• Mondo
  • martedì 2 aprile 2019

Joe Biden ha qualche problema

Due donne hanno raccontato di suoi atteggiamenti che le misero a disagio, e si discute se una sua candidatura abbia senso per il Partito Democratico del 2020

(Win McNamee/Getty Images)

Da mesi si parla con crescente insistenza di una possibile candidatura alle primarie del Partito Democratico per le elezioni presidenziali statunitensi del 2020 per Joe Biden, ex vicepresidente e politico tra i più stimati e amati degli ultimi trent’anni di politica americana; lui stesso ha detto più volte che probabilmente si candiderà. Negli ultimi giorni però l’eventuale candidatura di Biden è stata complicata dalle accuse di comportamenti inappropriati mosse da due donne, che sostengono Biden in passato le abbia toccate e approcciate in modo indesiderato. Non si parla di accuse di violenze e nemmeno di molestie sessuali, come dicono le stesse donne coinvolte, che però sostengono comunque che il comportamento di Biden le imbarazzò e le mise a disagio. Questa storia si è aggiunta ai diversi dubbi che circolavano già sull’opportunità di una candidatura di Biden, che per quanto molto apprezzato e potenzialmente con un largo consenso ha già 76 anni, cioè quattro in più di Donald Trump, il presidente più anziano mai eletto negli Stati Uniti, e appartiene a una generazione di politici che molti considerano superata.

La prima accusa a Biden era arrivata la scorsa settimana, quando l’ex candidata Democratica alla carica di vice governatrice del Nevada Lucy Flores aveva raccontato sul sito The Cut che, durante un evento elettorale nel 2014, Biden la approcciò da dietro poco prima che salisse su un palco, mettendole le mani sulle spalle e baciandole la testa. «Anche se il suo comportamento non fu violento o sessuale, fu degradante e irrispettoso», aveva scritto Flores. Lunedì Amy Lappos, un’assistente politica del Partito Democratico, ha raccontato che Biden le prese il volto tra le mani e sfregò il suo naso sul suo: anche in questo caso Lappos ha descritto il comportamento di Biden come «irrispettoso».

Lappos ha detto di aver deciso di raccontare l’episodio dopo aver letto la testimonianza di Flores, perché non era d’accordo con quelli che descrivevano il comportamento di Biden come “da nonno” o come “semplice affetto” o come “amichevole”: «è ridicolmente riduttivo ed è parte del problema. Dire “ma Trump” è pericoloso e fissa l’asticella per gli uomini del Partito Democratico molto più in basso di dove dovrebbe essere». Biden ha risposto spiegando di non essersi mai comportato in maniera inappropriata di proposito: «Se si dice che invece sia così, ascolterò rispettosamente. Siamo arrivati a un momento importante in cui le donne possono e devono condividere le loro esperienze, e gli uomini devono ascoltare. E io lo farò».

Joe Biden insieme alla candidata a vice governatrice del Nevada Lucy Flores nel 2014. (Ethan Miller/Getty Images)

Il New York Times scrive che i collaboratori di Biden hanno fatto sapere che queste storie non influiranno sulla decisione di Biden di candidarsi o meno alle primarie. Secondo alcuni sondaggi, Biden è un candidato che potrebbe battere Trump in un’eventuale elezione: è ancora prestissimo per valutazioni del genere, ma è indubbio che la sua sarebbe una candidatura “pesante”, e che sulla carta potrebbe perlomeno vincere le primarie. Non è facile poi nemmeno prevedere se le storie emerse negli ultimi giorni possano penalizzare significativamente Biden in termini di consensi. Biden si è già candidato due volte alle primarie, perdendo, nel 1988 e nel 2008.

Detto questo, le accuse sicuramente non stanno facendo bene alla sua eventuale candidatura: in questi giorni, molte riviste e giornali come l’Atlantic stanno scrivendo che i comportamenti di Biden sono un “open secret”, cioè una cosa che sapevano tutti. Proprio per questo, gli stessi collaboratori di Biden secondo il New York Times si aspettano che ne arrivino altri, vista la sua quasi cinquantennale carriera politica.

