Un negozio di marijuana a Vancouver.(AP Photo/Elaine Thompson)
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  • martedì 26 Novembre 2019

In Canada c’è troppa marijuana

Un anno dopo la legalizzazione le vendite crescono e la produzione pure, ma i negozi sono pochi quindi i magazzini si stanno riempiendo

Un negozio di marijuana a Vancouver.(AP Photo/Elaine Thompson)

Più di un anno dopo la legalizzazione della marijuana per scopi ricreativi in Canada, la rete dei negozi non è sufficientemente capillare e le coltivazioni sono aumentate in modo sproporzionato rispetto alla domanda, con il risultato che nei magazzini si stanno accumulando grandi quantità di cannabis. Il mercato illegale della marijuana in Canada per il momento non è stato soppiantato, e anzi sta approfittando dei limiti e dei ritardi di quello legale.

Secondo i dati del governo canadese, alla fine di agosto nei magazzini canadesi c’erano 328 tonnellate di marijuana, una quantità quasi tre volte superiore a quella nei magazzini a fine gennaio, a cui si devono aggiungere altre 60 tonnellate di marijuana già impacchettata e pronta a essere venduta. Per farsi un’idea, ad agosto in tutto il Canada sono state vendute 13 tonnellate di cannabis: significa che nei magazzini c’è marijuana a sufficienza per soddisfare quasi due anni e mezzo della domanda registrata finora.

Subito dopo la legalizzazione, l’industria della cannabis canadese aveva faticato a stare al passo con le quantità richieste dal mercato: ma da allora la rete di negozi autorizzati a vendere marijuana si è espansa lentamente, facendo accumulare le scorte. Ci sono province del Canada dove possono venderla soltanto i negozi gestiti direttamente dallo stato, mentre in altre si possono solo comprare apposite licenze piuttosto costose. Il risultato è che in Ontario, per esempio, la provincia più popolosa del Canada con i suoi 14,5 milioni di abitanti, ci sono soltanto 25 negozi. Nei giorni scorsi il primo ministro locale Doug Ford ha detto che il processo con cui vengono concesse le licenze sarà rivisto, in modo da permettere ai negozi di aprire più facilmente.

Matt Bottomley, analista del settore della cannabis intervistato dal National Post, ha previsto che i produttori di marijuana dovranno affrontarsi in una gara al ribasso per smaltire le riserve accumulate. In parte questo processo è già cominciato: di recente la società Hexo ha messo sul mercato una tipologia di marijuana a 4,49 dollari al grammo, più o meno la metà del prezzo medio della cannabis legale. Hexo, peraltro, ha annunciato di recente di aver chiuso un centro di coltivazione di marijuana, licenziando 200 persone.

Secondo un’analisi delle società Analysts ArcView e BDS Analytics citata dal Financial Times, il mercato legale della marijuana in Canada si espanderà di tre volte nei prossimi cinque anni, togliendo 1 miliardo di dollari all’anno al mercato nero. Per ora però le vendite legali di marijuana per scopi medici e ricreativi ammontano a 1,8 miliardi di dollari annui, contro i 2,3 miliardi del mercato nero. In parte, ha spiegato il sito Quartz, dipende dai prezzi ancora nettamente superiori per la marijuana legale rispetto a quella comprata illegalmente. Ma perlopiù la sopravvivenza del mercato nero della cannabis è dovuta alla carenza di distribuzione in alcune zone del paese.

Jonathan Rubin, del fondo di investimenti di settore Cannabis Benchmarks, ha spiegato al Financial Times che molti investitori confidano nella nuova ondata di legalizzazioni prevista per metà dicembre, che interesserà i prodotti alimentari e i liquidi per le sigarette elettroniche. Sono prodotti che richiedono più materia prima e che quindi potrebbero aiutare a smaltire le riserve nei magazzini canadesi.

Chris Damas, un altro analista del settore, ha detto al National Post che a essere davvero preoccupante, più che la quantità di marijuana imballata e pronta a essere venduta nei magazzini, è quella delle scorte invendute di oli ricavati dalla cannabis, usati in molti ambiti dalla cucina alla cosmetica. Nel mese di agosto nei magazzini ce n’era 6,3 volte in più rispetto alla quantità venduta. «Gli oli si stanno muovendo molto più lentamente, e le cose peggioreranno quando usciranno sul mercato quelli più concentrati, perché la gente non vorrà comprare quelli più diluiti già prodotti», ha spiegato. Di recente Canopy Growth ha dovuto rivedere al ribasso di 8 milioni di dollari i propri ricavi per l’andamento delle vendite degli oli.

Visti i dati diffusi dal governo, però, c’è chi come Bottomley crede che ci siano ampi margini per raddrizzare il settore. Le vendite crescono di mese in mese, e «non penso che ci possa essere così tanta marijuana nei magazzini da superare la domanda attualmente soddisfatta dal mercato nero». Il problema è strettamente legato alla rete distributiva, dice Bottomley, e al ritardo del sistema di vendite online, ancora poco sfruttato.

Nelle scorse settimane il Canadian Council of Cannabis, un’organizzazione che rappresenta i maggiori produttori di cannabis, ha scritto una lettera al primo ministro canadese Justin Trudeau per chiedere più impegno per contrastare il mercato nero, la rimozione di una tassa sulla marijuana per scopi medici introdotta ai tempi della legalizzazione, e di unificare gli attuali stampini che certificano i prodotti, che al momento cambiano di provincia in provincia e la cui distribuzione ha presentato un po’ di problemi.

Il sito canadese Global News, che ha raccolto un po’ di dati per fare un punto sul primo anno di marijuana legale in Canada, scrive che la percentuale di consumatori che dicono di comprarla per vie legali è del 48 per cento, mentre quelli che dicono di acquistarla illegalmente sono il 40 per cento. Un altro dato interessante è che la percentuale di canadesi che hanno consumato cannabis è aumentata soltanto del 5 per cento tra il secondo trimestre del 2018 e il secondo del 2019; non ci sono poi segnali che le vendite di alcol stiano calando (così come non si erano visti negli stati degli Stati Uniti dove la marijuana è stata legalizzata).