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  • Giovedì 28 marzo 2019

Dove eravamo rimasti con “Gomorra”

Un veloce ripasso della terza stagione e di quelle prima: venerdì su Sky comincia la quarta

(Gianni Fiorito/Sky)
(Gianni Fiorito/Sky)

Venerdì 29 marzo su Sky Atlantic inizierà la quarta stagione di Gomorra, la serie basata sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano che ha avuto successo in tutto il mondo e che parla della lotta per il potere dei clan della camorra, tra Napoli e Secondigliano. È arrivato quindi il momento di ripassare la trama e le varie dinamiche tra i personaggi, che con l’ultima stagione sono diventate più complesse: le alleanze si sono riformulate, qualche personaggio nuovo è stato introdotto e, soprattutto, qualcuno è morto (ma se non sapete chi, vuol dire che due anni fa eravate su Marte).

Un ripasso veloce delle prime due stagioni di Gomorra

Gli eventi importanti della prima stagione sono il ritorno di Gennaro Savastano detto Genny dall’Honduras, che lo trasforma e lo fa diventare un criminale spietato, e l’incarcerazione di suo padre, il boss don Pietro; la stagione termina con Genny che prova a uccidere Ciro Di Marzio, inizialmente uomo fidato e poi traditore della famiglia Savastano, non riuscendoci e venendo ferito durante la sparatoria. Contemporaneamente don Pietro riesce a evadere dal carcere.

Nella seconda stagione Genny si risveglia dal coma dopo molti mesi e si rimette a gestire gli affari di famiglia, mantenendo per il momento un rapporto conflittuale ma di alleanza con suo padre, don Pietro. Prima va in Honduras a ritrattare le forniture di cocaina, poi a Roma per incontrare don Aniello, un altro boss, e incontra Azzurra, di cui si innamora. Infine va in Germania a raggiungere il padre, che si è nascosto lì dopo essere evaso di prigione. I due vengono attaccati in un agguato, ma Genny riesce a portare in salvo il padre, che lo rimanda a Napoli in malo modo.

In questa fase il clan dei Savastano è praticamente assente da Secondigliano: in questo vuoto di potere si inserisce l’Alleanza, formata tra Ciro, Salvatore Conte (che gestisce il traffico di droga in Spagna), Rosario ‘o Nano, Scianèl (sorella di Zecchinetta, morto nella prima stagione), ‘o Principe e ‘o Mulatto. Tra loro presto nasce un disaccordo e Conte viene ucciso per volere di Ciro, che diventa man mano sempre più feroce arrivando a uccidere la sua stessa moglie che non ne può più della vita che conducono.

Inizia una guerra. Don Pietro torna a Secondigliano ma è ancora latitante e si nasconde. Assume una ragazza del quartiere, Patrizia, come sua assistente per controllare e gestire la situazione fuori dal suo appartamento, e vorrebbe distruggere l’Alleanza. Quando scopre che invece Gennaro ci si è accordato non la prende bene. Seguono una serie di rese dei conti: muore ‘o Principe, muore ‘o Nano, muore ‘o Trak, amico di vecchia data di Genny; l’Alleanza si sfascia e Scianèl prova ad accordarsi direttamente con Pietro. Ciro prova a convincere Genny a tradire il padre. Pietro fa uccidere la figlia piccola di Ciro, in una delle scene più intense della stagione. Chi esegue l’ordine è Malammore, fedelissimo di don Pietro, che si avvicina alla macchina dove c’è la bambina, bacia il suo crocifisso e, con il viso deformato dall’orrore per il suo stesso gesto, alza la pistola e spara. A quel punto Ciro, distrutto, non vuole più continuare questa guerra e si fa convincere da Genny a vendicarsi: va al cimitero dove don Pietro avrebbe dovuto incontrarsi con il figlio e lo uccide.

(Sky)

La terza stagione

Si apre con i funerali di don Pietro nel quartiere, celebrato come una specie di imperatore. Nessuno sa che Genny è coinvolto nell’assassinio del padre, perciò anche lui accompagna Malammore per vendicare la morte di don Pietro. Solo che poi è Malammore a morire, per mano di Ciro e con la complicità di Genny. A questo punto Ciro se ne va e i due si salutano brevemente sul tetto dell’aeroporto di Capodichino.

