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  • sabato 13 aprile 2019

L’inchiesta sui concorsi truccati in Umbria

Sono stati arrestati il segretario locale del PD e l’assessore alla Salute, accusati di aver favorito alcuni candidati in concorsi in ambito sanitario: è indagata anche la presidente della regione

(ANSA/ Gianpiero Bocci - foto Nardoni)

Il segretario del PD dell’Umbria Gianpiero Bocci e l’assessore regionale alla Salute e coesione sociale Luca Barberini sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta della procura di Perugia su alcune irregolarità che sarebbero state commesse in concorsi per assunzioni in ambito sanitario. Nell’inchiesta è indagata anche la presidente della regione Catiuscia Marini, del PD, ma al momento non si conoscono le accuse nei suoi confronti. In tutto i concorsi al centro dell’inchiesta sono undici, mentre sono trentacinque le persone indagate. I fatti contestati sarebbero avvenuti nel 2018, quando Bocci era deputato del PD e sottosegretario del ministero dell’Interno.

Per Bocci e Barberini sono stati disposti gli arresti domiciliari e, oltre a loro, sono stati arrestati anche Emilio Duca e Maurizio Valorosi, rispettivamente direttore generale e direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera di Perugia. Gli imputati sono accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, favoreggiamento e falso. L’inchiesta, condotta dal procuratore Luigi De Ficchy, riguarderebbe alcuni concorsi per assumere circa trenta tra medici, infermieri e personale ausiliario nell’ospedale di Perugia. I concorsi, secondo l’accusa, sarebbero stati truccati da Bocci e Barberini per favorire alcuni candidati, anticipando loro le domande che gli sarebbero state rivolte.

Nell’ordinanza del Gip di Perugia si legge che Bocci e Barberini «hanno indicato i soggetti da favorire nelle selezioni pubbliche e hanno ricevuto una pronta risposta da parte del direttore generale e del direttore amministrativo, i quali hanno garantito loro la comunicazione di notizie riservate, nonché un costante impegno volto a monitorare le procedure e ad assicurare il risultato sperato». A Bocci sono contestate alcune intercettazioni telefoniche in cui Duca dice di dovergli consegnare le tracce della prova scritta di un concorso che si è tenuto nel maggio del 2018.

Il Gip dice anche che gli indagati sarebbero venuti a sapere dell’indagine nei loro confronti e di essere sottoposti a intercettazioni telefoniche, e  ha giustificato l’arresto di Bocci dicendo che l’imputato avrebbe comunicato a Valorosi l’esistenza delle indagini. Secondo il Gip ci sarebbe quindi stato un rischio elevato «che egli sfruttando conoscenze acquisite nell’ambito istituzionale e in particolare tra ufficiali di polizia giudiziaria, possa porre in essere altre condotte analoghe a quelle già approfondite con conseguente pregiudizio per le indagini».

Dalle intercettazioni risulterebbe anche un video in cui Duca aveva con sé le tracce delle prove scritte del concorso da portare in consiglio regionale, per consegnarle all’assessore regionale Luca Barberini. Nell’ordinanza d’arresto si legge anche di una presunta “alterazione della procedura concorsuale consistita nella manipolazione dell’esito del sorteggio dei componenti della commissione esaminatrice” e di una presunta “alterazione della procedura concorsuale consistita nella manipolazione dell’esito del sorteggio dei componenti della commissione esaminatrice”. In un’altra intercettazione Duca, parlando degli appoggi politici che avrebbe trovato per aiutare un candidato in un concorso, avrebbe indicato un certo “assessorato”, aggiungendo che avrebbe avuto anche «un colloquio avuto in proposito con la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini».

Marini, che è presidente della regione dal 2010, ha detto di aver ricevuto una richiesta di acquisizione di atti e di aver offerto la sua massima collaborazione nell’inchiesta. «Sono assolutamente tranquilla e fiduciosa nell’operato della magistratura, nella certezza della mia totale estraneità ai fatti e ai reati oggetto di indagine» ha detto commentando la sua iscrizione nel registro degli indagati.