L’attesa del grande terremoto a Tokyo

Non è questione di "se" ma di "quando" e soprattutto di quanti danni potrà causare, racconta il Guardian, ma non c'è una grande città al mondo che sia più preparata

(il Post)
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Il primo settembre del 1923 il grande terremoto del Kantō, di magnitudo 7.9, causò la distruzione di migliaia di edifici e la morte di almeno 100mila persone nell’area di Tokyo, la capitale del Giappone. Secondo gli esperti, c’è un 70 per cento di possibilità che un terremoto almeno di magnitudo 7 possa nuovamente interessare la città entro il 2050. Come racconta un lungo articolo del Guardian, e come avviene spesso con le aree ad alto rischio sismico, non è questione di “se” ma di “quando” un nuovo grande terremoto coinvolgerà una delle aree più popolate al mondo, e che da decenni si prepara al peggio.

L’impatto di un nuovo terremoto potrebbe avere effetti devastanti. Secondo le previsioni ufficiali, una scossa di magnitudo 7.3 nella parte settentrionale della Baia di Tokyo potrebbe causare la morte di almeno 9.700 persone e il ferimento di altre 150mila. Tra le ulteriori conseguenze potrebbero esserci fino a 3,4 milioni di sfollati da subito, cui se ne aggiungerebbero almeno altri 5 milioni nei giorni seguenti. La scossa causerebbe la distruzione di più di 300mila edifici, con ulteriori danni causati da cedimenti strutturali di strade e ponti, e dai prevedibili incendi nelle zone di Tokyo dove si vive ancora in edifici piccoli, spesso costruiti in legno.

Eppure, nonostante gli scenari più pessimistici, non c’è probabilmente al mondo una grande città che sia preparata come Tokyo per affrontare un terremoto. I suoi grattacieli sono progettati per essere elastici e assorbire le oscillazioni causate dalle scosse, i piani di emergenza ed evacuazione sono periodicamente testati e migliorati, a scuola s’insegna come sopravvivere a una scossa e si fa un grande lavoro di prevenzione, raccomandando per esempio agli abitanti di tenere sempre in casa razioni di cibo in scatola e bottiglie d’acqua, per non farsi trovare impreparati.

La grande area metropolitana di Tokyo, vista dalla Stazione Spaziale Internazionale (NASA)

Gli imprevisti nel caso di un grande terremoto comunque non mancherebbero e la gestione di un’emergenza su una scala così grande – in un’area metropolitana popolata da 38 milioni di persone (la città in senso stretto ne conta 14 milioni) – sarebbe comunque molto complicata. Tra un anno, inoltre, si aggiungerà un’ulteriore difficoltà: Tokyo ospiterà le Olimpiadi con l’arrivo di milioni di turisti in più, in un posto che negli ultimi anni ha già vissuto un grandissimo aumento dei flussi turistici. Mentre gli abitanti della città sono formati e abituati a fare i conti con la prevenzione, chi arriva dall’estero ha molte meno conoscenze su come comportarsi e affrontare l’emergenza di un terremoto.

Per rendere i cittadini consapevoli sui rischi posti dai terremoti di grande intensità sono utilizzati numerosi canali di comunicazione con campagne online, sui mezzi di trasporto, sui posti di lavoro e nelle scuole. Ai cittadini di Tokyo, come a buona parte del resto degli abitanti del Giappone, viene raccomandato di mettere in sicurezza le proprie abitazioni, per esempio assicurando i mobili di medie e grandi dimensioni ai muri, con staffe a “L” per ancorarli ed evitare che si possano ribaltare nel caso di una forte scossa. Viene anche consigliato di bloccare le ante degli armadietti e di applicare alle gambe dei tavoli e delle sedie degli antiscivolo, in modo che restino fermi al loro posto durante un terremoto.

(Governo metropolitano di Tokyo)

Altri consigli riguardano il mantenimento di una quantità minima di provviste a lunga scadenza in casa: cibo in scatola e taniche d’acqua, che potrebbero rivelarsi utili nel caso in cui si rimanesse isolati per qualche giorno, o senza la possibilità di ricevere aiuti o fare la spesa. Altre cose che non dovrebbero mancare nelle case degli edochiani (Edo è l’antico villaggio dal quale si sviluppò Tokyo): medicinali, una radiolina, batterie e farmaci da banco. Nei negozi si trova comunque di tutto per le eventuali emergenze, comprese sacche da inserire all’interno dei sanitari per continuare a utilizzarli anche nel caso di mancanza d’acqua, sigillando i propri bisogni al loro interno.

(Governo metropolitano di Tokyo)

La città ha poi diversi piani di sicurezza ed emergenza per quanto riguarda la rete dei trasporti pubblici, con una delle metropolitane più sviluppate e capillari al mondo. La Metropolitana di Tokyo nei decenni ha lavorato per rendere antisismica buona parte delle sue infrastrutture. Nel caso di un terremoto, il sistema di gestione dell’intera rete sospende il viaggio di tutti i treni, avvisando prima i passeggeri circa l’importanza di reggersi ai sostegni.

