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  • martedì 17 Dicembre 2019

Il primo episodio dei Simpson, 30 anni fa

Per la serie animata che avrebbe cambiato la televisione, tutto cominciò in ritardo: fu trasmesso innanzitutto l'ottavo episodio, perché il primo non era ancora pronto

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Quando il primo episodio dei Simpson andò in onda negli Stati Uniti – il 17 dicembre di 30 anni fa – non era la prima volta che i Simpson andavano in onda. La serie tv, che sarebbe diventata la più longeva serie animata nella storia delle televisione statunitense e una sua icona, era già esistita in altre forme negli anni precedenti, all’interno del programma umoristico The Tracey Ullman Show. Anche se con critiche meno positive rispetto a un tempo, i Simpson continuano ad andare in onda ancora oggi e hanno superato i 670 episodi. In trent’anni hanno raccontato come pochi altri pregi e difetti della società statunitense, accompagnandone la storia con le loro storie.

L’origine dei Simpson
I Simpson nacquero nella sala di attesa di James L. Brooks, il produttore del Tracey Ullman Show, un programma televisivo a sketch che trasmetteva per lo più brevi scene umoristiche e che andava in onda sulla rete televisiva FOX. Brooks voleva intervallare alle scenette brevi corti di animazione e pensò che il fumettista Matt Groening potesse fare al caso suo. Groening, che all’epoca aveva poco più di trent’anni, si era fatto notare per il fumetto Life in Hell, i cui protagonisti erano conigli con fattezze umane e una coppia gay. Visto che aveva già del materiale pronto, inizialmente Groening aveva pensato di creare un adattamento per la televisione del suo fumetto, ma le cose andarono diversamente.

Groening scoprì che se avesse riadattato il fumetto avrebbe dovuto rinunciare a parte dei diritti sullo stesso, perdendo una creazione cui era molto affezionato, quindi in un primo momento declinò l’offerta di lavorare al programma televisivo. In seguito, gli fu chiesto se non avesse altri personaggi da proporre per i corti di animazione del Tracey Ullman Show, Groening disse di sì, anche se non aveva ancora idea di cosa potesse proporre. E questo ci riporta alla sala di attesa di Brooks.

Secondo la versione raccontata più volte dallo stesso Groening, i Simpson nacquero in pochi minuti, mentre il fumettista attendeva di essere ricevuto da Brooks per presentargli la sua idea. Fu su una poltroncina della stanza di attesa che nacquero Homer, Marge, Lisa, Maggie e Bart, con nomi scelti tra quelli della stessa famiglia di Groening, a parte Bart al posto di Matt, ideato anagrammando la parola inglese “brat” (“moccioso”). Secondo altre versioni, i Simpson nacquero invece meno precipitosamente a casa di Groening, e secondo ancora altre versioni su un’automobile diretta verso la sede di FOX per l’incontro con Brooks.

L’idea di una famiglia con molti difetti e lontana da quelle perfette di diverse serie televisive andate in onda nei decenni precedenti piacque a Brooks, che assegnò a Groening il compito di coordinare la produzione dei corti da inserire nel suo programma televisivo. I Simpson sarebbero nati riprendendo alcune caratteristiche dei corti di animazione di Warner Bros, famosi per la cattiveria e la meschinità di alcuni loro personaggi, e da serie animate di grande successo come i Flintstones prodotti da Hanna-Barbera.

Dall’idea ai primi corti
L’animazione dei disegni di Groening fu affidata a Klasky-Csupo, una piccola casa di produzione nella quale lavorava anche David Silverman, che sarebbe diventato negli anni uno dei più famosi e celebrati registi dei Simpson, nonché il regista di I Simpson – Il film, unico lungometraggio tratto dalla serie e diffuso nei cinema nel 2007.

