Cosa sta succedendo a EssilorLuxottica

La "fusione del secolo" nel mercato degli occhiali e delle sue ricchezze è diventata uno scontro, non imprevisto

(ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Da alcuni giorni nelle pagine economiche dei quotidiani si parla molto del confronto all’interno della dirigenza di EssilorLuxottica, la società nata nel 2018 dalla fusione della più grande azienda produttrice di occhiali, l’italiana Luxottica, con la più grande produttrice di lenti, la francese Essilor. La fusione è stata una delle più grandi mai avvenute in Europa e ha portato alla creazione di una società enorme, con un giro d’affari di 16 miliardi di euro, 57 miliardi di capitalizzazione e con 150mila dipendenti, in grado di avere sul mercato degli occhiali una presenza che alcuni chiamano persino monopolio.

Luxottica era entrata nell’operazione tramite la sua holding Delfin, e a Leonardo Del Vecchio, presidente e fondatore della società, nonché uomo più ricco d’Italia, era spettato il 32,5 per cento delle quote azionarie, con il 31 per cento dei diritti di voto. I manager e i dipendenti di Essilor avevano avuto complessivamente il 4 per cento delle azioni. Del Vecchio è presidente della nuova società, mentre il presidente della multinazionale francese Essilor, Hubert Sagnières, ne è il vicepresidente. L’accordo della fusione aveva riconosciuto a entrambi pari poteri esecutivi e pari rappresentanza delle rispettive aziende nel consiglio d’amministrazione.

Al centro dello scontro tra le dirigenze di Luxottica e Essilor c’è oggi la nomina del nuovo CEO della società, ma molti osservatori lo interpretano come il sintomo più evidente di un approccio e una natura molto diversi delle due aziende che si sono unite. Nei mesi scorsi Del Vecchio aveva più volte fatto intendere di volere come direttore generale del nuovo gruppo l’amministratore delegato di Luxottica, suo intimo collaboratore, Francesco Milleri, che però non è gradito ai francesi di Essilor: lo ritengono troppo vicino a Del Vecchio, e vorrebbero per quel ruolo una figura più neutrale.

Una fusione storica
Della possibile fusione delle due società si era parlato per diversi anni. In molti dubitavano che sarebbe mai stata possibile un’operazione del genere, che avrebbe portato alla creazione di una società in grado di controllare quasi tutto il mercato e la filiera degli occhiali nel mondo. La fusione venne annunciata nel gennaio del 2017, e gli iniziali timori per i possibili danni che questa avrebbe arrecato alla libera concorrenza vennero negati nel marzo del 2018 dall’antitrust dell’Unione Europea e dalla Federal Trade Commission degli Stati Uniti, che approvarono l’operazione. Il giornalista Sam Knight commentò la notizia in una lunga inchiesta pubblicata sul Guardian dicendo che «in sette secoli di storia degli occhiali non si era mai vista una cosa del genere».

Da un lato infatti c’è Essilor, nata nel 1972 dalla fusione di due società francesi, Essel e Silor, che controlla circa il 45 per cento del mercato mondiale delle lenti, e che deve gran parte della sua fortuna all’invenzione della prima lente progressiva, commercializzata con il marchio Varilux, che permette di avere un’unica lente per correggere contemporaneamente la presbiopia e altri difetti della vista come la miopia. Dall’altro c’è Luxottica che controlla il 25 per cento del mercato delle montature e ha una storia unica di successi ed estensione della sua presenza sul mercato.

Quest’ultima percentuale nasconde l’enorme numero di marchi e di negozi che Luxottica possiede: nel corso degli anni, infatti, l’azienda nata nel 1961 ad Agordo, in provincia di Belluno, come piccola fabbrica di occhiali si è andata costantemente ingrandendo facendo proprio l’80 per cento dei principali marchi al mondo, oltre che decine di rivenditori di occhiali. Ray-Ban, Persol, Oakley, Prada, Armani e Dolce&Gabbana sono solo alcuni dei marchi di occhiali le cui montature sono prodotte da Luxottica, o attraverso la proprietà dei marchi o la loro licenza.

Il business della vista
«Per 2000 anni le persone hanno vissuto prevalentemente all’aperto», ha detto Sagnières a Sam Knight. «Ma all’improvviso ora vivono al chiuso, e noi sfruttiamo questo a nostro favore». Le parole di Sagnières fanno ben capire le enormi potenzialità dell’operazione di fusione tra Essilor e Luxottica in una società che si è evoluta rapidamente negli ultimi cento anni, «una specie che indossa occhiali».

