Il caso Rixi, spiegato

Un viceministro della Lega domani rischia di essere condannato per peculato: il Movimento 5 Stelle dice che eventualmente dovrebbe dimettersi, diversi leghisti dicono già che non se ne parla

(ANSA/LUCA ZENNARO)

Si attende per domani la sentenza del tribunale di Genova sul viceministro della Lega Edoardo Rixi, sotto processo per falso e peculato con l’accusa di essersi appropriato di fondi regionali quando era consigliere regionale in Liguria. Se sarà condannato la posizione di Rixi rischia di mettere in difficoltà il governo, come era accaduto qualche settimana fa con la vicenda del sottosegretario Armando Siri, sempre della Lega, indagato per corruzione e costretto a dimettersi per le pressioni del Movimento 5 Stelle.

Diversi dirigenti del Movimento 5 Stelle hanno già detto che in caso di condanna Rixi dovrà dimettersi. Il capogruppo alla Camera, Francesco D’Uva, ha ricordato che l’accordo di governo prevede le dimissioni per chiunque riceva una condanna, anche solo di primo grado. I leghisti però sono contrari e il capogruppo della Lega al Senato, Massimo Romeo, ha già detto che Rixi dovrà restare al suo posto anche in caso di condanna: «La Lega ha già deciso», ha detto. Il leader del partito, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, si è limitato invece a dire che non commenta «l’attività della magistratura» e che «le assoluzioni e le condanne le commento quando ci sono».

Rixi, 45 anni, è nato a Genova, dove ha svolto gran parte della sua attività politica, venendo eletto con la Lega prima al consiglio comunale e poi, nel 2010, a quello regionale, dove ha svolto il ruolo di capogruppo. Poco dopo l’arrivo di Matteo Salvini alla segreteria federale della Lega, Rixi è stato nominato vicesegretario del partito; nel 2015 è stato per breve tempo in lizza per diventare il candidato della Lega alla guida della regione Liguria, ruolo poi ceduto all’alleato di Forza Italia Giovanni Toti. Con la formazione del governo Conte, Rixi, che era assessore regionale in Liguria, è stato nominato sottosegretario e poi viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Secondo la procura di Genova, durante il suo primo mandato in regione, tra il 2010 e il 2012, Rixi avrebbe commesso i reati di falso e peculato che gli vengono contestati. Incaricato di gestire i rimborsi destinati al gruppo della Lega, Rixi avrebbe distribuito denaro ai suoi colleghi di partito con molta leggerezza, senza guardare se le richieste fossero effettivamente giustificate o meno: un comportamento, secondo la procura, molto comune nel consiglio regionale ligure all’epoca. Secondo l’ANSA:

I consiglieri regionali nel periodo compreso tra il 2010 e il 2012 si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, gratta e vinci, ostriche, fiori e spese per oggetti vari. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori. In altri venivano modificati gli importi a mano. Le pezze giustificative molto spesso si riferivano a periodi festivi come Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e primo Maggio, giorni per l’accusa ‘sospetti’ per svolgere attività istituzionale. Nel complesso viene contestato un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro.

La richiesta del pubblico ministero è che Rixi venga condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere. Altre 21 persone, in gran parte consiglieri regionali, sono imputate nello stesso processo. Rixi è co-imputato insieme ad altri due ex consiglieri della Lega, uno dei quali, Renato Torterolo, ha patteggiato una condanna a due anni per gli stessi reati.

Se Rixi venisse condannato il governo si troverà di fronte a una complicata situazione. Le recenti elezioni europee hanno rovesciato i rapporti di forza tra le due componenti della maggioranza parlamentare, rafforzando molto la Lega di Matteo Salvini che, dopo aver accettato le dimissioni di un altro sottosegretario coinvolto in una vicenda giudiziaria, Armando Siri, ora preferirebbe non cedere una seconda volta. Il Movimento 5 Stelle invece si è indebolito, ma proprio per questo avrebbe grosse difficoltà ad accettare una violazione esplicita del contratto di governo. L’ultima parola sulla sorte di Rixi spetterà comunque al suo ministro competente, Danilo Toninelli, del Movimento 5 Stelle, e poi al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

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