Il gestore di un negozio di sigarette elettroniche a Biddeford, nel Maine. (AP Photo/Robert F. Bukaty)
  • Scienza
  • martedì 24 Settembre 2019

Come è stato scoperto il problema con le sigarette elettroniche

Un caso in particolare in Wisconsin ha fatto unire i puntini ai medici, ma rimangono ancora moltissimi dubbi

Il gestore di un negozio di sigarette elettroniche a Biddeford, nel Maine. (AP Photo/Robert F. Bukaty)

L’11 luglio una ragazza 18enne con forti problemi a respirare si presentò alla clinica pediatrica Bluemound di Brookfield, alla periferia di Milwaukee, Wisconsin: la visitò la medica Jennifer Schreiber, che osservando il colorito grigiastro della sua pelle e i suoi respiri affannati capì che aveva bisogno di andare in un ospedale. Nel giro di dieci minuti la ragazza fu trasportata in ambulanza al reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Pediatrico del Wisconsin, a Milwaukee: i medici non lo sapevano ancora, ma il caso della ragazza avrebbe provocato nei mesi successivi la crisi statunitense delle sigarette elettroniche, ha raccontato un reportage del Wall Street Journal.

La ragazza, che si era appena diplomata ed era anche una podista, si era già presentata in ospedale qualche giorno prima, per gli stessi problemi respiratori: una lastra aveva mostrato delle anomalie polmonari e le era stata fatta una normale diagnosi di polmonite, con annessa prescrizione per gli antibiotici. Quando si presentò nuovamente alla clinica, quattro giorni dopo, non riusciva quasi a camminare: Schreiber la attaccò subito all’ossigeno, dandole delle medicine per aiutarla a respirare e per abbassarle la febbre. Vedendo che non reagiva come avrebbe dovuto, la fece trasferire in ospedale: un’ora e mezza dopo stava respirando con una maschera in terapia intensiva.

La ragazza era la sesta paziente in poco più di un mese arrivata in quell’ospedale con gli stessi problemi respiratori, con dolori al petto e molto indebolita, ma senza segni di infezione. I medici cercarono qualcosa che la accomunasse con gli altri pazienti, scorrendo dettagliatamente le loro cartelle cliniche e ponendo ogni tipo di domande, in cerca di segni di infezioni particolari, allergie, funghi, viaggi in mete esotiche. Trovarono infine una cosa: tutti fumavano le cosiddette sigarette elettroniche, quei dispositivi che sfruttano l’evaporazione di un liquido per simulare le sigarette, diffusi in tutto il mondo.

Il giorno dopo la dottoressa Schreiber chiamò l’ospedale per chiedere come stesse la ragazza e un infermiere le parlò dei casi simili, spiegandole dell’ipotesi delle sigarette elettroniche. Schreiber ha spiegato al Wall Street Journal che non ci aveva minimamente pensato, e che credeva fosse una normale infezione non curata. I medici decisero che l’ipotesi doveva essere resa pubblica, per evitare che altri pazienti con lo stesso problema negli Stati Uniti e altrove fossero curati inutilmente per una infezione. Il 25 luglio tennero una conferenza stampa in cui avvertirono del problema, e nei giorni seguenti negli ospedali di tutti gli Stati Uniti vennero riconosciuti centinaia di casi simili: oggi quelli confermati sono 530, in 39 stati americani. Otto persone sembrano essere morte per i problemi respiratori legati alle sigarette elettroniche.

Due fumatori di sigarette elettroniche a San Francisco. (AP Photo/Samantha Maldonado)

Presto medici da tutto il paese cominciarono a chiamare l’ospedale del Wisconsin per confrontarsi sulle cure da utilizzare. Le autorità sanitarie dello stato chiesero a tutte le cliniche e gli ospedali di segnalare eventuali casi simili. Qualche giorno dopo ricevettero una segnalazione dall’Illinois, le cui autorità aprirono un’indagine insieme a quelle del Wisconsin notificando i CDC (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie), il più importante organo di controllo sulla salute pubblica statunitense. I sintomi dei casi registrati negli Stati Uniti sono vari e soprattutto di diversa gravità, ma vanno generalmente dalla mancanza di fiato ai dolori al petto alla spossatezza, comprendendo talvolta problemi gastrointestinali, febbre e perdita di peso. Le radiografie e le tac mostrano generalmente macchie bianche sui polmoni, ma i risultati degli esami escludono infezioni.

Nelle settimane seguenti la voce si sparse in tutta la comunità scientifica americana e tra molti medici, alcuni dei quasi collegarono casi particolari visti nelle precedenti settimane all’ipotesi dei danni da sigaretta elettronica. Dixie Harris, specialista di malattie polmonari dell’Intermountain Healthcare dello Utah, aveva per esempio avuto diversi pazienti che rientravano nella casistica descritta dai medici del Wisconsin. Ragazzi così giovani con simili problemi polmonari sono molto rari, eppure ne aveva visitati quattro nel giro di pochi giorni, ha raccontato al Wall Street Journal: segnalò tutto ai CDC, che iniziarono a comunicare all’opinione pubblica il problema a metà agosto, arrivando nel giro di un paio di settimane a sconsigliare l’uso delle sigarette elettroniche.

