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  • mercoledì 7 agosto 2019

La contestata riforma dello sport

Il disegno di legge per riorganizzare il CONI, già oggetto di polemiche tra il governo e il presidente Giovanni Malagò, ora preoccupa molto anche il Comitato Olimpico Internazionale

Giancarlo Giorgetti e Giovanni Malagò nella sede del CONI a Roma (Fabio Cimaglia/LaPresse)

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) di Losanna ha scritto una lettera al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) esprimendo «serie preoccupazioni» per alcune delle principali disposizioni contenute nella riforma del sistema sportivo italiano approvata martedì in via definitiva dal Senato. Secondo alcuni media italiani la riforma potrebbe portare all’esclusione della delegazione italiana dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 e l’annullamento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ma sono ipotesi al momento lontane e improbabili. Il CIO per ora ha ipotizzato la sospensione o il ritiro temporaneo del riconoscimento del CONI, ma la questione è ancora aperta.

Secondo il CIO la riforma voluta dal governo Conte non sarebbe aderente ai principi della Carta Olimpica, il documento che regolamenta e definisce i doveri delle quattro organizzazioni che fanno parte del movimento olimpico: il CIO, le federazioni sportive, i comitati olimpici nazionali e i comitati organizzatori. Nello specifico il CIO ritiene che con la riforma – promossa soprattutto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti – verrebbe meno l’autonomia del CONI, un elemento fondamentale della Carta Olimpica.

La riforma dello sport prevede principalmente un riordino del CONI. Il governo ha deciso una netta divisione tra il Comitato Olimpico e il CONI Servizi Spa, l’azienda – il cui azionista unico è il ministero dell’Economia – che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia distribuendo il maggior numero di finanziamenti annuali provenienti dallo Stato. Il CONI Servizi è già stato sostituito da un nuovo ente: la società Sport e Salute Spa presieduta da Rocco Sabelli, ex amministratore delegato di Alitalia.

Secondo il disegno di legge approvato dal Senato, il 32 per cento delle entrate fiscali derivate dallo sport che lo Stato versa annualmente al CONI (il quale a sua volta finanziava il CONI Servizi) verrebbe ora diviso tra CONI e Sport e Salute prima del versamento. I 408 milioni di euro previsti per quest’anno si dovranno quindi dividere in questa misura: 40 milioni al CONI per il finanziamento della preparazione olimpica di alto livello e della giustizia sportiva, e 368 milioni a Sport e Salute per gli organismi sportivi, il funzionamento del CONI, l’antidoping, le strutture territoriali e la promozione sportiva.

Secondo il governo questa divisione potrà semplificare il funzionamento del sistema sportivo italiano, riducendo la burocrazia, aumentando la trasparenza ed eliminando possibili conflitti d’interesse. Il governo ha inoltre annunciato che nell’ultimo anno il meccanismo legato alle entrate fiscali del settore sportivo ha generato il 15 per cento in più dell’anno precedente: i 408 milioni di euro previsti inizialmente dovrebbero quindi aumentare a 468.

In merito a questa riorganizzazione, però, il CIO ha scritto: «Il CONI non dovrebbe essere riorganizzato mediante decisioni unilaterali da parte del governo. La sua governance interna e le sue attività devono essere stabilite e decise nell’ambito del proprio statuto, e la legge non dovrebbe avere per obiettivo un micromanaging della sua organizzazione interna e delle sue attività. Le entità che compongono il CONI dovrebbero rimanere vincolate agli statuti del comitato, della Carta Olimpica e agli statuti delle organizzazioni sportive internazionali alle quali sono affiliate. Dovrebbero inoltre rendere conto completamente al CONI per ogni specifica assistenza finanziaria e tecnica che possono ricevere».

Il sottosegretario Giorgetti ha minimizzato le preoccupazioni espresse dal CIO, dicendo che l’emanazione dei prossimi decreti legislativi e attuativi risolverà la questione: «Ora c’è la seconda parte del lavoro da fare con il Parlamento per i decreti legislativi e attuativi. Un lavoro che sarà svolto con equilibrio, misura e realismo per lo sviluppo e il bene del sistema sportivo. In questa sede saranno chiariti anche i dubbi che nascono da un fraintendimento, come dimostra la lettera del funzionario del CIO».

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