Gli scontrini fiscali scompariranno?

I negozi più grandi dovrebbero smettere di utilizzarli a partire da luglio, ma le associazioni dei commercianti ora chiedono una proroga

(ANSA/FRANCO SILVI)

A 36 anni dalla sua introduzione avvenuta nel 1983, lo scontrino fiscale potrebbe scomparire a partire dal prossimo primo luglio. Il decreto fiscale approvato dal governo alla fine dello scorso anno stabilisce infatti che a partire da quella data tutti gli esercizi commerciali con un fatturato superiore ai 400 mila euro dovranno passare allo scontrino elettronico, un sistema che porterà alla comunicazione diretta tra il negozio e l’Agenzia delle entrate.

Il bigliettino cartaceo potrà ancora essere usato, ma non avrà valore fiscale. Significa che non conterrà informazioni sulla partita IVA dell’esercizio commerciale, né indicazioni sulle imposte pagate nel corso della transazione. Non essendo “fiscale” questo documento commerciale servirà soltanto all’acquirente come prova dell’acquisto per ottenere eventuali rimborsi o sostituzioni. Dal primo gennaio 2020, l’abolizione dello scontrino fiscale entrerà in vigore anche per tutti gli altri esercizi commerciali, in tutto circa 2 milioni di negozi, ristoranti, bar e alberghi.

O almeno, questo è il piano. Perché negli ultimi giorni la Confcommercio, la potente associazione dei commercianti, ha chiesto al governo di rimandare almeno la prima delle due scadenze, quella del prossimo luglio. Secondo l’associazione ci sono troppi passaggi da adempiere per completare questo passaggio e moltissimi commercianti rischiano di arrivare al primo luglio senza essere pronti.

Per adattarsi al nuovo regime, infatti, gli esercizi commerciali dovranno dotarsi di un nuovo registratore di cassa o aggiornare il software di quelli che hanno già installati, se sono sufficientemente moderni (il che può costare dagli 800 ai 1500 euro, dice Confcommercio). I nuovi registratori dovranno essere collegati a internet ed essere approvati dall’Agenzia delle entrate. Altrimenti si potranno utilizzare anche smartphone e altri dispositivi mobili su cui saranno installate specifiche app dell’Agenzia delle entrate.

Secondo Confcommercio, molti negozianti non sono pronti a questo passaggio. Parte della responsabilità, dice l’associazione, è dei produttori dei nuovi registratori di cassa che fino a fine maggio non saranno pronti a vendere i loro strumenti ai circa 261 mila commercianti che dovranno effettuare il cambio entro il primo luglio. A questo si aggiungono le ulteriori difficoltà di molti commercianti che quest’anno hanno dovuto fare i conti con il passaggio alla fatturazione elettronica. Gestire questi due grossi cambiamenti nei primi sei mesi dell’anno è considerato troppo complicato dall’associazione dei commercianti.

C’è infine un ultimo problema, che sarebbe invece causato dal governo. Per completare il passaggio al nuovo sistema mancano ancora due decreti attuativi che dovrebbero essere approvati dal ministero dell’Economia e da quello dello Sviluppo economico, ma di cui ancora non si trova traccia. Il primo decreto dovrà aggiornare l’elenco delle tipologie di esercizi che non sono tenute all’emanazione del nuovo scontrino elettronico (saranno probabilmente gli stessi che non sono tenuti ad emetterlo già ora, come tabaccai ed edicole). L’altro decreto dovrà individuare le aree del paese dove a causa di una cattiva connessione ad internet continuerà a essere possibile l’emissione dello scontrino fiscale cartaceo.