossa – che come abbiamo visto diventa rilevante al tramonto – fatica a farsi notare; quando sono poche ha invece spazio per farsi vedere.

Le particelle in atmosfera, spiega Vox, «possono essere prodotte naturalmente dagli alberi, possono essere sabbia portata dal vento nell’atmosfera, o possono anche essere conseguenza dell’inquinamento». Sono note anche come aerosol atmosferici e tendono ad attirare le particelle di vapore acqueo: più ce ne sono e più ne attirano, diventando di conseguenza più grandi. Una delle conseguenze della presenza di tanti e grandi aerosol atmosferici nell’aria è che la luce – anche quella rossa dei tramonti – viene in parte schermata perché, diciamo, ci sbatte contro.

Quando invece è inverno e l’umidità è bassa, le particelle di vapore acqueo sono in genere poche. Di conseguenza gli aerosol atmosferici sono più piccoli e permettono quindi a più luce di passare, compresa quella rossa dei tramonti. Un’aria con meno particelle di vapore acqueo e con meno aerosol atmosferici che ci si legano per ingrossarsi genera quindi tramonti più colorati e più belli.

Ne consegue, tra le altre cose, che visto che lo smog è parte degli aerosol atmosferici, non è vero che l’inquinamento è causa dei tramonti più belli. Gli aerosol atmosferici, ha scritto Corfidi, «non migliorano i colori dei tramonti, li soffocano: l’aria pulita, in realtà, è l’ingrediente principale per un tramonto colorato».

C’è poi da tenere conto del fatto che d’inverno è più probabile che ci siano formazioni nuvolose di un certo tipo, che, almeno quando le nuvole non sono troppo fitte, aiutano a rendere più scenografici i tramonti, come per esempio successe a Milano poco più di due anni fa. Corfidi ha scritto:

Per contribuire a produrre tramonti colorati, una nuvola deve essere abbastanza alta nel cielo da intercettare luce solare “genuina”, cioè una luce che non è ancora stata attenuata o in parte spenta dal suo passaggio nello strato limite dell’atmosfera (la parte vicina alla superficie che contiene la maggior parte delle polveri e della foschia). […] Quando le nuvole basse contribuiscono a tramonti belli, come succede sugli oceani o ai tropici, è un sintomo del fatto che la parte più bassa dell’atmosfera sia molto pulita e quindi più trasparente del solito.

A tutto questo va aggiunto il fatto che più ci si avvicina al solstizio d’inverno e più tempo il sole ci impiega per tramontare, dando a chi lo guarda dalla Terra più tempo per gustarselo.

Alcuni anni fa, dopo aver parlato con lui della scienza dei tramonti, National Geographic chiese a Corfidi se si potesse quindi prevedere un bel tramonto. Corfidi rispose che sì, fino a un certo grado era possibile, ma aggiunse: «Mi chiedo però a chi importi davvero, forse solo ai registi o ai fotografi. Il resto delle persone vuole solo sapere se pioverà o no».