Emmanuel Macron durante uno degli incontri organizzati durante il "grande dibattito nazionale", Greoux Les Bains, 7 marzo 2019 (AP Photo/Claude Paris, Pool)
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  • martedì 9 aprile 2019

Com’è andato il “grande dibattito nazionale” in Francia

Quello lanciato da Macron per trovare una soluzione alle proteste dei “gilet gialli”: risultati e numeri sono stati presentati ufficialmente

Emmanuel Macron durante uno degli incontri organizzati durante il "grande dibattito nazionale", Greoux Les Bains, 7 marzo 2019 (AP Photo/Claude Paris, Pool)

Lunedì 8 aprile il primo ministro francese Edouard Philippe ha presentato i risultati del “grande dibattito nazionale” lanciato in una lettera aperta a metà gennaio dal presidente Emmanuel Macron per trovare una soluzione alle proteste dei “gilet gialli”. Al Grand Palais di Parigi erano presenti mezzo governo, i cinque “garanti” del dibattito, rappresentanti di sindacati, associazioni, parti sociali e circa cinquecento cittadini. L’evento è stato chiamato “restituzione”.

Durante il dibattito le persone erano state invitate a esprimere le loro posizioni su quattro temi centrali: tasse, organizzazione dello stato e amministrazione pubblica, transizione ecologica, cittadinanza e democrazia. Nelle otto settimane in cui è stato possibile intervenire, hanno partecipato oltre 1,5 milioni di persone: un terzo attraverso il sito creato dal governo, un terzo direttamente alle circa 10 mila riunioni organizzate sul territorio, l’altro terzo via mail o attraverso i cosiddetti “cahiers de doléances”, registri usati all’epoca pre-rivoluzionaria per annotare critiche e lamentale. Alla fine sono stati elaborati 45 mila documenti, circa 630 mila pagine in totale, che saranno digitalizzati e resi accessibili.

Ai quattro temi proposti da Macron se ne sono aggiunti altri che sono emersi spontaneamente durante la consultazione: salute e pensioni, tra gli altri, mentre non si è imposta la questione dell’immigrazione. Dai contributi è emersa in modo massiccio la richiesta di un taglio delle tasse, a cominciare dall’IVA e dall’imposta sul reddito, ma anche la necessità di una maggiore decentralizzazione, di una relazione più forte tra aree urbane e rurali e di una democrazia partecipativa. Un’altra richiesta è stata affrontare il cambiamento climatico senza imporre ulteriori tasse: le proteste dei “gilet gialli” erano iniziate proprio contro l’aumento delle accise sui carburanti, ma si erano progressivamente ampliate con nuove rivendicazioni.

Il primo ministro – che riferirà i risultati della consultazione anche all’Assemblea Nazionale e al Senato – ha già promesso «soluzioni potenti» per tradurre in modo concreto le richieste dei cittadini. Le prime misure decise in base all’iniziativa verranno annunciate da metà aprile, ma su questo per ora non si hanno molte notizie. La portavoce del governo Sibeth Ndiaye ha comunque promesso che «nulla sarà come prima» dopo il grande dibattito, mentre l’opposizione ha parlato di un «grande bla bla bla» e di un puro esercizio formale e propagandistico da parte della maggioranza. Non è nemmeno chiaro se tutta questa operazione risolverà la crisi politica in corso né se sarà sufficiente a placare il movimento di protesta dei “gilet gialli”, che in questi due mesi si è comunque molto indebolito (sabato scorso erano presenti nelle piazze di tutto il paese solo 22 mila persone, meno di un decimo di quelle che avevano preso parte alle prime marce dello scorso novembre).

Il primo effetto positivo dell’iniziativa è comunque il fatto che la popolarità di Macron è aumentata e, pur restando bassa, è tornata al livello a cui era prima dell’inizio delle proteste: ora è sostenuto dal 29 per cento dei francesi, secondo un sondaggio condotto da IFOP la scorsa settimana. Chloé Morin, esperta di analisi dell’istituto IPSOS a Parigi, ha detto che il presidente Macron è riuscito nell’intento di «rinnovare il dialogo e sgonfiare la rabbia», ma ha anche aggiunto che l’operazione ha coinvolto solamente una parte dei francesi: «Una certa categoria di popolazione, e non necessariamente rappresentativa (…) Quindi è stato un successo relativo». Macron ha cioè riguadagnato popolarità tra quella che era già la propria base: il proprio elettorato moderato.

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