L’età media della popolazione è progressivamente aumentata, e con essa il numero di persone che hanno bisogno di correggere difetti della vista dovuti all’invecchiamento. Inoltre la popolazione è diventata sempre più urbanizzata e ha modificato anche i modi in cui usiamo i nostri occhi, per esempio passando molte ore della giornata davanti allo schermo di un computer, di uno smartphone o di un televisore. E l’alfabetizzazione di estese parti di popolazione mondiale ha generato abitudini alla lettura che prima non c’erano, e con esse la necessità di correggere i difetti della vista. Tutto ciò fa sì che ci siano sempre più persone che hanno bisogno di occhiali, e ancora più ce ne saranno secondo gli esperti.

Secondo uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Ophtalmology, entro il 2050 4,8 miliardi di persone, circa la metà della popolazione, saranno miopi, e 938 milioni potranno avere gravi forme di miopia, con rischi maggiori per la salute. Si calcola inoltre che nel 2018 ci siano 2,5 miliardi di persone al mondo, specialmente nelle aree più povere, che avrebbero bisogno di occhiali correttivi ma che non possono permetterseli. Il problema riguarda in particolare Africa, India e Cina. In quest’ultima in particolare ci sarebbero 720 milioni di persone con problemi alla vista e si prevede che entro trent’anni più dell’80 per cento della popolazione cinese possa diventare miope.

A questo si aggiunge la moda, che ha fatto diventare gli occhiali da sole non più solamente uno strumento utile a difendersi dai raggi UVA, ma un accessorio da sfoggiare: e la stessa cosa è poi successa agli occhiali da vista. La sfida dei Essilor e Luxottica, come scriveva il Financial Times nel 2017, non è solo ai produttori di occhiali ma anche ai grandi gruppi che operano nel settore della moda e del lusso, come LVMH e Kering:. «Sono loro per me i veri rivali», ha detto Sagnières. «Quando una persona compra una sciarpa per 300 dollari invece di un nuovo paio di occhiali, mi intristisco. Forse quella persona ha bisogno di un secondo paio di occhiali, mentre una sciarpa potrebbe non essere poi così utile».

Il paragone con gli accessori di moda è ancora più proprio se si considerano i ricarichi sugli occhiali “firmati” nel prezzo al consumatore. Luxottica è riuscita in questo grazie a una politica molto aggressiva, cominciata negli anni Novanta, di acquisizione dei principali rivenditori di occhiali del mondo – tra le molte catene possedute da Luxottica ci sono Salmoiraghi e Viganò e Sunglass Hut, per esempio – cosa che le ha permesso di imporre i propri prodotti ai prezzi desiderati. Il quasi assoluto controllo dei rispettivi mercati da parte di Luxottica ed Essilor permette alle due aziende di gestire i prezzi dei loro prodotti a piacimento. Succede così che montature che in produzione costano solo poche decine di euro vengano rivendute con ricarichi del triplo o quadruplo, raggiungendo per i marchi di moda più conosciuti prezzi anche di diverse centinaia di euro.

Questo è ancora più evidente nel caso delle lenti, dove i margini di guadagno possono superare il 700-800 per cento. In particolare, ha raccontato Knight sul Guardian, i maggiori profitti si hanno sulle lenti progressive, sui rivestimenti antigraffio e sui filtri per la luce blu, tutte caratteristiche che alle aziende produttrici costano solo pochi centesimi, ma che ai clienti finali possono arrivare a costare fino a 60 euro per lente.

A proposito dei prezzi degli occhiali, di recente il Los Angeles Times ha intervistato E. Dean Butler, fondatore di LensCrafters, la più grande catena di rivenditori di occhiali negli Stati Uniti, che Luxottica comprò nel 1995. Secondo Butler, i prezzi imposti da Luxottica sono totalmente falsati, dato che una montatura di qualità, come potrebbe essere quella di un paio di occhiali firmati Prada, può arrivare a costare al produttore 15 dollari (circa 13 euro) mentre una singola lente circa 1,25 dollari (1,10 euro). Pagare fino a 800 dollari (circa 700 euro), come succede per alcuni occhiali negli Stati Uniti, secondo lui è «una completa fregatura»: il ricarico arriverebbe anche al 1.000 per cento.

Il Los Angeles Times ha parlato anche con Charles Dahan, che era uno dei principali fornitori di LensCrafters con la sua azienda, la Custom Optical. Secondo Dahan, quando Luxottica rilevò LensCrafters aumentò la presenza dei marchi di occhiali di sua proprietà nei punti vendita, facendo crollare le vendite di Custom Optical, che nel 2001 ha dovuto chiudere. Ha rischiato di fare la stessa fine anche Oakley, un marchio di occhiali da sole molto popolare tra appassionati di sci e di sport motoristici, il cui principale rivenditore era Sunglass Hut, comprato da Luxottica nel 2001. Dopo l’acquisizione, per non rischiare di fare la fine di Custom Optical, Oakley è stata costretta a farsi comprare da Luxottica. «È così che sono riusciti ad ottenere il controllo di tanti marchi», ha detto Dahan. «Se non fai quello che vogliono loro, ti tagliano fuori». Va detto che le politiche di Luxottica sono quelle che hanno portato l’azienda a un successo e a un potere invidiato e ammirato in tutto il mondo, e a dare al suo fondatore Del Vecchio – insieme al suo carattere intraprendente e autoritario e alla sua formidabile storia di scalata sociale – uno status quasi leggendario nell’imprenditoria mondiale.