Gli animatori di Klasky-Csupo ebbero pochissimi giorni per animare i disegni di Groening e confezionare i primi sketch, i cui disegni erano molto abbozzati e animati con pochi fotogrammi, rendendo i movimenti dei personaggi a scatti. L’idea di colorare Homer e tutti gli altri di giallo, ciò che avrebbe reso i Simpson inconfondibili per sempre nella storia dei cartoni animati, venne al colorista Gyorgyi Peluce e fu approvata da Groening. Il giallo avrebbe cambiato diverse tonalità nel corso degli anni, ed è considerato quasi identico al Pantone 116 C.

I primi corti dei Simpson furono trasmessi il 19 aprile del 1987 durante il Tracey Ullman Show con le voci di alcuni doppiatori che ancora oggi, a 30 anni di distanza, fanno parlare i personaggi del cartone animato. Dan Castellaneta divenne l’inconfondibile voce di Homer, un poco infantile e capace di passare dai toni bassi a quelli striduli e più buffi, seguendo un meccanismo classico della voce dei cartoni animati. Julie Kavner diede la voce roca e posata di Marge, Nancy Cartwright quella di Bart e Yeardley Smith quella di Lisa.

Da corto a serie tv
I corti furono quasi da subito un successo, anche se con i bassi ascolti dello show in cui andavano in onda: molto apprezzato dalla critica, meno dal pubblico. I Simpson divennero i personaggi più apprezzati e conosciuti dal programma, tanto da creare qualche malumore tra gli autori del Tracey Ullman Show e quelli degli sketch animati, che ricevevano maggiori attenzioni. Brooks intanto stava maturando l’idea di sfruttare in altro modo i Simpson, e fu probabilmente grazie a una sbornia che nacque un pezzo importante della storia televisiva degli ultimi 30 anni.

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Narra la leggenda – e sui Simpson ce ne sono tante – che durante una festa di Natale Silverman avesse bevuto un po’ troppo e fosse quindi piuttosto allegro. Si avvicinò a Brooks, che essendo il produttore del Tracey Ullman Show poteva essere considerato il suo capo, e molto appassionatamente gli propose di fare dei Simpson qualcosa di diverso, slegandoli dal programma televisivo in cui erano nati. Gli disse che se fosse riuscito a convincere FOX a trasmetterli in prima serata avrebbe potuto rilanciare l’animazione televisiva, in difficoltà da diverso tempo.

Brooks, che già stava pensando a un modo per sfruttare meglio il successo dei Simpson, si persuase che valesse la pena di sperimentare un formato diverso e si mise al lavoro per trasformare le storie di quella strana famiglia disfunzionale, ma in fondo legatissima, in una serie televisiva vera e propria. Il compito di creare il nuovo adattamento fu affidato a diverse società di produzione, compresa Klasky-Csupo. Il carico di lavoro per produrre un’intera serie era però enorme, quindi si decise di affidare buona parte dell’animazione ad AKOM, uno studio di animazione sudcoreano che negli anni avrebbe animato oltre 200 episodi dei Simpson.

I responsabili di FOX non tardarono a mostrare il loro nervosismo e le incertezze nei confronti della nuova serie televisiva: temevano che non potesse reggere mezz’ora consecutiva (intervalli pubblicitari compresi), e proposero che ogni episodio fosse costituito da storie diverse, una sorta di collage di sketch. I produttori dei Simpson, che oltre a Groening e Brooks comprendevano Sam Simon, convinsero FOX a produrre ugualmente 13 episodi dalla durata classica di una sitcom e ottennero piena autonomia nello sviluppo della serie.

Ancora oggi, gli accordi con FOX prevedono che i Simpson siano prodotti senza ingerenze da parte dell’emittente televisiva. Prima del recente passaggio a Disney, FOX è stata per decenni sotto il controllo di News Corp., grande conglomerato dei media di orientamento conservatore e sotto il controllo del miliardario australiano Rupert Murdoch. Nonostante le posizioni politiche della proprietà, i Simpson hanno sempre fatto una durissima satira nei confronti Repubblicani e più in generale della destra, senza risparmiare comunque critiche e prese in giro anche ai Democratici e ai loro leader.