Dopo il saluto con Ciro, Genny torna a Roma, nella villa in cui abita insieme ad Azzurra e insieme al figlio neonato, che si chiama Pietro. In affari con lui c’è anche il suocero, don Giuseppe Avitabile, che però presto si accorge che Genny lo sta fregando. Lo scopre attraverso Gegé, il contabile di Genny, che fa il doppio gioco tra due criminali (non una mossa furbissima, soprattutto se non sei un criminale). Nel frattempo Ciro è andato in Bulgaria, dove si è messo a fare lo scagnozzo di un boss mafioso locale per dimenticarsi il passato, solo che viene preso di mira dal figlio del boss. Scopre allora che ci sono di mezzo dei piccoli criminali napoletani, arrivati lì per un affare e per fregarlo insieme al figlio del boss. Ciro, essendo un camorrista più esperto, li frega per primo e va dal boss a raccontare tutto, il quale invece di ringraziarlo tenta di ucciderlo. Anche qui Ciro si muove più velocemente degli avversari, uccide più o meno tutti tranne i napoletani e torna in Italia.

Il disaccordo tra Genny e don Avitabile intanto si trasforma in una guerra. Genny capisce che Gegé fa il doppiogioco, frega un carico di droga al suocero e poi va da Gegé per regolare i conti: in una sequenza particolarmente violenta lo prende a cazzotti in faccia utilizzando un Rolex come tirapugni e uccidendolo. Tuttavia, quando Genny va all’incontro per vendere il carico, trova un gruppo di uomini armati che uccidono i suoi compagni e massacrano di botte lui. Quando alza la testa vede che i mandanti di quell’imboscata sono tutti i boss che si spartiscono le piazze di spaccio del centro di Napoli, i Confederati, e in più don Avitabile, che lo risparmia solo perché è il marito di sua figlia e il padre di suo nipote.

Nel frattempo Ciro è tornato a Napoli e il suo contatto è proprio uno dei napoletani incrociati in Bulgaria: si chiama Enzo Sangueblù, erede di una storica famiglia di Forcella che un tempo era molto potente e che adesso è caduta in disgrazia. Una sorta di nobile decaduto, però criminale. Sangueblù e i suoi scagnozzi, aggressivi ma impreparati, convincono Ciro a rimettersi in affari e a far loro da guida. A questo punto la trama fa convergere finalmente la storia di Genny e quella di Ciro: i due si incontrano in una squallida pensione dove alloggia Ciro, uno ancora gonfio di botte e l’altro in procinto di fare da capo a un gruppo di criminali tamarri del centro. Nasce quindi un’alleanza dalla struttura bizzarra: Sangueblù e gli altri sono gli esecutori, Ciro è il capo che dà gli ordini e Genny è una sorta di eminenza grigia che lavora con i contatti fuori dall’Italia per vendere la droga. Inoltre, Genny si muove in altri settori per diversificare le fonti di guadagno e “pulire” i soldi proveniente dal traffico illegale: pompe funebri, lavanderie, attività commerciali varie.

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Dopodiché rispuntano fuori Scianèl e Patrizia, che si fanno tirare dentro al progetto da Genny, ingolosite dalle possibilità di guadagno delle pompe funebri e dal progetto ambizioso di riprendersi le piazze di spaccio del centro, da tempo in mano ai Confederati (che, per inciso, avevano fatto fuori il padre di Sangueblù, perciò c’è anche lui che vuole vendicarsi). Scianèl e Patrizia, però, non sono del tutto dentro: non si capisce bene se fanno il doppio gioco con i Confederati, soprattutto Scianèl.

Tra i personaggi che meritano attenzione c’è anche Valerio, uno scagnozzo di Sangueblù meno tamarro degli altri perché viene da Posillipo, quartiere bene di Napoli. Diventa man mano il braccio destro di Sangueblù, è più coraggioso e aggressivo degli altri, e mette in guardia Sangueblù dal legame stretto tra Genny e Ciro. Intanto Genny si preoccupa del fatto che Ciro è molto legato a Sangueblù (lo sta “forgiando”, per lui è una guida) e si ingelosisce, il tutto mentre parte l’operazione per prendersi le piazze di spaccio del centro e la banda si trova un nuovo quartier generale da dove impacchettare la cocaina e distribuirla. I Confederati non sanno bene come reagire e non capiscono chi c’è dietro, ma poi fanno due più due e mettono una bomba fuori dal ristorante della sorella di Sangueblù, come avvertimento.

