Un incrocio di Williamsburg vicino alla yeshivah Kehilath Yakov. (Drew Angerer/Getty Images)
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  • mercoledì 10 aprile 2019

L’epidemia di morbillo a New York è nata tra gli ebrei ultraortodossi

C'entrano le campagne no-vax e una comunità particolarmente isolata e retrograda

Un incrocio di Williamsburg vicino alla yeshivah Kehilath Yakov. (Drew Angerer/Getty Images)

L’epidemia di morbillo in corso a New York è strettamente legata alla diffidenza di alcuni gruppi di persone nei confronti dei vaccini, un problema che gli enti sanitari occidentali si sono trovati ad affrontare in tempi recenti in vari paesi. Ma nel caso di New York, il movimento “no-vax” con il quale si sta scontrando l’amministrazione cittadina è particolare: coincide infatti con una minoranza della comunità ebrea ultraortodossa che risiede storicamente a Brooklyn, e che rifiuta i vaccini per motivi in parte religiosi, in parte legati alle tradizionali argomentazioni antivacciniste.

Dopo un secolo passato a trovare il modo di prevenire malattie che, come il morbillo o la poliomielite, avevano ucciso milioni di persone nel Novecento, negli ultimi anni la medicina ha dovuto fare i conti con una piccola ma rilevante percentuale di persone che rifiuta di vaccinare sé e i propri figli. Anche una piccola minoranza di persone non vaccinate, infatti, può compromettere la cosiddetta “immunità di gregge”, il principio per cui se i vaccinati superano una certa soglia è l’intera comunità a essere protetta dalla malattia.

A New York queste condizioni non sembrano esserci più: da ottobre, quando sono stati registrati i primi casi di morbillo, ci sono stati oltre 400 contagi confermati. Soltanto nell’ultima settimana i nuovi casi sono stati 60, cosa che ha portato il sindaco Bill de Blasio a dichiarare uno stato di emergenza sanitaria in alcune zone di Brooklyn dove si ritiene ci sia l’epicentro dell’epidemia. De Blasio ha ordinato che siano vaccinati tutti i bambini, minacciando multe a chi non si adatterà. In alcuni quartieri di New York i bambini non vaccinati non possono andare a scuola, mentre Rockland County, un’area a nord di Manhattan dove ci sono stati nove casi negli ultimi giorni, ha bandito i bambini non vaccinati dai luoghi pubblici. Un tribunale si è poi espresso contro l’ordinanza, che al momento è quindi sospesa.

La cosa che accomuna le zone di Brooklyn dove sono stati registrati la maggior parte dei casi e Rockland County è la forte presenza di ebrei ultraortodossi, cioè ebrei che – con sensibilità e orientamenti in certi casi eterogenei – seguono un’interpretazione rigida della religione e ne rifiutano la maggior parte delle evoluzioni moderne. Anche tra le famiglie di ebrei ultraortodossi, i vaccini sono ormai accettati e adottati: ma all’interno della comunità si è formato un attivo movimento antivaccinista, in parte per motivi religiosi ma non solo.

Il movimento ha assunto dimensioni considerevoli grazie alla propaganda di PEACH, acronimo di “Genitori per l’Educazione e il Supporto della Salute dei Bambini”, un gruppo su cui non si sa molto e che è collegato ai movimenti antivaccinisti statunitensi, che ha portato avanti una campagna di disinformazione sui vaccini rivolta specificamente alla comunità ultraortodossa, tirando dentro alcuni rabbini e con varie pubblicazioni. In parte questa propaganda si basa sulle note diffidenze di molti rispetto ai vaccini, la cui sicurezza ed efficacia è invece dimostrata dalla comunità scientifica: PEACH per esempio sostiene esista un collegamento tra i vaccini e l’autismo, già smentito scientificamente innumerevoli volte.

Ci sono molti ebrei ultraortodossi che vivono in condizioni relativamente isolate dal resto del mondo, evitando di avere a che fare con la tecnologia e facendo molto affidamento sulle opinioni dei rabbini. Molti di loro, anche i più autorevoli, hanno detto e stanno ripetendo ai fedeli di vaccinarsi: David Niederman, rabbino e presidente della United Jewish Organizations of Williamsburg, ha dettoVox che è anzi la stessa religione ebraica a prescriverlo, quando dice di proteggere i più deboli della comunità.

Ma c’è anche chi, come il rabbino di Brooklyn Rabbi William Handler, ha fatto un’attiva campagna contro i vaccini. Non è la prima volta che la parte più tradizionalista e retrograda della comunità ultraortodossa newyorkese ha problemi con le autorità: recentemente c’erano stati accesi confronti per via di pratiche di circoncisione non igieniche, o per le modalità di insegnamento in alcune yeshivah, scuole private ebraiche.

C’è chi, tra leader religiosi e attivisti anti-vax, sostiene che i vaccini non siano kosher, cioè non seguano le regole alimentari contenute nelle scritture sacre ebraiche: «Contengono DNA di scimmia, topi e maiali, e siero fetale bovino, tutti proibiti dalle regole alimentari kosher», ha detto un membro dell’organizzazione PEACH al New York Times. È vero che i vaccini sono spesso prodotti sfruttando vari tipi di cellule animali, ma nella forma in cui vengono somministrati al pubblico sono abbondantemente purificati: e infatti la maggior parte degli ebrei ortodossi e ultraortodossi li adotta. Tra Brooklyn e Rockland County, del resto, si stima che gli ebrei ultraortodossi siano circa 300mila.

Per via del loro stile di vita, però, una parte di queste persone non è stata raggiunta dalle grandi campagne di sensibilizzazione sull’importanza dei vaccini, che si sono mosse soprattutto in televisione e online. Ha invece avuto un certo effetto quella portata avanti dagli antivaccinisti, che hanno organizzato diversi incontri direttamente sul posto. PEACH ha poi diffuso una pubblicazione risultata particolarmente efficace, il “Vaccine Safety Handbook”: una guida per genitori piena di bufale e che riporta anche le istruzioni di alcuni rabbini contrari ai vaccini, che ha avuto una notevole circolazione a New York.

Il morbillo, oltre a uno sfogo cutaneo, causa tosse, raffreddore e febbre alta, che di solito raggiunge picchi intorno ai 40 °C e può essere la causa di molte complicazioni, dalla polmonite all’encefalite (una pericolosa infezione che interessa il cervello e il resto del sistema nervoso centrale contenuto nella scatola cranica) passando per otiti di media entità. È estremamente contagioso, ma negli Stati Uniti è stato eliminato come malattia endemica nel 2000, ma può ovviamente ancora verificarsi se portato dall’esterno: e a portare il virus in quest’ultima epidemia si ritiene proprio siano stati alcuni bambini non vaccinati di famiglie ebree ultraortodosse. Le autorità sanitarie americane credono che l’abbiano portato negli Stati Uniti di ritorno dal Sukot, una festività ebraica per cui molti fedeli fanno un pellegrinaggio in Israele, dov’era in corso proprio un’epidemia di morbillo. Nel 2017 si stima che la malattia abbia ucciso 110mila persone nel mondo.

Venerdì scorso, un gruppo di rabbini di Brooklyn si è incontrato per discutere una proposta che proibirebbe a tutti i fedeli ultraortodossi non vaccinati di frequentare le sinagoghe e le yeshivah. Dopo l’incontro, gli attivisti anti-vax hanno organizzato un’operazione di chiamate automatiche ai fedeli locali per invitarli a chiedere al proprio rabbino di non sostenere la misura.

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