• Cultura
  • giovedì 14 novembre 2019

Come si fanno i soldi dei film

Quelle che vediamo per esempio dentro i borsoni dopo le rapine non sono vere banconote, ma a volte capita che finiscano in circolazione

Dentro Rush Hour 2, film comico poliziesco del 2001 con Jackie Chan e Chris Tucker, c’è una celebre scena realizzata all’interno dell’hotel Desert Inn di Las Vegas in cui l’esplosione di una bomba fa saltare in aria la sala del casinò (che nel film di chiama Red Dragon) e con essa banconote per un miliardo di dollari. Ovviamente erano banconote false, prodotte appositamente da un’azienda specializzata nella realizzazione di materiale di scena, gli Independent Studio Services (ISS).

Alcuni giorni dopo la fine delle riprese di quella scena, però, successe qualcosa di inatteso: 19 di quelle banconote furono trovate in circolazione a Las Vegas, a Los Angeles e addirittura in Minnesota. Alcune comparse infatti le avevano raccolte e avevano iniziato a utilizzarle nei negozi. Alcuni negozianti non si accorsero della falsità dei soldi e li accettarono, così le banconote finirono presto in circolazione.

Ad accorgersene furono invece gli agenti del Secret Service, l’agenzia governativa americana che ha tra i suoi compiti quello di contrastare la falsificazione dei soldi, che risalì alla società che aveva realizzato le banconote, confiscò tutte quelle prodotte fino ad allora e ordinò di interrompere la produzione. Secondo il Secret Service, infatti, le banconote finte erano state fatte talmente bene da risultare quasi indistinguibili da quelle autentiche: la legge statunitense sulla contraffazione di valuta impone infatti che le banconote false realizzate come materiale di scena siano facilmente riconoscibili, in modo che non possano entrare in circolazione. Come ha raccontato un recente articolo dell’Atlantic, quello del film Rush Hour 2 non è un caso isolato: spesso le banconote false prodotte per il cinema finiscono in vendita su Amazon o eBay e poi entrano in circolazione a causa della disattenzione dei commercianti, che accettano i soldi senza far troppo caso a cosa hanno tra le mani.

La storia delle banconote false per il cinema
Negli Stati Uniti, agli albori della storia del cinema, nei film venivano usate banconote vere, ma nei primi anni del Novecento – in seguito all’introduzione di alcune leggi che vietarono la rappresentazione delle banconote nei film e in foto, per impedire che ciò potesse contribuire alla loro contraffazione – gli studi cinematografici dovettero trovare un’alternativa. Per ovviare a questo problema nel 1920, alla fine della Rivoluzione messicana, gli studi di Hollywood acquistarono grosse quantità di valuta messicana, che si era fortemente svalutata durante gli anni di guerra, e cominciarono a usare quelle banconote come materiale di scena.

Questa pratica andò avanti fino agli anni Sessanta, quando gli studi cominciarono a produrre in proprio le banconote false da usare nei film, spesso stampandoci sopra il logo della casa di produzione in modo che fossero distinguibili da quelle vere. Negli anni successivi l’esigenza di avere banconote che fossero più realistiche fu aiutata dal Counterfeit Detection Act del 1992, che permise la riproduzione delle banconote statunitensi a patto che fossero il 75 per cento più piccole del normale, o il 150 per cento più grandi, stampate solo da un lato, e che tutte le matrici utilizzate per stamparle fossero distrutte una volta finita la produzione.

Come sono fatte
Rich “RJ” Rappaport – che possiede la RJ Props, una società specializzata in banconote false che ha realizzato il materiale usato in film come The Wolf of Wall Street, Fast and Furious, e per la serie di Netflix Ozark – ha raccontato a CNN che realizzare banconote false è molto complicato, e che non sono molte le società che rispettano in pieno le regole della legge anti-contraffazione. La RJ Props produce due tipi di banconote, una di livello medio e una di livello elevato. La prima è stampata da entrambi i lati, e se la si osserva da vicino si nota subito che è falsa: per questo motivo si utilizza generalmente nelle inquadrature da lontano. La seconda invece è stampata solamente da un lato, e risulta pressoché identica a una banconota vera: per questo motivo si usa soprattutto nelle inquadrature ravvicinate, dove serve maggiore realismo.

(Le banconote di qualità standard RJ Props)

A un primo sguardo queste banconote sembrano vere in tutto e per tutto, e bisogna far caso ai minimi dettagli per accorgersi della loro falsità. Nel caso delle banconote da 100 dollari, per esempio, al posto della scritta “United States Federal Reserve” c’è scritto “Unreal Fake Currency Reserve”; il sigillo delle Federal Reserve è diverso da quello originale, e sotto il volto di Benjamin Franklin non c’è il suo nome; e al posto delle firme del tesoriere degli Stati Uniti e del segretario del Tesoro ci sono le scritte “Ima Not Real” e “Not Real Currency”. Inoltre, se si presta attenzione, si nota che “United States” è scritto con una W al posto della U.

Generalmente la RJ Props vende le sue banconote in pacchetti da 100 unità, con costi che variano da 45 a 65 dollari l’uno, a seconda della minore o maggiore qualità. A questo si possono inoltre aggiungere 20 dollari per pacchetto se si vuole che le banconote abbiano un aspetto “vissuto”. «È molto difficile farlo, molto più difficile di quanto la gente possa immaginare», ha detto Rappaport. «È fatto a mano. Ogni banconota è spiegazzata, sgualcita, macchiata, bruciata dalle sigarette. Tutte cose che si potrebbero trovare sui soldi in circolazione. È un processo difficile, che di solito richiede 15 o 20 persone sedute attorno a un tavolo».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.