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  • lunedì 8 luglio 2019

Le città cinesi che vietano agli uomini di scoprire la pancia arrotolando la maglietta

Ovvero il cosiddetto "bikini pechinese", molto diffuso quando fa caldo ma considerato incivile

Durante l’estate in Cina – e nelle moltissime Chinatown in giro per il mondo – non è raro vedere uomini in giro per la città con le magliette arrotolate e la pancia scoperta. Nonostante il nome, la popolarità del cosiddetto “bikini pechinese” non è limitata solo alla capitale. Diverse città cinesi hanno deciso recentemente di vietare questa pratica. L’ultima è Jinan, una città di 8,7 milioni di abitanti nella provincia orientale dello Shandong, dove nonostante le alte temperature le autorità hanno emesso un decreto che proibisce agli uomini, in particolare ai “nonni”, di camminare a torso nudo o di mostrare la pancia, comportamento descritto come “incivile”.

Come spiega la giornalista Anna Fifield sul Washington Post, andare in giro con la pancia scoperta è però una pratica molto diffusa e basata su un principio della medicina tradizionale cinese secondo cui avere uno stomaco all’aria aiuta a diffondere l’energia “qi” attorno agli organi interni.

A Jinan non è prevista una multa per gli uomini che violano la regola, ma un avvertimento a voce. «L’obiettivo non è punire», ha detto un funzionario locale. «Vogliamo solo che le persone prestino più attenzione a questo tipo di comportamento antisociale». Il governo locale ha poi invitato i dipartimenti della città, i mezzi di informazione e varie organizzazioni a svolgere un ruolo attivo nel garantire che il decoro non venga violato. Anche altre città del paese hanno applicato lo stesso divieto, prevedendo però un sistema di multe pari a circa 25 euro in caso di pancia scoperta. A Tianjin, una città portuale fuori Pechino, le autorità hanno persino diffuso un video per “educare” la popolazione: si vede una donna che presenta suo padre (con la pancia nuda) al suo ragazzo, che rimane scioccato: «Questo è tuo padre? Non è affatto civile».

Sul social network Weibo, una specie di Twitter cinese, stanno circolando reazioni contrastanti. C’è chi sostiene gli sforzi dei vari governi locali, raccomandando di promuovere il divieto anche a livello nazionale, e c’è chi invece li critica: «Non c’è niente di sbagliato nello stare senza maglietta. I nostri antenati lo fanno da generazioni. Il governo dovrebbe prestare maggiore attenzione al miglioramento del benessere delle persone». Alcune persone intervistate sul Washington Post hanno aggiunto che la misura è discriminatoria perché non viene applicata alle donne.

Questo divieto in nome del “decoro” non è comunque una cosa nuova o anomala, in Cina. Nel corso degli anni sono stati infatti approvati altri divieti verso comportamenti considerati “incivili”: contro gli sputi in pubblico, per esempio, contro il fare troppo rumore mentre si mangia, contro gli attraversamenti pedonali fuori dalle strisce e contro chi salta le code.

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