C’è un’incoraggiante notizia contro l’AIDS

Una ricerca durata 8 anni su 972 coppie gay ha concluso che ci sono zero rischi di trasmissione del virus dell'HIV se il partner assume regolarmente i farmaci antiretrovirali

Una cellula attaccata dal virus dell'HIV (in giallo), la causa dell'AIDS (Seth Pincus, Elizabeth Fischer e Austin Athman, National Institute of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health)

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet ha confermato che la regolare assunzione di farmaci antiretrovirali, da parte di persone affette da HIV, impedisce la trasmissione ai propri partner del virus che causa l’AIDS. La ricerca ha coinvolto un migliaio di coppie di maschi omosessuali, nelle quali non è stato rilevato alcun passaggio del virus da un partner all’altro nell’arco di 8 anni. Il risultato è ritenuto molto promettente per ridurre i rischi di contagio e, in prospettiva, il numero di nuovi casi di HIV.

I ricercatori, guidati da Alison Rodger, docente di malattie infettive presso l’University College of London (Regno Unito), hanno tenuto sotto controllo 972 coppie di uomini gay, nelle quali solo uno dei partner aveva l’HIV e seguiva una terapia antiretrovirale. I farmaci di questo tipo servono per ridurre il più possibile la carica virale dell’HIV, cioè il numero di copie del virus per millilitro di sangue nel paziente. Più si riduce la carica, minori sono i sintomi legati e i rischi di contagiare qualcun altro durante i rapporti sessuali non protetti.

Lo studio spiega di non avere rilevato nessuna trasmissione del virus nelle 972 coppie tenute sotto controllo, tra il 2010 e il 2017 (il periodo in cui è stata effettuata la ricerca). Le coppie interessate dallo studio dovevano tenere traccia delle loro attività sessuali e segnalarle ai ricercatori. Nel corso degli anni, sono stati riferiti oltre 76mila rapporti anali senza l’utilizzo del preservativo, a conferma dell’efficacia nel prevenire il contagio dei farmaci antiretrovirali. Solo 15 partecipanti hanno contratto il virus durante lo studio, ma le analisi hanno potuto escludere che la fonte del contagio fosse stata il loro partner.

Tra i partecipanti, quelli con HIV avevano iniziato la loro terapia antiretrovirale in media 4 anni prima dell’inizio della ricerca, rendendo il virus non rilevabile (cioè con una carica virale fino a 200 copie per millilitro di sangue). Di solito livelli di questi tipo vengono raggiunti in sei mesi di trattamento con i farmaci anti HIV.

Secondo gli autori, il nuovo studio: “Offre prove definitive sul fatto che il rischio di trasmettere l’HIV tramite il sesso anale, quando la carica virale è soppressa, è effettivamente pari a zero”. Rispetto alla penetrazione vaginale, quella anale può comportare la formazione di piccole ferite, rivelandosi più rischiosa per la trasmissione dell’HIV. Questa circostanza ha talvolta serie ripercussioni nella vita sessuale dei gay e, nel tempo, ha costituito anche un certo stigma sociale nei loro confronti.

Gli antiretrovirali non curano l’AIDS, sindrome per la quale non c’è ancora una cura definitiva, ma la loro assunzione giornaliera consente di rallentare moltissimo la replicazione virale dell’HIV. È questo rallentamento a far ridurre la carica virale, fino a rendere il virus non rilevabile nel sangue. I farmaci di ultima generazione hanno permesso di ridurre sensibilmente gli effetti collaterali, rendendo più sopportabile la loro costante assunzione, che deve proseguire per tutta la vita. Il problema è che sono ancora costosi e il loro impiego è complicato nei paesi più poveri, come quelli africani, dove l’HIV continua a essere piuttosto diffuso.

Altri studi avevano dimostrato in precedenza come l’assunzione di farmaci antiretrovirali portasse a zero il rischio della trasmissione dell’HIV nelle coppie eterosessuali. Sulla base di quegli studi, il programma delle Nazioni Unite contro l’AIDS (UNAIDS) aveva lanciato la campagna: “non rilevabile = non trasmissibile”. Il nuovo studio coordinato da Rodger non solo conferma questa circostanza, ma lo fa anche per il tipo di rapporto sessuale più a rischio.

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