Boyko Borisov a Bruxelles, 7 febbraio 2013 (Dan Kitwood/Getty Images)
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  • venerdì 3 maggio 2019

Lo scandalo “apartmentgate”, in Bulgaria

Diversi ministri e membri del partito di governo sono stati accusati di aver comprato appartamenti di lusso a prezzi bassissimi e di aver usato illecitamente fondi europei

Boyko Borisov a Bruxelles, 7 febbraio 2013 (Dan Kitwood/Getty Images)

sNelle ultime settimane, in Bulgaria, diversi esponenti della maggioranza di governo sono finiti al centro di una serie di inchieste giudiziarie che hanno portato a dimissioni, licenziamenti e molta agitazione nel principale partito del paese. Le inchieste hanno a che fare con l’acquisto di immobili di lusso a prezzi molto inferiori al loro valore di mercato e con il presunto utilizzo illecito di fondi dell’Unione Europea per costruire o acquistare strutture che comparivano ufficialmente come guest house e che erano invece utilizzate come abitazioni private. Lo scandalo è stato chiamato “apartmentgate” e fino ad ora ha portato alle dimissioni di quattro importanti membri del governo, tra cui la ministra della Giustizia, e del braccio destro del primo ministro conservatore Bojko Borisov, ex presidente del suo partito, GERB.

La storia ha avuto inizio a marzo da un’inchiesta giornalistica pubblicata sul sito investigativo indipendente Bivol.bg condotta insieme a Radio Free Europe e all’Anti-Corruption Fund (ACF, organizzazione russa fondata dall’attivista e politico Alexei Navalny). Le prime informazioni circolate riguardavano Tsvetan Tsvetanov, ex presidente di GERB e politico considerato molto vicino a Borisov, che aveva acquistato una casa di lusso a Sofia per meno del 25 per cento del suo prezzo di mercato. Nei giorni successivi, lo scandalo si era diffuso ed era stata avviata un’indagine: si era scoperto che anche altri membri di GERB avevano acquistato appartamenti di lusso in un quartiere di Sofia, costruiti dalla società immobiliare Arteks Engineering, per un prezzo ben al di sotto del loro valore. Il sospetto era quindi che quei politici avessero ricevuto grossi favori da qualcuno e tra le persone coinvolte c’erano la ministra della Giustizia Tstetska Tsacheva, la vice ministra dello Sport Vanya Koleva e il vice ministro dell’Energia Krassimir Purvanov che a fine marzo hanno rassegnato le dimissioni, tutte e tre accettate da Borisov.

In aprile erano state avviate altre inchieste sempre per acquisto di immobili di lusso a prezzi favorevoli contro la moglie del capo della Corte suprema Lozan Panov, contro il figlio del direttore del servizio investigativo nazionale Borislav Sarafov e contro il commissario dell’anti-corruzione Plamen Georgiev, il quale nel 2017 aveva comprato il suo appartamento, che comprendeva anche una terrazza di 186 metri quadri, pagandolo solo 384 euro al metro quadro.

A fine aprile, e sempre da un’inchiesta giornalistica, era iniziato un nuovo filone di indagine, per presunti abusi sui fondi dell’Unione Europea previsti dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale proprio per sostenere le piccole imprese rurali: i fondi sarebbero invece stati utilizzati non per costruire piccoli alberghi a conduzione familiare, ma alberghi di lusso utilizzati di fatto come case private o depandance per gli ospiti e intestati a parenti o prestanome di vari politici. Il primo ad essere coinvolto era stato l’ex vice ministro dell’Economia Alexander Manolev: i media locali affermavano che Manolev avesse utilizzato i finanziamenti per costruirsi una villa privata con piscina che compariva formalmente, invece, come alberghi. Ed era stato accusato dalla procura insieme a una donna d’affari, Ana Dimitrova, la cui società aveva richiesto e ottenuto, per una serie di progetti, diverse sovvenzioni da parte dell’Unione Europea. Da queste prime scoperte, le indagini si erano allargate e l’ufficio del procuratore aveva ordinato di fare verifiche su tutti i progetti per alberghi in Bulgaria che utilizzavano quel tipo di fondi UE.

Lo scandalo, di cui in Bulgaria si parla da settimane, ha seriamente destabilizzato il partito di governo che nei sondaggi è stato superato dal Partito socialista bulgaro (BSP), attualmente all’opposizione. Se alle prossime elezioni europee GERB non risultasse più il primo partito, gli analisti dicono che il governo del primo ministro Borisov cadrà e che il paese andrà ad elezioni anticipate, che sarebbero le quinte consecutive.

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