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  • giovedì 11 luglio 2019

Chi indica complotti è chi fa complotti

Quelli che annunciano che risolveranno tutto devono indicare dei nemici per giustificare i loro fallimenti, spiegava Karl Popper

Negli ultimi anni le teorie del complotto hanno guadagnato molto spazio: ovvero la tendenza di persone o poteri a costruire ipotesi di occulte cospirazioni per spiegare eventi o accadimenti. La loro diffusione si deve probabilmente a due fattori principali: la facilità delle comunicazioni online – anche e spesso soprattutto le comunicazioni false o suggestive – e il successo dei movimenti e leader “populisti” che usano come strumenti di raccolta di consenso scenari in cui ci siano poteri malvagi, nemici subdoli, capri espiatori. Il filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994) aveva riassunto queste consuetudini in un passaggio del suo libro La società aperta e i suoi nemici, in cui spiegava anche che scenari in cui le cose siano governate occultamente non sono credibili. Non perché non esistano cospirazioni, ma perché le cospirazioni quasi sempre falliscono.

Io non intendo affermare, con questo, che di cospirazioni non ne avvengano mai. Al contrario, esse sono tipici fenomeni sociali. Esse diventano importanti, per esempio, tutte le volte che pervengono al potere persone che credono nella teoria della cospirazione. E persone che credono sinceramente di sapere come si realizza il cielo in terra sono facili quant’altre mai ad adottare la teoria della cospirazione e a impegnarsi in una contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori. Infatti la sola spiegazione del fallimento del loro tentativo di realizzare il cielo in terra è l’intenzione malvagia del Demonio che ha tutto l’interesse di mantenere vivo l’inferno.

Cospirazioni avvengono, bisogna ammetterlo. Ma il fatto notevole che, nonostante la loro presenza, smentisce la teoria della cospirazione, è che poche di queste cospirazioni alla fin fine hanno successo. I cospiratori raramente riescono ad attuare la loro cospirazione.
Perché si verifica questo? Perché le realizzazioni differiscono così profondamente dalle aspirazioni? Perché ciò è quanto normalmente avviene nella vita sociale, ci siano o non ci siano cospirazioni. La vita sociale non è solo una prova di forza fra gruppi in competizione, ma è anche azione entro una più o meno elastica o fragile struttura di istituzioni e tradizioni, azione che provoca – a parte qualsiasi contro-azione consapevole – molte reazioni impreviste, e alcune di esse forse anche imprevedibili, in seno a questa struttura.

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