Ma insieme a queste testimonianze, ne stanno arrivando anche altre false oppure pretestuose. Sta per esempio circolando molto una foto che mostra Biden mentre tiene da dietro per le spalle Stephanie Carter, la moglie dell’ex segretario alla Difesa Ashton Carter, nell’apparente atto di baciarla sul collo, mentre il marito stava prestando giuramento subito dopo la sua nomina. Moltissime persone hanno commentato indignate l’immagine, che è diventata virale. Ma la stessa Carter ha spiegato in un post su Medium che è una foto fuorviante, e che Biden si stava comportando «come un caro amico che aiuta qualcuno ad affrontare un giorno importante, cosa per cui gli sarò sempre grata». Carter ha detto di essere l’unica a poter raccontare quella storia, e che per questo vuole assicurare che Biden le stava dicendo nell’orecchio «grazie per averglielo lasciato fare», riferendosi alla decisione di suo marito di accettare l’incarico.

La foto scattata durante il giuramento dell’ex segretario alla Difesa Ashton Carter, in cui Biden si china a parlare a Stephanie Carter. (Alex Wong/Getty Images)

Stanno circolando online anche diversi fotomontaggi, tra cui uno che mostra Biden toccare il seno di Carter in quella stessa foto. Per questo, secondo le fonti del New York Times, i collaboratori più stretti di Biden sospettano che sia una campagna organizzata da qualcuno che dentro il partito vuole ostacolare la sua candidatura. Negli Stati Uniti il Partito Democratico ha raccolto da subito le istanze del movimento #MeToo, anche perché tra i più noti uomini accusati di molestie sessuali ci fu proprio Trump.

Sul New York Times l’editorialista Michelle Goldberg ha scritto che per questo, anche se il comportamento di Biden era con ogni probabilità non sessuale e in buona fede, la sua candidatura «non sarebbe al passo coi tempi della maggioranza progressista del Partito Democratico». Altri elementi che sollevano perplessità in questo senso, scrive Goldberg, sono per esempio il fatto che Biden abbia avuto storicamente posizioni relativamente conservatrici sui temi dei diritti riproduttivi, o che presiedette le audizioni per la nomina a giudice della Corte Suprema di Clarence Thomas, quelle durante le quali non furono considerate le accuse di molestie sessuali di Anita Hill.

Le ultime elezioni di metà mandato hanno confermato la tendenza che vede il Partito Democratico puntare sempre di più su candidate donne, oppure appartenenti a minoranze etniche, oppure ancora a minoranze sessuali. Questa strategia, secondo molti osservatori, è stata una delle chiavi del successo alle elezioni che hanno visto i Democratici riconquistare la Camera. La candidatura di Biden – maschio, bianco e anziano – si discosta quindi sensibilmente da questa tendenza, e per questo dentro al partito c’è chi non la vede di buon occhio.

Tra i candidati di primo piano alle primarie ci sono molte donne: come Kamala Harris, che è anche afroamericana, ma anche Elisabeth Warren, Kirsten Gillibrand e Amy Klobuchar. Cory Booker, un altro dei più attrezzati per arrivare alla fine, è afroamericano, mentre un altro candidato che si ritiene avere delle possibilità è Beto O’Rourke, che pur essendo maschio e bianco è giovane ed è cresciuto in una zona di confine (in Texas), da sempre a strettissimo contatto con la minoranza ispanica.

Vista la predominante centralità della questione identitaria nella politica americana, una candidatura di Biden – così come quella di Bernie Sanders – sarebbe secondo qualcuno più difficile da contrapporre a quella di Trump alle presidenziali del 2020. Questo nonostante da anni i sondaggi indichino Biden come il più popolare e trasversale tra i politici Democratici, e nonostante la sua carriera politica – e la sua storia personale – sia tra le più rispettate e ammirate della storia americana recente.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.