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  • lunedì 16 settembre 2019

Tre persone sono state arrestate a Messina con l’accusa di aver torturato decine di migranti in un campo di prigionia in Libia

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha ordinato il fermo di tre persone accusate di aver sequestrato e torturato decine di migranti in un campo di prigionia in Libia. I migranti, che erano arrivati in Libia da altri paesi africani con l’obiettivo di attraversare il Mediterraneo e sbarcare in Europa, venivano sequestrati nel centro di prigionia di Zawyia e torturati per mesi, e liberati solo dopo il pagamento di un riscatto.

Repubblica scrive che le tre persone arrestate sono il guineano Mohamed Condè, detto Suarez, e gli egiziani Hameda Ahmed e Ashuia Mahmoud. I tre, che sono accusati di sequestro di persona, tratta di esseri umani e tortura, sono stati fermati nell’hot spot di Messina, dove si trovavano dopo essere arrivati in Italia insieme ad altri migranti.

L’arresto è stato possibile dopo che alcuni migranti arrivati a Lampedusa a luglio a bordo della nave Alex della ong Mediterranea avevano riconosciuto i tre uomini nelle foto mostrate loro dagli agenti della squadra mobile di Agrigento.

Repubblica riporta le testimonianze di alcuni dei migranti che avevano subito le torture. «Le condizioni di vita, all’interno di quella struttura, erano inaudite. Ci davano da bere acqua del mare e, ogni tanto, pane duro. Noi uomini, durante la nostra permanenza, venivamo picchiati per sensibilizzare i nostri parenti a pagare denaro in cambio della nostra liberazione. Ci davano un telefono col quale dovevamo contattarli per dettare loro le modalità di pagamento. Durante la mia prigionia ho avuto modo di vedere che gli organizzatori hanno ucciso a colpi di pistola due migranti che avevano tentato di scappare». I testimoni hanno anche raccontato che tutte le donne presenti nel campo di prigionia sono state ripetutamente violentate e che molte persone sono morte a causa delle torture subite.

Migranti su una barca intercettata dalla Guardia Costiera libica al largo della Libia (Libyan Coast Guard via AP, File)

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