• Italia
  • lunedì 3 giugno 2019

Venezia e le grandi navi

Due cose che non stanno bene insieme e che far convivere è molto complicato: da anni si cerca una soluzione, inutilmente

Una nave da crociera a Venezia nel 2008 (Getty Images)

Dopo l’incidente di domenica mattina nel canale della Giudecca, dove una nave da crociera si è schiantata contro un piccolo battello ormeggiato causando il ferimento di cinque persone, si è ricominciato a parlare del problema delle grandi navi da crociera a Venezia: una questione di cui ci si occupa ciclicamente, su cui sono state prese decine di decisioni successive e spesso contrastanti e la cui soluzione sembra spesso contemporaneamente molto vicina e molto lontana.

Le navi da crociera a Venezia
Uno dei molti modi in cui i turisti arrivano ogni giorno a Venezia è scendendo dalle navi con cui stanno facendo crociera nel Mediterraneo. Per chi le organizza, offrire ai propri clienti la possibilità di visitare anche Venezia è un punto di forza e per questo negli anni il numero di crociere che passano per Venezia è aumentato notevolmente. Nel 2018, in tutto sono passate da Venezia 594 navi da crociera, quasi due al giorno: arrivano, scaricano i passeggeri, si fermano per qualche giorno e poi ripartono.

Le navi da crociera, però, sono enormi e la loro navigazione non è sempre semplicissima: sono lunghe fino a 400 metri e larghe anche più di 40 metri; hanno altezze superiori ai 50 o 60 metri (come un palazzo di 15 piani) e sotto la superficie dell’acqua, con lo scafo, raggiungono anche i 10 metri di profondità. Le navi che possono arrivare a Venezia non sono tra le più grandi in circolazione, ma la “Opera”, quella che domenica si è schiantata contro un altro battello ormeggiato, è comunque lunga 274 metri, larga 32 metri e alta 54 metri.

Fare passare navi del genere nella laguna di Venezia è complicato. La laguna ha una profondità irregolare, che in certi punti è di pochi metri e in altri arriva fino a circa 22 metri. Le navi da crociera non possono quindi navigare ovunque nella laguna e come le altre grandi navi che la attraversano – quelle merci – devono seguire percorsi precisi: quelli dei canali che attraversano la laguna e dove il fondo è stato scavato per avere le profondità necessarie. Il secondo problema delle navi da crociera è che non possono fermarsi ovunque: hanno bisogno di moli molto lunghi e attrezzati, che a Venezia ci sono solo alla cosiddetta Marittima, il porto passeggeri costruito a ovest del centro storico, lungo il perimetro dei quartieri di Santa Croce e Dorsoduro.

Il percorso delle navi da crociera a Venezia: entrano nella laguna dalla bocca di porto di San Nicolò (a destra) e, percorrendo il canale della Giudecca, arrivano alla Marittima, il porto di Venezia, a sinistra.

Per queste ragioni, le navi da crociera che arrivano a Venezia devono entrare nella laguna attraverso la bocca di porto di San Nicolò, l’accesso più settentrionale alla laguna, poi devono percorrere il trafficato canale della Giudecca e arrivare fino alla Marittima costeggiando i giardini della Biennale, piazza San Marco e il resto del centro storico della città. Viste le dimensioni delle navi da crociera e quelle del canale della Giudecca, largo tra i 250 e i 300 metri, per il loro transito nella laguna è necessario l’aiuto di uno o due rimorchiatori, che le trainano e le aiutano a fare le manovre più complicate. Anche la nave “Opera”, domenica, era trainata da due rimorchiatori quando ha perso il controllo e si è schiantata contro un battello ormeggiato lungo il molo di San Basilio, un terminal distaccato del porto di Venezia nel canale della Giudecca.

