(LEON NEAL/AFP/LaPresse)
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  • martedì 23 Luglio 2019

Boris Johnson sarà primo ministro del Regno Unito

L'eccentrico e controverso ex sindaco di Londra è stato eletto nuovo leader del Partito Conservatore

(LEON NEAL/AFP/LaPresse)

Boris Johnson ha vinto le elezioni per la scelta del nuovo leader del Partito Conservatore britannico e siccome nel sistema britannico il capo del partito di maggioranza in Parlamento è automaticamente il capo del governo, Johnson sarà il nuovo primo ministro del Regno Unito al posto della dimissionaria Theresa May.

Da inizio giugno i parlamentari conservatori avevano tenuto una serie di votazioni sui candidati, eliminando di volta in volta chi aveva ricevuto meno voti: la scelta tra i due rimasti, Boris Johnson e Jeremy Hunt, è spettata agli iscritti del partito, che nelle ultime settimane hanno indicato la loro preferenza per posta. Il risultato finale è stato ora annunciato oggi e Johnson, che era dato per favorito, riceverà l’incarico di governo mercoledì e poi si insedierà a Downing Street, la residenza del primo ministro a Londra. Johnson ha ricevuto 92.153 voti degli iscritti (circa il 66 per cento del totale), Hunt si è fermato a  46.656 voti.

Le elezioni per il nuovo leader si sono svolte dopo le dimissioni di Theresa May da segretaria del suo partito e quindi anche da prima ministra. May era diventata leader dei Conservatori e prima ministra nel 2016 dopo il referendum su Brexit e le dimissioni di David Cameron, ma è stata però costretta a lasciare l’incarico dopo i ripetuti fallimenti con le trattative per Brexit. Per mesi aveva provato a convincere il parlamento ad approvare l’accordo che aveva negoziato con l’Unione Europea, fallendo ripetutamente e perdendo la fiducia della maggioranza dei parlamentari Conservatori.

La questione più importante di cui si dovrà occupare Johnson sarà appunto Brexit, di cui lui è stato uno dei principali sostenitori del referendum sull’uscita dall’Unione Europea. Nel luglio del 2018 si era anche dimesso da ministro degli Esteri del governo per protesta contro la linea di Theresa May, giudicata come troppo morbida. Tra le altre cose, nelle ultime settimane ha spesso detto di voler considerare la possibilità di uscire dall’Unione Europea senza un accordo (il cosiddetto no-deal), una possibilità che però non piace a molti parlamentari Conservatori. Durante la sua campagna elettorale, Johnson aveva anche promesso di abbassare le tasse a chi dichiarava tra 50.000 e 80.000 sterline all’anno e di voler fare di più per commercianti e imprenditori. Ma con la maggioranza risicatissima dei Conservatori in parlamento, le sue dichiarazioni erano state comunque giudicate strumentali.

Boris Johnson è già molto conosciuto in tutto il mondo, anche se spesso si parla di lui più per le sue gaffe, per le sue stranezze e per le grosse bugie che ha raccontato nella vita (soprattutto sull’Unione Europea). È eccentrico, molto colto, politicamente scorretto, a volte sboccato. Come sindaco di Londra si è fatto conoscere per i suoi comportamenti spesso bizzarri e sopra le righe. In molti, anche all’interno del suo stesso partito, lo considerano un politico poco serio e inaffidabile, ma da anni lui stava costruendo il suo percorso per provare a diventare primo ministro (ci aveva già provato nel 2016, fallendo): era arrivato alle dimissioni di May molto pronto ed era il candidato che aveva ottenuto l’appoggio pubblico del più grande numero di parlamentari.

Johnson ha 55 anni compiuti da poco. Il suo nome completo è Alexander Boris de Pfeffel Johnson ed è nato a New York da una famiglia britannica (ha la doppia cittadinanza). In un’intervista con David Letterman nel 2012 disse che «tecnicamente» poteva anche «diventare presidente degli Stati Uniti». Prima di diventare sindaco di Londra, nel 2008, ha fatto il giornalista al Times, al Daily Telegraph come vicedirettore e poi allo Spectator come direttore. È stato eletto al parlamento nel 2001. Tre anni dopo è diventato responsabile della Cultura, e dal 2005 dell’Istruzione, nel governo ombra di David Cameron (nel Regno Unito, il principale partito di opposizione si organizza con ruoli che rispecchiano quelli del governo, per lavorare in modo più efficace).