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  • martedì 11 giugno 2019

La nuova strage di civili in Mali

Almeno 95 persone sono morte dopo che un gruppo di uomini armati ha attaccato un villaggio, e non sembra che le violenze etniche finiranno presto

(Alexander Koerner/Getty Images)

Lunedì un gruppo di uomini armati ha attaccato il villaggio di Sobanou-Kou, nella zona centrale del Mali, uno dei paesi più poveri e violenti dell’Africa: secondo le informazioni diffuse dall’ONU sono state uccise almeno 95 persone, fra cui soprattutto civili, ma circolano anche stime più alte. L’attacco non è stato rivendicato, ma è l’ultimo di una serie di violenze attribuite principalmente alle tensioni fra i vari gruppi etnici del paese, che vive una fase di grossa instabilità dal 2012.

Non si sa molto su come sia avvenuto l’attacco. Secondo le ricostruzioni che circolano, un gruppo di uomini sarebbe entrato nel villaggio nella notte fra domenica e lunedì e avrebbe iniziato a «sparare, saccheggiare e bruciare», scrive il Guardian citando giornali maliani. Secondo il sindaco del distretto, contattato da Reuters, al momento hanno risposto a un appello soltanto 50 dei 300 abitanti del villaggio. Un corrispondente della radio americana NPR ha raccontato che ci sono diversi corpi bruciati e quindi difficili da identificare.

Non è la prima volta che in Mali avvengono stragi come questa. A marzo un gruppo di uomini armati aveva ucciso 157 persone civili in un villaggio abitato da persone di etnia Pehul. Secondo diverse fonti la milizia apparteneva all’etnia Dogon, accusata di combattere assieme all’esercito del Mali in maniera segreta e senza accordi formali. L’attacco di lunedì viene invece attribuito a miliziani di etnia Pehul, scrive il Guardian, da tempo accusata di ospitare e nascondere gruppi di jihadisti radicali fra cui quelli affiliati allo Stato Islamico (o ISIS).

La presenza degli jihadisti ha esacerbato le tensioni etniche che avevano portato alla guerra civile del 2012, generando frequenti e costanti violenze sia verso i civili maliani sia le persone che lavorano nel paese con la missione dell’ONU (considerata la più pericolosa fra quelle oggi attive). Secondo il sito mAliLink, gestito da cittadini maliani espatriati, nella prima metà del 2018 ci sono stati 932 attentati, quasi il doppio di tutti quelli avvenuti nel 2017 e quasi il triplo di tutti quelli del 2015. Sia lo Stato Islamico (ISIS) che al Qaida sono attivi in Mali e nei paesi vicini, motivo per cui sia la Francia che gli Stati Uniti hanno migliaia di soldati nella regione.

Soltanto due mesi fa il primo ministro maliano Soumeylou Boubeye Maiga e tutto il governo si erano dimessi dopo un’altra grave strage, sembra per l’incapacità di arginare le violenze e il potere delle milizie.

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