Modena, 18 novembre (Piero Cruciatti / LaPresse )
  • Italia
  • martedì 19 novembre 2019

Da dove arrivano le “sardine”

Cioè il movimento che ha organizzato le affollate manifestazioni in Emilia-Romagna contro Matteo Salvini

Modena, 18 novembre (Piero Cruciatti / LaPresse )

Le manifestazioni contro Matteo Salvini a Bologna e a Modena a cui hanno partecipato migliaia di persone sono state organizzate in forma di flash mob dal cosiddetto “movimento delle sardine”, che in realtà non è un movimento. Le “sardine” sono il simbolo scelto per mostrare opposizione e dissenso al leader della Lega, presente in Emilia-Romagna per la campagna elettorale in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio 2020. Le persone che attraverso Facebook hanno lanciato l’iniziativa sono quattro amici, si chiamano Andrea, Giulia, Mattia, Roberto, hanno poco più di trent’anni e nella vita “fanno altro”: non organizzano eventi né si occupano direttamente di politica, come ha spiegato uno di loro durante il presidio di Bologna.

Modena, 18 novembre (Piero Cruciatti / LaPresse )

Lo scorso 14 novembre, in occasione della presenza di Salvini a Bologna a sostegno della sua candidata, Lucia Borgonzoni, su Facebook è stato lanciato un evento chiamato “6.000 persone contro Salvini”: gli organizzatori avevano chiesto ai partecipanti di radunarsi alle 20.30 davanti alla basilica di San Petronio, la stessa ora in cui Salvini entrava nel PalaDozza di Bologna. L’idea era dimostrare a Salvini che in Piazza Maggiore c’erano 6.000 persone “strette come sardine” a protestare contro di lui: più delle 5.570 che può contenere il PalaDozza. Era stato chiesto anche che durante la manifestazione non ci fosse “nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto”, e che i partecipanti esponessero solo cartelli con raffigurate delle sardine: «Volevamo dare un messaggio: staremo stretti come le sardine, perché saremo in tanti». Il simbolo, hanno spiegato, è un pesce silenzioso che si contrappone ai toni e alla retorica dei comizi populisti.

Matteo Salvini e diversi giornali di destra hanno accusato gli organizzatori di insistere sul loro essere apartitici e pacifici, ma di avere in realtà legami con il Partito Democratico dell’Emilia-Romagna e di aver pubblicato, in passato, post violenti contro il leader della Lega. Poco prima di arrivare a Modena, Salvini ha ripreso un post dello scorso maggio di una delle organizzatrici che contiene un video capovolto di Salvini stesso con la frase: «Avremmo bisogno di un giustiziere sociale, di quelli che compaiono nella storia, che dopo aver ucciso vengono marcati come anarchici…». Salvini ha detto che «una delle “sardine democratiche”» fino a poco tempo fa invocava il suo «omicidio da parte di un giustiziere e mi raffigurava a testa in giù. Bella roba».

Sulla pagina Facebook delle “sardine”, gli organizzatori hanno detto che i loro avversari «hanno già attivato la macchina del fango: ci accusano di essere assassini, figli di papà, cazzari. Ci accusano di non esistere. Vorrebbero non esistessimo. Perché se non ci fossimo, la pancia continuerebbe a prevalere sulla testa. Avevamo già detto che sarebbero stati tempi duri e che non si sarebbe tornati indietro. Ora abbiamo due possibilità. Tornare a nasconderci dietro responsabilità altrui oppure rispondere alla chiamata del vivere civile e democratico». Mattia Santori, il 32enne che finora ha parlato pubblicamente per raccontare e spiegare l’iniziativa, ha detto che dopo Modena ci saranno altre azioni di piazza.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.