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  • giovedì 8 agosto 2019

Uno dei più grandi arresti di immigrati irregolari negli Stati Uniti

680 persone che vivevano in Mississippi sono state arrestate mentre si trovavano al lavoro: molte di loro saranno espulse

AP Photo/Rogelio V. Solis

Mercoledì 680 persone accusate di essere immigrate illegalmente negli Stati Uniti sono state arrestate in Mississippi, nella più grande operazione di questo tipo degli ultimi dieci anni almeno negli Stati Uniti, e una delle più grandi mai fatte in un singolo stato americano. Più di 600 agenti di polizia sono arrivati contemporaneamente in diversi stabilimenti di produzione di carne: dopo aver fatto uscire tutti i dipendenti, hanno arrestato quelli che ritenevano essere immigrati irregolari, caricandoli su autobus con le mani ammanettate e spostandoli in centri di detenzione.

Gli arresti sono stati fatti dalla ICE, l’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale che si occupa di far rispettare le leggi sull’immigrazione, al termine di un’indagine di un anno, dice il New York Times. Negli Stati Uniti non è affatto infrequente che immigrati irregolari trovino lavoro con contratti regolari, che paghino le tasse e conducano vite apparentemente normali: a volte lo fanno anche con contratti irregolari, grazie alla connivenza dei loro datori di lavoro, o con trucchi piuttosto banali come usare un social security number (una sorta di codice fiscale) di altre persone. Periodicamente l’ICE fa operazioni come quella di ieri e arresta decine o centinaia di persone, che spesso vengono poi espulse nei loro paesi di provenienza.

Gli arrestati di ieri, in maggioranza immigrati latinoamericani, lavoravano in sette impianti di lavorazione della carne. Tre di questi appartengono a Peco Foods, una delle più grandi società dello stato, e un quarto appartiene a Koch Food, uno dei più grandi produttori di carne di pollo. L’ICE ha detto che alcune delle persone arrestate potrebbero essere rilasciate per “ragioni umanitarie”, ma che tutte verranno processate dai tribunali per l’immigrazione e che molte di loro resteranno agli arresti fino al processo.

Il New York Times, raccogliendo video e testimonianze, ha raccontato scene di grande preoccupazione durante le operazioni dell’ICEcon genitori preoccupati per le sorti dei loro figli (che in molti casi vivevano con loro negli Stati Uniti) e altri familiari accorsi che hanno assistito agli arresti da fuori le recinzioni degli stabilimenti. Operazioni come quella di ieri sono tuttavia una novità e non sono legate direttamente alla maggior durezza chiesta dal presidente statunitense Donald Trump nella lotta all’immigrazione: nel 2006, 1.200 persone vennero arrestate in tutto il paese in un’altra retata in impianti di lavorazione della carne, mente nel 2008 in Iowa 400 persone furono arrestate in un impianto di produzione di carne kosher, solo per citare i due episodi recenti più importanti.

Gli impianti di produzione e lavorazione della carne negli Stati Uniti sono tra quelli dove si fa più uso di lavoratori immigrati, a causa delle condizioni di lavoro difficili, a contatto con animali morti, in ambienti freddi e pericolosi. Le società coinvolte negli arresti, che potrebbero essere multate, hanno detto che adoperano tutti i sistemi esistenti per verificare le generalità dei loro lavoratori, affidandosi anche a un apposito registro federale. Mike Hurst, il procuratore per il Southern District of Mississippi, che ha curato le indagini e gli arresti, ha parlato della «più grande operazione anti immigrazione in un singolo stato nella storia degli Stati Uniti» e ha minacciato altre aziende che impiegano lavoratori illegali di ricevere un simile trattamento.

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