• Scienza
  • domenica 29 settembre 2019

Perché è così difficile fermare il tumore del pancreas

In Italia è il quinto tumore per mortalità, viene spesso diagnosticato quando è troppo tardi e non ci sono ancora esami efficaci per una diagnosi precoce

In media ogni giorno in Italia muoiono 485 persone a causa di un tumore. Il maggior numero di decessi è dovuto al tumore del polmone (12 per cento), seguito da quelli del colon-retto (7 per cento), della mammella (4 per cento) e del pancreas (4 per cento). L’incidenza di quest’ultimo non è molto alta – circa 6mila casi l’anno in Italia – ma è difficile da diagnosticare precocemente, e per questo è tra le principali cause di morte per tumore. Circa il 75 per cento dei pazienti cui viene diagnosticato un cancro al pancreas muore entro un anno dalla diagnosi, e solamente uno su dieci riesce a sopravvivere per cinque o più anni. Da tempo gli oncologi sono alla ricerca di nuove soluzioni per migliorare la diagnosi del tumore al pancreas, ma finora con pochi progressi.

Cos’è il pancreas
Il pancreas è una ghiandola dell’apparato digerente e ha la funzione di produrre tre sostanze: l’insulina e il glucagone, che regolano la concentrazione di zucchero (glucosio) nel sangue, e il succo pancreatico, che contribuisce ai processi di digestione nell’intestino tenue. Per quanto di dimensioni contenute, con una larghezza massima intorno ai 13 centimetri, svolge una funzione essenziale per regolare il metabolismo e il corretto funzionamento dell’organismo.

Tumore al pancreas
I meccanismi che causano il carcinoma pancreatico non sono ancora completamente chiari, e di conseguenza anche i modi in cui fare prevenzione. I principali fattori di rischio noti sono il fumo, l’obesità e il diabete di tipo 2. A oggi non esistono sistemi per diagnosticarlo precocemente, come avviene invece per altri tipi di tumore grazie per esempio alla mammografia e alla colonscopia.

Il tumore al pancreas viene quasi sempre scoperto per caso, mentre si conducono esami diagnostici per comprendere la causa di altri disturbi. Quando si manifestano sintomi dovuti a questo tipo di cancro significa che di solito la malattia si è ormai diffusa, interessando altre parti dell’organismo. In questi casi l’asportazione chirurgica del tumore può non essere sufficiente, o rivelarsi inutile nel caso della sua diffusione ad altri organi.

Diagnosi
A oggi non esiste uno strumento o un protocollo diagnostico per lo screening del tumore al pancreas, che consenta di identificarlo ai suoi primi stadi e di intervenire prima che sia troppo tardi. La possibilità di farlo è ritenuta del tutto insufficiente nelle persone che non presentano sintomi, anche se ritenute a rischio, per esempio per una familiarità con la malattia (parenti che hanno sofferto dello stesso problema). Negli ultimi anni alcune ricerche si sono concentrate nella ricerca di particolari indizi (marcatori) nel sangue, che potrebbero consentire di identificare precocemente un cancro al pancreas. Gli studi condotti finora non hanno però portato a molti risultati, e non ci sono esami affidabili.

La posizione del pancreas nell’organismo non aiuta molto. Si trova dietro lo stomaco ed è circondato dalla milza, dal fegato e da parte dell’intestino tenue. Nei suoi primi stadi il tumore al pancreas non porta particolari sintomi, ed essendo piuttosto raro non è tra le priorità nelle indagini cliniche. Quando si presentano, i sintomi stessi sono piuttosto generici: riduzione dell’appetito, difficoltà nella digestione, dimagrimento, dolore che si irradia verso il dorso. Sono gli stessi sintomi di decine di altre patologie a carico dell’apparato digerente, e non è semplice isolarne le cause.

I precursori
Come ha spiegato un recente editoriale pubblicato sulla rivista scientifica JAMA lo scorso agosto, la maggior parte dei tumori al pancreas si sviluppa in seguito a una neoplasia intraepiteliale pancreatica (PanIN), che ai suoi primi stadi ha in media un diametro di appena 5 millimetri, visibile solamente al microscopio. Non c’è modo di identificarla con una TAC o una risonanza magnetica. Altre lesioni che portano al tumore del pancreas sono più evidenti, ma non c’è comunque modo con le attuali tecnologie di distinguere un precursore del cancro da una lesione innocua. E non è una cosa da poco: la rimozione di una lesione innocua è nel migliore dei casi un’operazione inutile, nel peggiore può portare altri danni e complicazioni.

Di recente, alcune ricerche hanno evidenziato come il tumore al pancreas si diffonda piuttosto rapidamente. Alcuni tipi di carcinoma pancreatico raggiungono i vasi che s’irradiano verso il fegato, producendo metastasi estese. Secondo i ricercatori, questo potrebbe spiegare perché in media solo un malato su dieci di cancro al pancreas ha un tumore localizzato e non ancora diffuso.

Le stime dicono che una diagnosi precoce consente di far aumentare di sei volte la probabilità di sopravvivere a un tumore del pancreas. Per questo centri di ricerca e associazioni che si occupano di oncologia fanno pressioni sulle aziende farmaceutiche, e non solo, per sviluppare nuovi esami non invasivi per la diagnosi, a partire da quelli del sangue alla ricerca di particolari marcatori.

I tumori in Italia
In Italia solo nel 2019 si stima che saranno diagnosticati circa 371mila nuovi casi di tumore maligno, con una prevalenza negli uomini rispetto alle donne. In media, mille persone ricevono ogni giorno una diagnosi di tumore maligno. Il tumore più frequente per gli uomini è quello alla prostata, seguito da quello al polmone e al colon retto. Nelle donne il tumore più frequente è quello alla mammella, seguito da colon-retto e polmone. Grazie alla prevenzione e alle diagnosi precoci, il tasso di mortalità per buona parte dei tumori più frequenti è diminuito sensibilmente negli ultimi anni. Il tumore al pancreas è in crescita, probabilmente grazie alla disponibilità di migliori strumenti diagnostici, che consentono di isolarlo come causa, anche se quasi sempre quando è tardi per terapie efficaci.

In Italia l’incidenza dei tumori è in calo: circa 2mila casi in meno stimati per quest’anno rispetto al 2018. È invece in aumento la sopravvivenza ai tumori: a 5 anni dalla diagnosi, vive il 63 per cento delle donne con tumore e il 54 per cento degli uomini. Un paziente su quattro è tornato ad avere la medesima aspettativa di vita della popolazione generale, dopo aver ricevuto le cure, e può considerarsi guarito.

Adottare stili di vita sani, con un’alimentazione equilibrata e una moderata attività fisica, contribuisce a ridurre il rischio di ammalarsi di cancro. Il fumo continua a essere la principale causa di un’ampia varietà di tumori, a cominciare da quello al polmone, che fa registrare il maggior numero di morti tra gli uomini malati di cancro in Italia, in tutte le fasce di età.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.