(AP Photo/Mosa'ab Elshamy)
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  • martedì 9 luglio 2019

Sapete quanti omicidi ci sono in un anno nel mondo?

E poi: aumentano o diminuiscono, e come sono distribuiti per geografia e genere? I dati di un nuovo rapporto dell'ONU

(AP Photo/Mosa'ab Elshamy)

È stato pubblicato un nuovo rapporto dell’UNODC (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) relativo agli omicidi avvenuti nel mondo nel 2017. Il rapporto prende in esame tutti gli episodi di omicidio intenzionale, esclusi quelli avvenuti in zone di guerra e quelli che hanno una giustificazione legale (come nei casi di autodifesa o di omicidi da parte di forze dell’ordine).

Secondo le analisi dell’UNODC, nel 2017 ci sono stati 464mila omicidi, il numero più alto negli ultimi 25 anni (nel 1992 gli omicidi erano stati 395.542). Sempre nel 2017 le persone morte nei conflitti armati sono state 89mila, mentre le morti dovute a atti di terrorismo sono state 26mila. Lo studio mostra anche come però, contemporaneamente alla crescita del numero di omicidi avvenuti nel mondo, ci sia stata anche una diminuzione della percentuale di rischio di essere vittime di omicidio. Questo si deve principalmente all’aumento della popolazione avvenuto negli ultimi anni: nel 1993 il numero di omicidi per 100mila persone era di 7,4, mentre nel 2017 questo dato è sceso a 6,1.

Il rapporto stima inoltre che il 19 per cento di tutti gli omicidi avvenuti nel mondo nel 2017 sia stato causato da organizzazioni criminali, e specifica che dall’inizio del secolo a oggi il numero totale di persone uccise dal crimine organizzato è stato lo stesso del numero di persone uccise a causa delle guerre.

Dove si uccide di più
Il rapporto segnala come ci siano molte differenze nel tasso di omicidi a seconda della zona presa in analisi. In generale il continente americano registra il tasso maggiore di omicidi (17,2 per 100mila abitanti), seguito dall’Africa (13). Asia, Europa e Oceania si assestano invece sotto la media globale (rispettivamente con 2,3, 3 e 2,8 omicidi per 100mila abitanti).

Anche all’interno del continente americano ci sono però notevoli differenze tra paese e paese. Nell’America centrale, per esempio, El Salvador (62,1 omicidi per 100mila abitanti) ha un tasso di omicidi oltre sette volte superiore al Nicaragua (8,3), mentre in Sudamerica il Venezuela (con 56,8 omicidi per 100mila abitanti) ha un tasso sedici volte superiore a quello del Cile (3,5). Il rapporto spiega che l’aumento del tasso di omicidi in certe zone dell’America latina può essere spiegato in base a diversi fattori, e in particolare alla presenza di gang criminali.

A differenza che in America, in Europa il tasso di omicidi è invece in diminuzione: nel 2017 è stato di 3 omicidi per 100mila abitanti, il 63 per cento in meno del 2002. Negli stati dell’Europa del sud il tasso di omicidi è diminuito ancora di più, del 69 per cento, passando dal 2,3 del 1990 allo 0,8 del 2017 (in Italia è stato circa un quarto di quello del 1990).

Anche in Asia il tasso di omicidi è diminuito (il 36 per cento in meno del 1990), mentre i pochi dati disponibili sul continente africano suggeriscono che la situazione sia stabile rispetto agli anni passati. Il rapporto specifica anche che il dato reale relativo ad alcuni paesi dell’Oceano Pacifico potrebbe essere molto più alto di quello effettivamente registrato: in alcune comunità, più isolate e meno civilizzate, si tende infatti ancora a non denunciare gli omicidi alla polizia, preferendo rivolgersi a capi tribù e altre figure di potere locali.

Chi viene ucciso
Il rapporto nota come nel mondo l’81 per cento degli omicidi abbia riguardato uomini, con notevoli picchi in determinate zone, come in alcune regioni nelle Americhe. I maschi sono però anche quelli maggiormente accusati di omicidio: nel 2016, delle 133.500 persone che sono state accusate di omicidio in 49 paesi, solo il 10 per cento erano donne. Anche per quanto riguarda le condanne il numero rimane simile: dai dati disponibili relativi a 74 paesi, tra il 2010 e il 2017 le donne condannate per omicidio sono state il 6 per cento del totale (9 per cento in Europa, 5 per cento in Africa, 7 per cento in America e 6 per cento in Asia).

Le persone a più alto rischio di essere uccise sono i maschi tra i 15 e i 29 anni, un dato spiegabile soprattutto con il gran numero di giovani arruolati dalle gang criminali nel continente americano. In Europa, invece, le persone con il più alto rischio di essere uccise hanno un’età decisamente più alta: tra i 30 e i 44 anni.

Questi dati restano invariati anche per quanto riguarda l’età delle donne che rischiano di essere vittime di omicidio, ma a differenza dei maschi queste rischiano molto di più di essere uccise da un membro della propria famiglia (24 per cento) o da un partner (34 per cento). Il rapporto sottolinea anche come gli uomini che uccidono le proprie partner, rispetto a quelli che uccidono persone con cui non hanno relazioni affettive, hanno lavori migliori e standard di vita più elevati, e spesso non hanno un passato criminale.

Il rapporto si sofferma anche sulla quantità di giornalisti uccisi, notando come negli ultimi dieci anni il numero sia cambiato spesso (passando dai 46 del 2008 agli 8o del 2017, e raggiungendo un picco di 124 nel 2012). Il rapporto nota che nella maggior parte dei casi gli omicidi sono avvenuti in zone di guerra, ma sottolinea come nel 2017 metà degli omicidi dei giornalisti sia avvenuto in zone dove non era in corso un conflitto armato.

Le cause degli omicidi
Il rapporto dice che la gran parte degli omicidi rilevati possono essere spiegati con ragioni di natura socioeconomica: avvengono infatti in zone del mondo dove sono forti le ineguaglianze sociali, con maggiore disoccupazione e instabilità politica, e dove c’è la presenza di criminalità organizzata. Il rapporto nota però che ci sono anche alcune zone dove gli alti o bassi livelli di omicidi non sono spiegabili solo con ragioni socioeconomiche, citando come fattori da tenere in conto il consumo di alcol e di droghe e il progresso o meno nell’uguaglianza di genere.

I paesi dove c’è il maggior divario tra ricchi e poveri, inoltre, hanno tassi di omicidi più alti rispetto a quelli dove c’è una minore disparità di reddito tra le persone. Questo si vede bene, secondo il rapporto, analizzando la situazione di alcuni paesi di America e Africa, dove la crescita economica degli anni recenti ha portato alcune persone ad arricchirsi molto ai danni di molte altre rimaste in povertà. Per questo motivo, nota l’UNODC, è necessario che i governi dei singoli paesi adottino strategie per migliorare le condizioni di vita, la salute e l’educazione dei propri abitanti, per abbassare nei prossimi anni il tasso di omicidi. Per come sono le cose al momento, però, l’UNODC nota come l’obiettivo delle Nazioni Unite di riuscire a ridurre le forme di violenza in tutti i paesi membri entro il 2030 sia difficilmente raggiungibile.

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