Il primo fu l’ottavo
Il primo episodio dei Simpson sarebbe dovuto andare in onda all’inizio dell’autunno del 1989, con la puntata “Some Enchanted Evening” (“Sola, senza amore”) che avrebbe permesso di presentare i vari personaggi, in modo che il pubblico iniziasse a familiarizzare con le loro caratteristiche. Quando l’episodio arrivò dalla Corea del Sud, il primo a essere consegnato, fu visto dai produttori della serie e Brooks fornì una personale e laconica recensione: “È una merda”. Seguì una lite con i disegnatori di Klasky-Csupo, dove Brooks sostenne che l’episodio fosse stato mal disegnato: il capo della società di animazione rispose altrettanto animosamente sostenendo che forse il problema non fossero i disegni, ma un copione mal scritto.

Discutendone con più calma, i produttori conclusero che il vero problema fosse l’animazione troppo “da cartone animato”. Groening e gli altri non volevano che i loro personaggi sembrassero di gomma, come quelli Disney e di Warner Bros., ma che fossero più realistici e immersi in un mondo in cui le leggi della fisica fossero simili alle nostre, come avveniva nei Flintstones. Al tempo stesso, non erano convinti che la serie di Hanna-Barbera potesse essere imitata in tutto, visto che nei loro cartoni c’erano quasi sempre effetti sonori che sottolineavano i movimenti più rapidi e repentini dei personaggi.

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Anche se non avevano un’idea precisa di cosa stessero cercando di ottenere, i produttori dei Simpson stavano mettendo le basi per creare uno stile che sarebbe stato unico e proprio della nuova serie televisiva, imitato in seguito da molti altri cartoni animati. Negli anni, la serie di Groening avrebbe comunque sperimentato diverse tecniche di animazione, ma quasi sempre per citare i cartoni animati del passato, rendendo più flessibili e gommosi i personaggi in alcune scene. Il massimo dell’elasticità sarebbe stato raggiunto dai personaggi di Grattachecca e Fichetto, serie a sketch che compare nei Simpson e che riprende la violenza dei corti Warner Bros., ma aggiungendo immagini molto più crude e l’idea che un personaggio dei cartoni animati possa sanguinare, e copiosamente.

Divenne evidente che il primo episodio non raggiungeva gli standard che avevano in mente i produttori dei Simpson, che iniziarono a valutare la possibilità di rinunciare all’intera serie ancora prima che fosse trasmessa. Cambiarono idea pochi giorni dopo, quando dalla Corea del Sud arrivò l’animazione del secondo episodio, “Bart the Genius” (“Bart, il genio”). A parte qualche piccolo problema, era animato nel modo corretto, segno che il gruppo di lavoro stava migliorando nel dare le indicazioni ai disegnatori incaricati di realizzare le animazioni. I produttori ottennero da FOX un rinvio della serie, che sarebbe quindi partita, in ritardo, alla fine del 1989.

Il primo episodio dei Simpson
I Simpson
andarono in onda per la prima volta nel formato cui ancora oggi siamo abituati il 17 dicembre di trent’anni fa, con lo speciale di Natale “Simpsons Roasting on an Open Fire” (“Un Natale da cani”), episodio che in Italia sarebbe stato trasmesso solo due anni dopo, in prima tv, su Canale 5 la vigilia di Natale (la trasmissione della serie in Italia iniziò il primo ottobre con il secondo episodio della prima stagione “Bart, il Genio”). Nella sua prima trasmissione negli Stati Uniti fece 13,4 milioni di ascolti, diventando il secondo show più visto nella storia di FOX fino ad allora. Negli anni, sarebbe diventato un classico di Natale e uno degli episodi più apprezzati dell’intera produzione dei Simpson.

