Il presidente dell'Argentina Mauricio Macri, l'11 agosto 2019 (AP Photo/Tomas F. Cuesta)
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  • lunedì 12 agosto 2019

In Argentina le “pre-elezioni” sono andate male per Macri

L'attuale presidente ha ottenuto solo il 32 per cento dei voti e a ottobre ci saranno le vere presidenziali

Il presidente dell'Argentina Mauricio Macri, l'11 agosto 2019 (AP Photo/Tomas F. Cuesta)

Domenica in Argentina si sono tenute le elezioni primarie con cui formalmente si scelgono i candidati presidenti per le prossime elezioni, ma che di fatto costituiscono una sorta di sondaggio nazionale obbligatorio: sono andate male per il presidente di centrodestra Mauricio Macri, che si è ricandidato, e bene per il suo principale sfidante, il peronista Alberto Fernández del Frente de Todos, che ha come candidata vicepresidente Cristina Kirchner, presidente dal 2007 al 2015. Non ci sono ancora i risultati ufficiali, ma Macri ha di fatto riconosciuto la sconfitta dicendo che le primarie sono state delle «brutte elezioni» per la sua coalizione, Juntos por el Cambio. Con il 58 per cento dei voti contati, Fernández ha ottenuto il 47 per cento dei voti, Macri il 32 per cento.

Alberto Fernández, l’11 agosto 2019 (AP Photo/Tomas F. Cuesta)

Le elezioni presidenziali sono in programma per il 27 ottobre. Il sistema delle primarie, che fu introdotto nel 2009 dall’allora presidente Cristina Kirchner, dopo una sconfitta imprevista nelle elezioni di metà mandato, si chiama ufficialmente “primarie simultanee obbligatorie” (“PASO”, in spagnolo) e obbliga tutti i partiti che intendono partecipare alle elezioni presidenziali a presentare almeno un candidato. Il sistema obbliga anche gli elettori e le elettrici con età compresa tra 18 e 70 anni a votare: non farlo può comportare una multa. Non c’è dunque alcuna competizione interna ai partiti – come succede per esempio per le primarie negli Stati Uniti – e per questo le primarie vengono considerate come delle pre-elezioni.

Dopo la diffusione dei risultati preliminari Macri ha detto che il risultato negativo del voto obbliga lui e la sua coalizione, a partire da oggi, a «raddoppiare gli sforzi per ottenere a ottobre il sostegno necessario per continuare il cambiamento». Macri vinse le elezioni nel 2015 promettendo che avrebbe rivoluzionato la politica del suo paese e fatto ripartire l’economia aprendo ai mercati internazionali. La sua popolarità tra gli elettori è calata a causa di una nuova crisi economica, che lo ha costretto a chiedere l’intervento del Fondo Monetario Internazionale e a imporre una serie di misure di austerità; finora le sue riforme non hanno dato i risultati sperati.

Se alle elezioni del 27 ottobre nessun candidato arriverà al 45 per cento dei voti o se non ci sarà almeno un 10 per cento di margine tra il candidato che avrà ottenuto tra il 40 e il 44 per cento dei voti e il candidato dietro di lui, si terrà un secondo turno a novembre. Se domenica si fosse votato per le vere e proprie elezioni Fernández sarebbe il nuovo presidente.

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