I problemi
Le navi da crociera sono parte dell’enorme indotto del turismo a Venezia, che è di fatto quello che tiene in piedi l’economia della città ma che genera però moltissimi problemi. Ogni cosa a Venezia deve infatti confrontarsi con la struttura, la storia e i problemi di una delle città più fragili del mondo, costruita nel mezzo di una laguna considerata a sua volta un posto delicato e a rischio.

Tra le altre cose, le navi da crociera sono goffe nei movimenti, occupano grandissimi spazi, inquinano moltissimo e creano il moto ondoso che alla lunga danneggia le fondamenta della città. Vederle passare nel canale della Giudecca, quando ci si trova a terra, può fare anche una certa impressione, e oltre che causare intralcio al resto del traffico navale di Venezia basta poco perché si verifichino incidenti come quello di domenica. La nave “Opera” stava attraversando il canale della Giudecca come previsto dalle regole, trainata da due rimorchiatori, ma si è schiantata dopo che un guasto ai motori l’aveva resa ingovernabile. Se lo stesso problema si fosse verificato qualche centinaio di metri prima, la nave “Opera” avrebbe potuto schiantarsi contro la banchina di piazza San Marco, provocando danni molto maggiori.

Anche quando le cose vanno bene e le navi attraccano alla Marittima senza problemi, restano i grossi problemi di inquinamento. Il porto di Venezia non è infatti completamente attrezzato per ospitare le navi, che non potendo collegarsi alla rete elettrica devono tenere i loro enormi motori accesi continuamente, per tutta la loro permanenza in città.

Soluzioni
Con l’aumento del traffico delle navi da crociera, da moltissimi anni a Venezia si discutono di soluzioni possibili ai problemi che producono. Da una parte ci sono gli interessi commerciali legati al turismo, dall’altra quelli della qualità dell’aria e quindi della vita dei cittadini di Venezia. In mezzo ci sono le grosse limitazioni che un posto come la laguna di Venezia pone a qualunque tipo di progetto o intervento: basta pensare alle difficoltà incontrate dalla costruzione del Mose per capire il contesto in cui ci si muove.

Una delle possibilità di cui si è molto discusso in passato era deviare le rotte della navi da crociera e farle entrare nella laguna dalla bocca di porto di Malamocco, più meridionale di quella di San Nicolò, tenendole fuori dal canale della Giudecca e facendole arrivare alla Marittima da sud. Questo però avrebbe reso necessario lo scavo di un nuovo tratto di canale, con conseguenze ritenute troppo dannose per l’ecosistema della laguna.

La bocca di porto di Malamocco, il porto di Marghera e il percorso alternativo che potrebbero seguire le navi da crociera.

Un’altra possibilità, di cui si è molto parlato negli ultimi anni, sarebbe spostare l’arrivo della navi dalla Marittima al porto industriale di Marghera, ormai sotto utilizzato a causa della crisi del grande polo industriale che serviva. È un progetto che sulla carta risolverebbe diversi problemi, ma che di fatto è molto difficile da realizzare: un po’ per l’opposizione delle compagnie navali – che non vorrebbero rinunciare al passaggio e all’arrivo vicino alla città – un po’ perché il porto di Marghera avrebbe bisogno di pesanti bonifiche ed enormi lavori prima di poter essere usato per il traffico navale civile. Si è anche pensato di costruire un nuovo porto appena fuori dalla laguna, lungo il lido di Venezia: un progetto con grosse complessità dal punto di vista ambientale e non ben visto da molti abitanti delle zone che toccherebbe.

Dopo l’incidente della Costa Concordia all’isola del Giglio nel 2012, i diversi governi che si sono succeduti hanno cominciato ad occuparsi con nuova intensità del problema delle navi da crociera a Venezia, senza però riuscire ad arrivare a una soluzione definitiva. Due diversi decreti per impedire il passaggio delle navi più grandi dal canale della Giudecca sono stati sospesi o bloccati dal Tar del Veneto, mentre il progetto per il nuovo porto a Marghera è ancora inesistente.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.