In “Un Natale da cani”, Bart decide di farsi un tatuaggio disubbidendo a Homer e Marge, i suoi genitori. La madre lo scopre e per far rimuovere il tatuaggio è costretta a spendere tutti i soldi che aveva messo da parte per acquistare i regali di Natale. Marge spera che la tredicesima di Homer, impiegato presso la centrale nucleare di Springfield, possa comunque essere sufficiente per le spese natalizie, ma il capo della centrale, il signor Burns, annuncia che i dipendenti non potranno godere della tredicesima. In difficoltà, Homer pensa di risolvere i regali prendendo alcuni collant per Marge, un block notes per Bart, una bistecca giocattolo per Maggie e rubando un albero di Natale.

Homer rimedia un secondo lavoro come Babbo Natale in un centro commerciale, ma la paga è misera e insufficiente per coprire le spese di Natale. Il suo amico Barney Gumble, uno dei beoni della taverna di Moe (Boe in italiano), lo convince a scommettere a una corsa di cani. Homer punta i suoi pochi soldi rimasti sul levriero Piccolo aiutante di Babbo Natale. Il cane non arriva nemmeno al traguardo e Homer perde la scommessa. Mentre Homer si allontana sconsolato dal cinodromo, Bart che lo aveva accompagnato si ritrova tra le braccia Piccolo aiutante di Babbo Natale, cacciato poco prima in malo modo dal suo padrone per il pessimo risultato ottenuto alle corse. Su insistenza di Bart, Homer acconsente a portare il levriero a casa, che diventa il regalo intorno a cui si riunisce tutta la famiglia.

Primo di oltre 670
L’episodio fu diretto da David Silverman e, rispetto agli altri andati in onda in seguito, ma prodotti prima di questo, mostrava già alcuni miglioramenti nelle tecniche di animazione, per quanto ancora spartane. “Un Natale da cani” aveva dentro di sé, o per lo meno in nuce, molti degli elementi che avrebbero caratterizzato l’intera produzione dei Simpson. I membri della famiglia cedono spesso alle meschinità e dimostrano uno spiccato egoismo, ma nel corso di ogni episodio imparano qualcosa, che contribuisce a rendere più forte il loro legame e a conoscersi meglio. Quasi tutte le prime stagioni dei Simpson seguono questo filone e non è un caso che comprendano gli episodi cui i fan sono più affezionati.

Nel primo episodio andato in onda c’era inoltre un altro elemento cardine dell’intera produzione dei Simpson: il citazionismo. A un certo punto c’è una parodia di una scena del film Goldfinger, mentre Bart fa riferimento a diversi altri personaggi dei cartoni animati come Charlie Brown, Peter Pan e i Puffi. C’è anche un riferimento a Batman. Nel corso degli anni, gli autori dei Simpson si sarebbero divertiti a inserire riferimenti di ogni tipo, al punto da poter affermare che in oltre 670 episodi della serie ci sia una quantità di citazioni tale da riassumere buona parte dei prodotti culturali del cinema, della radio, della musica e della televisione del Novecento, senza contare i riferimenti letterari che coprono ancora più secoli.

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In “Un Natale da cani” c’è anche qualcosa della vita di Groening, che del resto si ispirò alla sua famiglia per la creazione stessa dei personaggi dei Simpson. Nella scena iniziale, i bambini della scuola elementare partecipano a una recita su Babbo Natale “da tutto il mondo”. In seguito Groening avrebbe spiegato di avere tratto ispirazione da una sue esperienza in seconda elementare, quando aveva lavorato a una piccola ricerca sul Natale in Russia festeggiato dai suoi nonni che erano di quella nazionalità. La maestra tagliò corto sulla faccenda spiegando che semplicemente il Natale non esisteva in Russia, perché era un paese comunista.