Perché adesso Luxottica e Essilor litigano
In seguito al consiglio di amministrazione del 18 marzo che avrebbe dovuto avviare le procedure per la scelta del nuovo amministratore delegato, Delfin ha diffuso una nota in cui ha detto di aver evidenziato «comportamenti di alcuni rappresentanti di Essilor che meriterebbero l’adozione immediata di misure appropriate da parte del Consiglio, poiché contrari al dovere di leale cooperazione e buona fede richiesto dall’Accordo di Combinazione del 2017 tra Essilor e Delfin».

Successivamente, in un’intervista a Le Figaro, Del Vecchio ha spiegato che la sua irritazione sarebbe dovuta al fatto che Essilor avrebbe assunto quattro manager, tutti in posizioni chiave, senza che né lui né il consiglio di amministrazione ne venissero informati. Del Vecchio ha accusato in particolare Sagnières di aver rotto il patto firmato nel 2017: «Accetta solo quello che propone lui. […] Fin dalla prima assemblea generale del nuovo gruppo, il 29 novembre, si è comportato come se Essilor avesse rilevato Luxottica».

Il giorno dopo l’intervista di Del Vecchio a Le Figaro, è arrivata la risposta di Sagnières, che ha parlato di accuse false da parte del fondatore di Luxottica, accusandolo a sua volta di aver cercato fin dalla prima assemblea del nuovo gruppo di imporre Milleri come nuovo amministratore della società per prendere il controllo del gruppo. «Nonostante le smentite», ha detto Sagnières a proposito di Del Vecchio, «un certo numero di sue mosse riflette di fatto un tentativo di prendere il controllo del nuovo gruppo, senza riconoscere alcun premio agli azionisti». Il confronto sembra attingere a due storie sostanzialmente diverse delle due aziende: più verticistica e competitiva quella italiana, più tradizionale e collettiva quella francese, con una estesa serie di ricadute sulle rispettive culture aziendali.

Milleri, che ha 57 anni, ha iniziato la sua carriera in Luxottica come fornitore di un sistema di software aziendali e ha rapidamente conquistato la fiducia di Del Vecchio diventandone uno dei principali consulenti. Pur non avendo nessun ruolo dirigenziale, la sua figura, racconta Il Sole 24 Ore, aveva iniziato a diventare preponderante nelle decisioni di Del Vecchio, tanto da portare nel 2014 alle rapide dimissioni dell’allora amministratore delegato Enrico Cavatorta, da pochissimo succeduto ad Andrea Guerra che era stato alla guida dell’azienda in un decennio di grandi risultati, a sua volta uscito – stando alle cronache giornalistiche – dopo la scelta di Del Vecchio di riprendere un ruolo maggiore (Guerra è oggi amministratore delegato di Eataly).

Nel marzo del 2016 Milleri entrò nel consiglio di amministrazione, un mese più tardi venne nominato vice presidente, e a dicembre divenne amministratore delegato. Secondo Del Vecchio è stato proprio Milleri a ottenere l’accordo con Essilor per la fusione, e in un’intervista al Corriere della Sera dello scorso dicembre aveva detto di aver inserito nel contratto stipulato con i francesi una clausola che preveda che sia Milleri a prendere il suo posto nel caso in cui morisse.

In seguito alle notizie dello scontro il titolo di EssilorLuxottica, quotata alla Borsa di Parigi, ha perso oltre il 6 per cento il 21 marzo, facendo temere per il futuro del processo di integrazione tra le due società, che si dovrebbe concludere nel maggio del 2020 con l’approvazione del bilancio. Secondo gli analisti della banca d’investimento Equita, «dal punto di vista operativo uno stallo sulla governance aumenta i rischi sull’esecuzione del progetto di integrazione […] Se la situazione non troverà una riconciliazione, come auspichiamo, il rischio è che si arrivi a ridiscutere i patti (la cui validità termina in ogni caso ad aprile 2021) e a un confronto in assemblea».

Paradossalmente, però, ha detto una fonte vicina a Essilor a La Stampa, il 21 marzo «si è riunito il comitato per l’integrazione delle due aziende, dove si è discusso delle sinergie. Vi hanno partecipato tanto Sagnières, collegato dall’Asia, quanto Del Vecchio, da Milano. Entrambi sono intervenuti nel dibattito, senza alcun accenno ai loro contrasti. Solito business, come nulla fosse».

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