Le sigarette elettroniche sono in circolazione da anni, e da anni scienziati e ricercatori di tutto il mondo provano a valutarne i potenziali rischi, con risultati contrastanti. Nei liquidi di alcune ricariche sono state trovate sostanze potenzialmente pericolose, ma la scarsa regolamentazione ha reso molto complicato studiare con accuratezza gli effetti dei dispositivi sulla salute. Finora le sigarette elettroniche erano generalmente considerate molto meno dannose di quelle tradizionali, e non erano mai state considerate nella diagnosi di problemi polmonari; questa è apparentemente la prima ondata di problemi respiratori legata alle sigarette elettroniche, e – sempre apparentemente – riguarda soltanto gli Stati Uniti.

Non si sa ancora che cosa, nello specifico, causi i problemi, e non si è capito perché ci sia stato un improvviso aumento dei casi negli ultimi mesi. L’ipotesi più diffusa è che qualche sostanza particolare sia stata aggiunta di recente a certi liquidi delle sigarette elettroniche, ma non si è ancora capito con precisione quale. Si è ipotizzato che fosse un problema limitato ai liquidi contenenti THC, il principio attivo della marijuana, piuttosto diffusi negli Stati Uniti. È stato identificato anche il vitamina E acetato come possibile sostanza responsabile dei problemi, ma presto le autorità hanno chiarito che gli ingredienti sospetti sono diversi.

Alcuni dei pazienti ricoverati, infatti, fumavano soltanto sigarette elettroniche contenenti nicotina, del tipo diffuso anche in Italia. Sono in corso delle indagini per provare a individuare la causa precisa, ma nel frattempo i CDC hanno raccomandato di non fumare le sigarette elettroniche, o almeno di evitare i dispositivi e le ricariche modificate o vendute clandestinamente. Si ritiene infatti che perlomeno una parte dei casi possano essere stati causati da liquidi preparati artigianalmente, magari seguendo la stessa nuova ricetta.

Qualcuno si è anche chiesto se la crisi sembri improvvisa semplicemente perché si è iniziato soltanto ora a riconoscere questi problemi respiratori come collegati alle sigarette elettroniche. Susan Walley, ricercatrice della University of Alabama e presidente di un’organizzazione che controlla il consumo di tabacco tra gli adolescenti, ha spiegato a BuzzFeed News che le è capitato di chiedere a dei ragazzi se fumassero sigarette elettroniche, ricevendo una risposta negativa, salvo poi scoprire che fumavano la Juul, una popolare sigaretta elettronica con le ricariche aromatizzate. Molti ragazzi non la considerano una sigaretta elettronica, e questo potrebbe aver complicato le diagnosi prima della crisi.

Gli stessi dubbi riguardano il perché i casi siano limitati agli Stati Uniti: perché i problemi sono causati da ingredienti diffusi soltanto lì, o perché altrove non sono stati riconosciuti? Già l’anno scorso diverse riviste scientifiche avevano pubblicato studi che attribuivano alle sigarette elettroniche casi di malattie polmonari che risalivano anche al 2012, ma non avevano ricevuto molta attenzione. Ora il sospetto principale è che i problemi siano causati dall’esposizione dei polmoni a una o più sostanze chimiche particolari, e i medici statunitensi sono stati avvisati sui sintomi da riconoscere per diagnosticare correttamente il problema, che è stato identificato con la sigla VAPI. I pazienti che rientrano in questa casistica vengono normalmente attaccati all’ossigeno, e vengono somministrati loro degli steroidi che sembrano aiutare a ridurre l’infiammazione. Non si sa ancora se l’infiammazione possa causare danni permanenti tra i pazienti che guariscono.

La crisi delle sigarette elettroniche, dai primi giorni di settembre, si è rapidamente diffusa: sebbene non siano stati ancora registrati casi sospetti fuori dagli Stati Uniti, l’India ha detto che ne vieterà la vendita, e sembra che anche la Cina stia progettando una regolamentazione molto restrittiva. La California si sta invece muovendo contro le reti di distribuzione di liquidi modificati illegalmente, mentre la catena di supermercati Walmart ha smesso di vendere del tutto le sigarette elettroniche.

Donald Trump ha anticipato che potrebbe decidere di vietare del tutto le ricariche aromatizzate, al centro di una controversia precedente ai casi sospetti. I dispositivi per il vaping aromatizzati, e specialmente quelli Juul, hanno avuto un enorme successo tra gli adolescenti, anche tra quelli che non fumano normalmente tabacco, una pratica intorno alla quale negli Stati Uniti c’è un sempre maggiore stigma sociale. Vietare le ricariche alla frutta o alla menta è considerata una possibile soluzione, ma in molti avvertono che rischia di privare molti ex fumatori di un’alternativa alle sigarette, riportandoli al tabagismo (e sospettano che Trump intenda vietare del tutto le ricariche per le pressioni dell’industria del tabacco).