La battaglia legale per Snopes

Dal 2017 il più famoso sito americano di fact-checking è al centro di una complicata diatriba che riguarda la sua gestione, iniziata con il divorzio dei due soci fondatori

Snopes, uno dei migliori e più noti siti di fact-checking al mondo, è in mezzo a una complicata serie di cause legali che vanno avanti dal 2017. È una storia che riguarda la gestione del sito e in particolare della sua raccolta pubblicitaria, e che, scrive Snopes «mette seriamente a rischio gli sforzi di fact-checking del sito», anche perché «le spese legali hanno consumato una fetta sostanziale del budget di Snopes per il 2018». È il motivo per cui il sito ha fatto partire già dal 2017 una raccolta fondi che gli ha permesso di ottenere quasi un milione di dollari. Ma anche qui c’è un problema, perché Snopes ha scritto che c’è un contenzioso persino su quella campagna di raccolta fondi.

Per capire la battaglia legale, bisogna partire dalla nascita di Snopes. Il sito esiste dal 1995 e le due persone più importanti nella sua storia sono David Mikkelson, fondatore e attuale responsabile del sito, e la sua ex moglie Barbara Hamel, che lo creò insieme a lui ma se ne andò dopo il loro divorzio. Prima di fondare e guidare il sito, Mikkelson era un programmatore e “Snopes” è il soprannome che scelse nei primi anni Novanta per partecipare su Usenet (una specie di antenato dei forum online) al gruppo alt.folklore.urban, che provava a smentire falsi miti di vario tipo. Hamel intanto viveva in Canada col suo precedente marito e faceva la segretaria e la bibliotecaria. Lei e Mikkelson si conobbero su Usenet, poi iniziarono a convivere e gestire insieme il sito, e infine si sposarono.

All’inizio il sito era un hobby e più che di vere e proprie bufale o fake news si occupava di smentire stramberie, cose bizzarre e catene di Sant’Antonio. Dopo l’11 settembre 2001 – quando Snopes pubblicò un articolo per dire che no, non era vero che nel Sedicesimo secolo Nostradamus aveva previsto l’attacco – il sito iniziò a farsi notare, e quindi a crescere, assumere dipendenti e occuparsi man mano di fact-checking e debunking di notizie sempre più serie e rilevanti.

Nel 2003 Mikkelson lasciò il suo lavoro per dedicarsi al sito a tempo pieno e insieme ad Hamel creò la società Bardav (dalle prime tre lettere di Barbara e David), dividendosi le quote a metà. Nel 2015 i due divorziarono. Nel 2016 Hamel vendette il suo 50 per cento in Bardav a persone chiaramente collegabili a Proper Media, una società che a partire dal 2015 si era occupata di vendere gli spazi pubblicitari del sito. È una questione complicata e dibattuta, ma – in estrema sintesi – si creò una situazione in cui persone con interessi in Proper Media, una società sotto contratto con Snopes, controllavano anche quote di Bardav, la società che controllava Snopes. Un approfondito articolo di Wired spiegò così la vicenda, nel 2017:

Mentre degli azionisti di Proper Media erano diventati proprietari di Bardav, la loro compagnia aveva, indipendentemente, un contratto con Bardav per gestire i flussi di denaro derivanti dalle pubblicità su Snopes. Per un po’ l’accordo sembrò funzionare per tutti e anche se sarebbe dovuto durare solo un anno, continuò per 19 mesi. Poi, il 9 marzo 2017, David [Mikkelson] lo fece terminare.

Mikkelson sostiene che fece terminare l’accordo per certe lentezze di Proper Media e perché aveva trovato altre società che offrivano servizi equiparabili a tariffe più vantaggiose. Sempre nel 2017, Snopes rispose così, in un’apposita sezione FAQ, a una domanda sulla questione:

Proper Media controlla il 50 per cento di Snopes?
No. Bardav, la società che controlla Snopes, ha sei azionisti principali. Tre lavorano per Snopes, altri tre no. Nessuna società o “entità non umana” controlla alcuna azione di Bardav.

La sezione FAQ specifica però che tra i tre azionisti esterni rispetto a Bardav ci sono anche, con il 20 per cento a testa delle quote, Chris Richmond e Drew Schoentrup che Wired definiva «i due principali azionisti di Proper Media» e che, stando al sito di Proper Media, ne risultano essere i due fondatori e principali amministratori.

Provando a sintetizzare una battaglia legale complicata e il cui processo ancora deve iniziare, Mikkelson dice che Proper Media non ha dato a Bardav alcuni dei soldi che le doveva e Proper Media dice che Mikkelson ha gestito male il sito, anche usando per motivi privati fondi di Bardav. Bardav vuole dei soldi da Proper Media e il pieno controllo della società. Proper Media dice che non deve dei soldi a Bardav e che, più in generale, Mikkelson ha gestito in modo irresponsabile Bardav e i rapporti di Bardav con Proper Media.

C’è anche stato un periodo in cui Mikkelson sostenne che Proper Media «teneva in ostaggio» Snopes, impedendo cioè al sito di guadagnare soldi grazie a inserzioni pubblicitarie inserite collaborando con altre società. È uno dei motivi per cui Snopes fece partire, già nel 2017, la raccolta fondi: l’obiettivo iniziale era di 500mila dollari e fu raggiunto in un giorno. L’obiettivo fu quindi alzato a due milioni di dollari, anche perché Snopes dice che al sito servono soldi per sostenere le spese legate al processo che deve iniziare.

Un recente aggiornamento della situazione pubblicato da Snopes permette, a chi fosse interessato, di consultare tutti i documenti pubblici sulle vicende legali degli ultimi due anni e qui è possibile leggere tutti gli aggiornamenti sulla situazione pubblicati da Snopes negli ultimi anni.

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