Umberto Bossi, al centro, e Francesco Belsito, alla sua sinistra, a Genova nel 2011 (ANSA/LUCA ZENNARO)
  • Italia
  • martedì 6 agosto 2019

La Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di truffa per Bossi e Belsito

Il fondatore della Lega Nord e l'ex tesoriere del partito erano stati condannati in appello per la storia dei rimborsi elettorali

Umberto Bossi, al centro, e Francesco Belsito, alla sua sinistra, a Genova nel 2011 (ANSA/LUCA ZENNARO)

Martedì sera, dopo cinque ore di camera di consiglio, la Corte di Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di truffa per Umberto Bossi e Francesco Belsito, rispettivamente fondatore della Lega Nord ed ex tesoriere del partito. La Cassazione, che si è espressa in merito al processo sulla truffa ai danni dello stato per la famosa storia dei rimborsi elettorali, ha inoltre confermato la confisca dei 49 milioni di euro alla Lega, decisa lo scorso 26 novembre dalla Corte d’Appello di Genova. Belsito resta comunque responsabile del reato di appropriazione indebita, per il quale ci sarà la rideterminazione della pena in appello.

La storia dei soldi della Lega, dall’inizio

Nel processo d’appello i giudici di Genova avevano di fatto confermato il verdetto del primo grado, infliggendo 1 anno e 10 mesi di carcere a Bossi e 3 anni e 9 mesi a Belsito. Erano inoltre stati condannati anche i tre revisori Diego Sanavio, Antonio Turci e Stefano Aldovisi (i primi due a 8 mesi di carcere, il terzo a 4), accusati di indebita percezione di erogazioni a danno dello stato.

La sentenza della Corte di Cassazione ha riguardato una storia cominciata diversi anni fa, definita il più grave scandalo che abbia mai coinvolto la Lega. Al centro dello scandalo c’erano i rimborsi elettorali ricevuti dalla Lega – che allora si chiamava Lega Nord – tra il 2008 e il 2010, che erano stati utilizzati però per spese personali. Le indagini erano iniziate nei primi mesi del 2012, quando Belsito fu indagato per la sua gestione dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito, trasferiti in alcuni casi all’estero dove erano stati investiti in varie attività, tra cui l’acquisto di diamanti. La vicenda aveva portato alle dimissioni di Bossi dalla carica di segretario e alla sua condanna a 2 anni e 6 mesi.

Nel 2017, nell’ambito del processo per truffa, il tribunale di Genova aveva inoltre deciso di procedere alla confisca al partito di circa 49 milioni di euro, a titolo di risarcimento per i rimborsi ingiustamente utilizzati. Oggi la confisca è stata confermata dalla Cassazione.

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