Il presidente americano Donald Trump e il primo ministro indiano Narendra Modi alla Casa Bianca il 26 giugno 2017 (AP Photo/Susan Walsh)
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  • martedì 18 giugno 2019

C’è una guerra commerciale anche tra Stati Uniti e India

Il governo indiano ha introdotto dazi su 28 prodotti americani come ritorsione per le politiche commerciali di Trump

Il presidente americano Donald Trump e il primo ministro indiano Narendra Modi alla Casa Bianca il 26 giugno 2017 (AP Photo/Susan Walsh)

Domenica il governo indiano ha introdotto nuovi dazi doganali su 28 prodotti americani come forma di ritorsione nei confronti delle politiche commerciali degli Stati Uniti volute dal presidente Donald Trump. Tra i prodotti su cui sono applicati i nuovi dazi, che in alcuni casi raggiungono il 70 per cento del valore delle merci, ci sono mele, mandorle e noci, ma anche prodotti chimici. Venerdì il ministero delle Finanze indiano aveva annunciato l’introduzione delle tariffe dicendo che era «nell’interesse pubblico».

I primi conflitti sui commerci tra Stati Uniti e India erano cominciati lo scorso anno, ma fino a qualche mese fa non c’erano stati grossi scontri: quando gli Stati Uniti avevano introdotto i dazi su alluminio e acciaio, l’India era riuscita a ottenere una grossa esenzione dimostrandosi disponibile a contrattare su certi temi commerciali.

A marzo, però, gli Stati Uniti avevano tolto all’India l’esenzione dopo che i due paesi non erano riusciti a mettersi d’accordo sulle regole riguardo le società di e-commerce. Il 5 giugno Trump aveva fatto ritirare gli Stati Uniti da un accordo commerciale particolare che avevano con l’India, grazie al quale alcuni prodotti indiani venivano importati negli Stati Uniti senza tariffe doganali: l’India era il paese che più di tutti beneficiava del cosiddetto “Generalized System of Preferences”, un programma commerciale per aiutare i paesi in via di sviluppo a far arrivare i propri prodotti ai consumatori americani. Sotto l’accordo nel 2018 erano circolate merci per 142 miliardi di dollari.

Rispetto alle altre “guerre commerciali” in cui sono impegnati gli Stati Uniti, tra cui quella con la Cina, nella guerra commerciale con l’India ci sono in ballo molte meno esportazioni. I nuovi dazi sono comunque rilevanti perché finora il governo indiano non era mai stato davvero ostile alle politiche di Trump.

La prossima settimana il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar incontrerà il suo corrispettivo statunitense, il segretario di Stato Mike Pompeo, nel corso del G20 a Osaka, in Giappone. Anche Trump e il primo ministro indiano Narendra Modi si incontreranno.

Come spiega il Washington Post, i dazi sono diventati il principale strumento dell’amministrazione Trump per fare pressioni su altri paesi, anche su questioni che non riguardano il commercio: col Messico ad esempio Trump ha minacciato nuovi dazi come ritorsione ai disaccordi sull’immigrazione. Questa strategia potrebbe avere però ripercussioni negative sulle aziende e sui consumatori americani, nonostante Trump dica che a pagarne le conseguenze saranno i paesi stranieri.

Il 13 giugno 661 aziende americane hanno scritto una lettera all’amministrazione Trump per dire che eventuali nuovi dazi statunitensi sui prodotti cinesi potrebbero causare la perdita di 2 milioni di posti di lavoro e un aumento della spesa annuale per le famiglie americane di 2mila dollari, in media.

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