Facebook ha sospeso gli account di tutti i più importanti dirigenti di CasaPound

CasaPound protesta contro la «censura», ma molti hanno notato che in questa storia c'è una certa ironia

Il partito neofascista CasaPound ha accusato Facebook di censura dopo la sospensione degli account di numerosi dirigenti e militanti del gruppo. L’elenco dei sospesi include, infatti, il presidente di CasaPound Gianluca Iannone, tre consiglieri comunali e altri sei membri del partito, tra cui alcuni candidati sindaci alle prossime elezioni amministrative. Sul sito del suo giornale, Il Primato nazionale, CasaPound ha scritto:

Questi provvedimenti risultano ancora più inaccettabili perché in alcuni casi vanno ad inserirsi in campagne elettorali già attive – come ad esempio a Nettuno – , e in altri casi colpisce consiglieri già eletti andando a ledere le libere scelte del corpo elettorale.

CasaPound attacca quelli che chiama i «censori di Facebook», che accusa di voler danneggiare esplicitamente le forze del «nazionalismo bianco», come CasaPound. «È chiara la presenza di un disegno ben preciso che mira a cancellare le voci dissonanti rispetto alla narrazione dominante». A causare la sospensione sembra sia stata la pubblicazione da parte dei dirigenti di CasaPound di materiale ritenuto apologetico nei confronti del fascismo o di incitamento all’odio e alla violenza (una lista di cose che potrebbero portare alla sospensione di un profilo Facebook si può trovare qui).

Una possibilità è che gli esponenti di CasaPound abbiano pubblicato o fatto riferimenti agli episodi violenti avvenuti a Torre Maura, nella periferia di Roma, dove alcuni esponenti del gruppo e abitanti locali avevano protestato violentemente contro l’arrivo di alcune persone di origine rom in una struttura di accoglienza locale. Alcune persone coinvolte nelle proteste avevano minacciato di bruciare la struttura.

Diversi utenti hanno commentato la notizia con sarcasmo, soffermandosi in particolare sul fatto che un movimento neofascista come CasaPound denunci di aver subito una censura, una pratica del tutto accettata e rivendicata dal Partito Fascista, che dalla sua nascita attaccò in maniera sistematica le redazioni dei giornali avversari, per poi chiuderli una volta arrivato al governo sottoponendo tutti gli altri a un rigido controllo.