Una dimostrazione sull’efficacia di questi sistemi di sicurezza avvenne nel 2011, con il grande terremoto di magnitudo 9 al largo della costa orientale del Giappone, che causò un grande tsunami e scosse piuttosto intense anche a Tokyo. In pochi istanti l’intera rete della metropolitana sospese il servizio o rallentò la corsa dei treni, per precauzione. Qualcosa di analogo avvenne su scala nazionale con l’arresto delle linee ferroviarie ad alta velocità, che poi riprese a trasportare passeggeri a velocità ridotte.

Uno Shinkansen, un treno ad alta velocità in Giappone (AP Photo/Shizuo Kambayashi)

Il documento più conosciuto dagli edochiani, e non solo, è un manuale di oltre 300 pagine che offre consigli di ogni tipo su come affrontare un terremoto, mettersi in sicurezza durante una scossa e riuscire a sopravvivere con poco o niente nei giorni seguenti, in attesa del ripristino dei servizi. Il manuale ha illustrazioni molto semplici e istruzioni chiare, comprensibili anche a chi ha un basso livello di istruzione.

Quando ci sarà un nuovo grande terremoto, Tokyo potrà gestire l’emergenza mettendo in pratica i piani di protezione civile che ha elaborato negli ultimi anni. In quell’occasione, tremila edifici pubblici – scuole comprese – saranno trasformati in centri di accoglienza per le persone che avranno perso la casa, o che non potranno rientrare nei loro appartamenti per motivi di sicurezza. Milioni di pendolari, che vivono in aree più periferiche e lavorano poi nelle zone centrali della città, dovranno rimanere per diversi giorni nei loro uffici, per non ostacolare il lavoro dei soccorritori e i loro spostamenti. Anche per questo motivo alle attività commerciali viene chiesto di avere sempre riserve di acqua potabile e di cibo per almeno tre giorni per i loro dipendenti.

Oltre agli edifici pubblici, l’amministrazione di Tokyo potrà utilizzare i parchi e le aree verdi della città. Ne sono stati scelti 50, già equipaggiati con sistemi fognari aggiuntivi e depositi, in modo da potere ospitare tendopoli per i primi giorni dell’emergenza. I loro arredi urbani sono inoltre pensati per trasformarsi e offrire servizi: le panchine, per esempio, possono essere convertite in stufe e griglie per cuocere il cibo.

Per ridurre al minimo i rischi, le leggi giapponesi prevedono vincoli molto stretti per la costruzione dei nuovi edifici e dei grattacieli, così come per l’adeguamento di quelli già esistenti. Ogni progetto per palazzi che superino i 60 metri d’altezza segue un percorso di approvazione più severo, soprattutto per quanto riguarda la sua stabilità e le misure architettoniche adottate per renderlo in grado di assorbire le scosse, senza danneggiarsi. Si stima che attualmente 9 su 10 edifici a Tokyo rispettino gli standard antisismici più recenti, proprio per ridurre al minimo il rischio di crolli.


Il lavoro di adattamento e messa in sicurezza riguarda anche le infrastrutture dei servizi, da quelle per l’energia elettrica agli impianti fognari. L’obiettivo, molto ambizioso, di Tokyo è ripristinare la fornitura di corrente elettrica entro una settimana da un grande terremoto, la fornitura d’acqua entro un mese e quella del gas – più delicata perché potenziale causa di incendi ed esplosioni – entro un paio di mesi.

Nel 2009, la città ha completato la costruzione di un grande sistema di scolo sotterraneo costato circa 2 miliardi di euro. Ha compreso la costruzione di 5 grandi serbatoi che raggiungono una profondità di 65 metri e con un diametro di 32 metri, che possono essere impiegati per raccogliere l’acqua nel caso di forti piogge, riducendo il rischio di allagamenti in città.


Gli stessi criteri antisismici e di sicurezza sono stati applicati per la costruzione dei siti olimpici, che saranno impiegati nell’estate del 2020 e nei mesi precedenti per la preparazione delle Olimpiadi. Ogni sito ha piani specifici di evacuazione, con istruzioni in forma testuale in diverse lingue e con illustrazioni, per essere il più comprensibili possibile. Altri sistemi, come applicazioni per gli smartphone in più lingue, sono già disponibili da tempo e promosse tra i turisti per renderli più consapevoli dei rischi posti dai terremoti e delle migliori pratiche per la loro sicurezza e quella degli altri.

I terremoti non possono essere evitati e a oggi non ci sono tecniche per prevedere con precisione il momento e il luogo in cui avverranno. Proprio per questo le pratiche di prevenzione, per le persone e per gli edifici, sono fondamentali per ridurre i rischi e risparmiare vite.