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  • venerdì 1 Novembre 2019

Da oggi in Austria non si può più fumare nei bar e nei ristoranti

Era uno degli ultimi paesi in Europa dove si poteva ancora fare: il divieto è stato approvato dopo che il partito di estrema destra FPÖ è uscito dal governo

Il primo novembre in Austria è entrato in vigore il divieto di fumo negli spazi pubblici al chiuso: l’Austria era rimasto uno degli ultimi paesi europei a permetterlo e la misura è arrivata dopo anni di prolungati dibattiti e proteste. Il divieto era stato approvato dal Parlamento lo scorso luglio, con la sola opposizione del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), di estrema destra, che nel 2018, quando faceva parte del governo, era riuscito a impedire l’entrata in vigore del divieto. Una buona parte della popolazione e l’Associazione dei medici austriaci però avevano protestato e quasi 900mila persone avevano firmato una petizione per introdurre il divieto.

Da maggio il FPÖ non fa più parte del governo e alle ultime elezioni, a fine settembre, ha perso quasi nove punti percentuali rispetto alle elezioni del 2017: questo ha permesso di rivotare e approvare il divieto di fumo nei locali pubblici molto facilmente.

Quasi un quarto degli 8,8 milioni di abitanti dell’Austria fuma, secondo i dati dell’OCSE: dopo la Grecia e l’Ungheria è il terzo paese membro dell’Unione Europea in cui si fuma di più. Per confronto, in Italia, dove il divieto di fumare nei locali pubblici entrò in vigore nel 2005, la percentuale delle persone che fumano almeno una volta al giorno è di poco inferiore al 20 per cento e la media europea è del 18 per cento.

Finora nei bar e nei ristoranti austriaci si poteva fumare in particolari aree designate, che però raramente erano separate dalle zone non fumatori. Inoltre, i locali con una metratura inferiore ai 50 metri quadrati potevano lasciare liberi i clienti di fumare ovunque, senza dover creare separazioni. Solo in alcuni locali gestori avevano già scelto autonomamente di vietare il fumo.

Un fumatore in un bar di Vienna, in Austria, il 22 marzo 2018 (La Presse/JOE KLAMAR / AFP)