Senza sigla
L’episodio andò in onda privo della sigla che sarebbe diventata un elemento inconfondibile dei Simpson, con la famiglia che corre verso casa lasciando le varie occupazioni (scuola, lavoro) per piazzarsi davanti al televisore, unico vero focolare domestico. La sigla fu aggiunta a partire da “Bart, il genio”, con soddisfazione degli animatori perché consentiva di riciclare ogni volta una lunga sequenza, riducendo il carico di lavoro per una produzione ancora con risorse limitate. La sigla iniziale riprende chiaramente quella dei Flintsones, con Homer che sente la sirena del fine turno alla centrale nucleare proprio come Fred Flintstones sente quella di chiusura della cava in cui lavora.

La gag della lavagna sulla quale Bart scrive decine di volte una stessa frase, per punizione nel doposcuola, fu introdotta fin dai primi episodi e sarebbe diventato un altro elemento inconfondibile della serie. Negli anni, Bart ha scritto di tutto, riflettendo a volte messaggi di natura politica e non solo che gli autori volevano trasmettere. Tra le tante e più assurde: “Chiappe.com non è il mio indirizzo email”, “Non intenterò cause legali frivole”, “Nessuno è interessato alla mia sciatica” e “Un rutto non è una risposta”.

Doppiaggio e adattamento
Nella versione italiana la gag della lavagna viene pronunciata con una voce fuoricampo dalla doppiatrice di Bart, in modo da evitare l’utilizzo dei sottotitoli. La serie dei Simpson ha moltissimi riferimenti culturali e giochi di parole, cosa che ha complicato non poco l’adattamento in italiano. I personaggi della famiglia hanno voci simili alla versione originale, a parte Homer con un’intonazione un po’ più bassa e tonta – più che infantile come quella di Castellaneta – resa per 23 stagioni dall’attore Tonino Accolla e ora da Massimo Lopez. Molti degli altri personaggi hanno invece accenti regionali, scelta degli adattatori italiani per rendere in qualche modo gli accenti delle varie parti degli Stati Uniti e di altri paesi anglosassoni nell’originale. Il giardiniere Willie ha accento scozzese in inglese e sardo in italiano, mentre il commissario Winchester ha un marcato accento napoletano.

Autori
“Un Natale da cani” fu scritto da Mimi Pond, un’autrice comica e fumettista, che non avrebbe poi partecipato alla realizzazione di nessun altro episodio dei Simpson. In seguito avrebbe spiegato che il gruppo di lavoro agli inizi era costituito da soli uomini e non sembra ci fossero molte possibilità per lei. A oggi, hanno scritto o co-scritto almeno un episodio dei Simpson 138 persone. L’autore più prolifico è John Swartzwelder, che ha scritto alcuni degli episodi più famosi e apprezzati, compreso “L’orsetto del cuore” (“Rosebud”), una mezza parodia del film Quarto potere di Orson Welles. Tra i molti autori ci fu anche Conan O’Brien, che sarebbe poi diventato un apprezzato conduttore di show della seconda serata negli Stati Uniti, unico autore ad apparire anche in un episodio come se stesso.

“Un Natale da cani”, 30 anni dopo
Ancora oggi, a distanza di 30 anni e di oltre 670 puntate prodotte, “Un Natale da cani” è considerato uno dei migliori e più significativi episodi realizzati nell’intera storia dei Simpson. Al Jean, storico produttore della serie, lo mette spesso al primo posto nella sua personale classifica:

Tutto cominciò da lì ed è un gran bel ricordo. È molto tenero, cosa che si può dire per buona parte della serie. Un piccolo aneddoto: trovano il cane in quell’episodio, che fu il primo a essere tramesso, ma l’ottavo a essere prodotto. Quindi per i successivi sette episodi andati in onda, il cane non si vede mai.

Da quell’episodio, Piccolo Aiutante di Babbo Natale è apparso in buona parte delle stagioni dei Simpson, a volte con un ruolo da protagonista, in altre occasioni con rapide incursioni, quasi sempre per mostrare la propria pigrizia, una certa indolenza e un affetto soprattutto per Bart che volle tenerlo a tutti i costi, fuori da quel cinodromo immaginato 30 anni fa insieme a un intero mondo che avrebbe reso la televisione diversa.