• Mondo
  • mercoledì 12 giugno 2019

Le foto delle proteste che stanno mettendo in difficoltà il governo di Hong Kong

Da giorni migliaia di persone chiedono il ritiro di una norma che può rafforzare il controllo cinese sul dissenso politico, e qualcosa hanno già ottenuto

Hong Kong, 12 giugno (AP Photo/Kin Cheung)

Da giorni a Hong Kong decine di migliaia di persone protestano contro un emendamento sull’estradizione che temono possa rafforzare il controllo cinese sul dissenso politico locale. In seguito alle intense proteste la discussione in Parlamento del criticato emendamento è stata rinviata, ma le manifestazioni stanno continuando anche oggi. In mattinata manifestanti e polizia si sono scontrati e le forze dell’ordine hanno usato spray al peperoncino e getti d’acqua per disperdere la folla e hanno detto di essere pronti a usare la forza. Nel primo pomeriggio gli scontri si sono inaspriti: la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti. Almeno 72 persone risultano ferite, alcune delle quali in modo grave.

Era dal 2014, cioè dal tempo del cosiddetto “movimento degli ombrelli” (alcuni se ne stanno vedendo anche oggi, usati anche come barriera per ripararsi da acqua e gas della polizia), che non si vedevano contestazioni così grandi a Hong Kong. Secondo gli organizzatori delle proteste, domenica è sceso in piazza più di un milione di persone, mentre secondo la polizia hanno partecipato alla manifestazione 240mila persone.

La maggior parte dei manifestanti che stanno bloccando le strade sono giovani e studenti, ma tante altre categorie di persone sono contrarie all’emendamento sull’estradizione: giovedì c’era stata una manifestazione di avvocati e giudici, circa quattromila insegnanti hanno detto che sciopereranno e più di 100 aziende, tra cui la banca HSBC, hanno annunciato che chiuderanno o autorizzeranno orari di lavoro più flessibili per permettere ai propri dipendenti di protestare. La nuova legge è criticata anche da grandi aziende che hanno sede a Hong Kong, perché limiterebbe i vantaggi della città come sede per gli affari.

La protesta degli avvocati, Hong Kong, 6 giugno (Anthony Kwan/Getty Images)

Con il nuovo emendamento l’estradizione sarà possibile – nella Cina continentale, a Taiwan e Macao – per alcuni reati gravi, come omicidio e stupro, anche se dovrà comunque essere decisa caso per caso. Secondo gli oppositori dell’emendamento, la nuova legge esporrebbe di più Hong Kong al problematico e illiberale sistema giudiziario cinese, riducendo l’autonomia della città-isola che fino al 1997 era controllata dal Regno Unito.

Il Consiglio legislativo di Hong Kong – che è appunto il Parlamento locale – ha rimandato la discussione della legge sull’estradizione, che avrebbe dovuto tenersi alle 11 di mercoledì, quando in Italia erano le 5 del mattino, senza specificare quando si terrà. Nonostante le proteste, il governo di Hong Kong e la maggioranza del Consiglio continuano a essere favorevoli all’emendamento. Secondo i media di Hong Kong, il voto definitivo sulla legge dovrebbe tenersi il 20 giugno.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.