Ciro va a negoziare dai Confederati, il cui referente è ‘o Stregone, il più anziano e saggio. ‘O Stregone capisce le rivendicazioni di Sangueblù e acconsente di cedere Forcella, la piazza di spaccio che era appartenuta al padre assassinato, anche se altri membri della Confederazione non sono d’accordo, soprattutto Arenella detto ‘o Sciarmante.

A questo punto ci sono grandi celebrazioni, sembra che per Sangueblù vada tutto alla grande, finché la sorella, che era rimasta fuori da tutte le dinamiche criminali, viene uccisa in un camerino di un negozio di vestiti, con un colpo di pistola alla testa. Sangueblù rimane comprensibilmente sconvolto; lui e tutti i suoi compagni sono sicuri che si tratti dei Confederati che non vogliono cedere Forcella. Invece è stato Genny, che non vuole la pace con i Confederati perché la sua famiglia non gli viene restituita da don Avitabile. Quindi è passato alle maniere drastiche, cercando di aizzare Sangueblù contro i Confederati, cosa che in effetti accade. In tutto questo Scianèl passa dalla parte dei Confederati e rivela che c’è anche Genny dietro l’ascesa della banda di Sangueblù.

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I Confederati allora decidono di far rapire il figlio di Genny da don Avitabile, il quale strappa il bambino dalle braccia della figlia. Questo fa sì che Genny ordini a Sangueblù e ai suoi di sottostare alle imposizione dei Confederati, cioè continuare a gestire la piazza di spaccio di Forcella ma pagando una pesante tassa a ‘o Stregone e agli altri. Alla fine, dopo aver messo Scianèl a capo di Secondigliano e aver chiesto tre milioni di euro di risarcimento a Genny, ‘o Stregone decide di restituire il bambino.

Si arriva allo scontro finale con i Confederati che chiedono a Genny, in cambio del bambino, la resa di Sangueblù e Ciro; al momento dello scambio, però, c’è una sparatoria in cui rimangono uccisi don Avitabile, ‘o Sciarmante e tutti gli scagnozzi, e durante la quale Patrizia finalmente si rivela e si dichiara leale a Genny. Dopodiché, mantenendo il doppiogioco con i Confederati, ammazza Scianèl. Tra la triade Sangueblù-Ciro-Genny e i Confederati, invece, si svolge una riunione per porre fine alla guerra e trovare un accordo, cosa che avviene: la zona dello Sciarmante e Forcella passano a Genny e a Sangueblù. Neanche questo però risolve tutti i conflitti: i fratelli Capaccio, membri dei Confederati (ma più giovani), passano dalla parte di Sangueblù e contattano Valerio, il pariolino aggressivo di Posillipo, per dirgli che Genny si è messo d’accordo con lo Stregone e vuole fregare Sangueblù.

La terza stagione si conclude con due colpi di scena. Prima i fratelli vanno al quartier generale dei Confederati e ammazzano ‘o Stregone, sbattendogli ripetutamente la testa sul tavolo. Poi Ciro e Genny raggiungono Valerio e Sangueblù sul loro yacht ormeggiato al largo di Napoli, dove sono in corso i festeggiamenti per l’accordo raggiunto; la situazione si fa subito tesa, Sangueblù è sobillato da Valerio — convinto che non ci si possa fidare — e punta la pistola verso Genny. Ciro, che non ha affetti e non ha nulla da perdere, si mette in mezzo e dice a Sangueblù che Genny non c’entra niente. Per convincerlo gli rivela (mentendo) che ad ammazzare sua sorella è stato lui. Segue uno sguardo addolorato di Sangueblù – uno dei suoi due occhi è rimasto ferito e accecato da un proiettile, nel frattempo – che dopo un lungo momento gli chiede: “è accussì, Cirù?”. Ciro risponde con una parola sola: “spara”. Sangueblù però ritiene che a doverlo fare sia Gennaro, e gli consegna la pistola. I due amici fraterni si abbracciano, Ciro è lacrimante, e Genny spara. L’ultima scena è il corpo di Ciro l’Immortale che affonda nel mare del golfo di Napoli.