(Allie Caulfield via Flickr)
  • Italia
  • domenica 1 dicembre 2019

Lo sapete che in Italia ci sono delle exclavi regionali?

Ci sono frazioni o pezzetti di terra che appartengono a una regione ma si trovano in un'altra, e spesso hanno storie notevoli

(Allie Caulfield via Flickr)

Una exclave è un territorio che si trova in uno stato diverso da quello a cui appartiene politicamente: Campione d’Italia, per fare un esempio noto, è l’unica exclave italiana, confinando interamente con la Svizzera. L’oblast’ di Kaliningrad è un altro tipico esempio di exclave: è quella porzione di territorio tra Lituania e Polonia, appartenente però alla Russia, il cui confine più vicino è a diverse centinaia di chilometri.

Le exclave nascono quasi sempre per via del ridisegno di confini, per esempio successivi ad accordi di pace, nei quali emergono questioni territoriali sulle quali ci si mette d’accordo soltanto creando delle anomalie. I motivi possono essere molto diversi: a volte nascono per la necessità di consentire uno sbocco sul mare a un paese, come nel caso dell’exclave croata in cui si trova Dubrovnik, separata dal resto del paese per una striscia di terra che garantisce un porto alla Bosnia, e che esiste fin dalla fine del Seicento. L’oblast’ di Kaliningrad passò invece sotto il controllo sovietico dopo la Seconda guerra mondiale, mentre c’è una città dei Paesi Bassi, Baarle-Nassau, che comprende ben 22 piccole exclave belghe, per via di complicati accordi risalenti addirittura al Medioevo.

Ma le exclavi possono anche essere regionali: possono essere, cioè, piccole porzioni di territorio appartenenti a una regione che però si trovano all’interno di un’altra. In Italia ce ne sono diverse, quasi tutte nel Nord e Centro Italia, e nei giorni scorsi un post su Facebook ha generato un po’ di curiosità a loro proposito.

La più nota è quella di Ca’ Raffaello, località che appartiene al comune toscano di Badia Tedalda, in provincia di Arezzo, ma che si trova interamente in Emilia-Romagna, in provincia di Rimini. Curiosamente fino al 2009 Ca’ Raffaello si trovava nel territorio di un’altra regione ancora, le Marche, prima di una variazione territoriale che accorpò una serie di comuni marchigiani all’Emilia-Romagna. La storia dell’exclave di Ca’ Raffaello risale all’inizio del Seicento, quando il Granduca di Toscana Ferdinando I la comprò dai Gonzaga di Novellara e Bagnolo. Con i suoi 15 chilometri quadrati, quella di Ca’ Raffaello è la più grande exclave interregionale italiana, nonostante abbia meno di 300 abitanti.

C’è invece un pezzetto di Emilia-Romagna in Lombardia: le località di Lama superiore e Valle inferiore appartengono alla provincia di Piacenza ma si trovano poco oltre il confine con la Lombardia, in provincia di Pavia.

La frazione di San Pellegrino in Alpe, invece, è un caso ancora più particolare: è un’exclave dell’Emilia-Romagna in Toscana, ma per metà appartiene alla provincia di Lucca, e per metà alla provincia di Modena. I confini dell’exclave, cioè, non comprendono interamente il centro abitato.

All’origine dell’exclave c’è una disputa sull’appartenenza del santuario dove si crede siano custodite le reliquie di San Pellegrino delle Alpi e del suo discepolo San Bianco. Contese a lungo tra i nobili toscani ed emiliani che controllavano quel pezzo di Italia, c’è anche una leggenda agiografica secondo la quale il luogo per custodirle sarebbe stato scelto caricandole su un carro trainato da un bue emiliano e da un bue toscano, che si fermò nel posto dove oggi sorge il santuario, più o meno al confine. L’esatta dinamica della controversia territoriale si è in gran parte persa, ma sappiamo che non fu mai risolta, e ancora oggi si fa passare idealmente il confine a metà della teca che contiene le reliquie: la testa e il busto in Emilia-Romagna, le gambe in Toscana.

Oggi a San Pellegrino in Alpe vivono soltanto due famiglie. Della strana situazione di San Pellegrino in Alpe si sono occupati talvolta i giornali, che hanno raccontato tra le altre cose che gli abitanti devono sottoporsi alle burocrazie di due comuni diversi, Frassinoro e Castiglione, quando per esempio hanno bisogno di un permesso edilizio. Il confine passa nel bar del paese, tanto che il proprietario scherza sul fatto che serve il caffè in provincia di Lucca, e lo fa pagare in provincia di Modena.

Monte Ruperto, invece, è una frazione di Città di Castello, comune umbro, ma si trova interamente nelle Marche. È oggi completamente disabitata, e non ci sono nemmeno cartelli a segnalarla. Come ha spiegato il sito Malati di geografia, Monte Ruperto appartiene a Città di Castello perché nel Duecento gli fu ceduta dai signori di Monte Ruperto, come ringraziamento per aver inviato un contingente militare in loro aiuto. Curiosamente, fu ceduto a Città di Castello anche il titolo nobiliare, e oggi il sindaco della città umbra è anche il barone di Monte Ruperto.

Esistono poi altri casi di exclavi ancora più piccole: una è contrada Iesce, appartenente al comune di Matera, in Basilicata, ma circondata dalla provincia di Bari. Anche la Lombardia ha delle piccolissime exclavi in Piemonte, più precisamente in provincia di Alessandria, appena oltre il fiume Po, che appartengono amministrativamente alla provincia di Pavia.

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