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  • mercoledì 20 marzo 2019

L’autobus incendiato a San Donato Milanese

Aveva 51 bambini a bordo, tutti illesi: sembra che l’autista – che gli ha dato fuoco – volesse arrivare a Linate e protestare contro le morti di migranti nel mar Mediterraneo

Il bus di linea dato alle fiamme a Milano, il 20 marzo 2019 (ANSA/DANIELE BENNATI)

A Milano un autista ha dirottato il suo autobus, e dopo un inseguimento dei carabinieri ha incendiato il mezzo su cui stava trasportando 51 ragazzini. L’autista è stato identificato come Ousseynou Sy, 47 anni, di origini senegalesi ma cittadino italiano da 17 anni. A parte Sy, nessuno ha riportato ferite, anche se una decina di passeggeri, tra ragazzini e accompagnatori, sono stati ricoverati in codice verde per una leggera intossicazione. Sy è stato arrestato ed è accusato di sequestro di persona e strage.

Secondo quanto ricostruito da giornali e agenzie di stampa, Sy avrebbe voluto appiccare il fuoco all’autobus dopo aver raggiunto l’aeroporto di Linate per protestare contro le morti di migranti nel mar Mediterraneo per le quali incolpa Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il sequestro è durato in tutto circa 40 minuti e si è svolto sulla strada provinciale 415, la Paullese, nel tratto di strada che collega Crema (provincia di Cremona) a San Donato Milanese (provincia di Milano). Sy lavorava per le Autoguidovie di Crema dal 2002: secondo alcune ricostruzioni, avrebbe precedenti penali, ma non ci sono conferme al riguardo.

Dopo avere interrogato una prima volta Sy, il procuratore Alberto Nobili ha raccontato alla stampa come sono andati i fatti. Sy avrebbe caricato a bordo dell’autobus due taniche di benzina coperte da sacchi neri, e dopo aver fatto salire i bambini avrebbe minacciato di dare fuoco al mezzo, prima di dirigersi verso l’aeroporto di Linate. Sy avrebbe poi cosparso l’autobus di benzina, avrebbe ordinato agli accompagnatori di legare i polsi dei bambini con le fascette da elettricista e di radunare tutti i cellulari in fondo all’autobus. Uno dei ragazzini più distanti dall’autista sarebbe però riuscito a liberarsi e a prendere un cellulare e chiedere aiuto: non è chiaro se la telefonata sia stata diretta verso i genitori o il 112.

Il colonnello Luca De Marchis ha detto che le forze dell’ordine sono intervenute per la prima volta all’altezza di Pantigliate, 10 chilometri a est di San Donato Milanese, ma non sono riuscite a fermare il mezzo. I carabinieri sono intervenuti nuovamente pochi chilometri dopo, allo svincolo di Peschiera Borromeo: due di loro sono andati sul retro dell’autobus e hanno rotto i vetri, facendo uscire le persone a bordo, mentre altri due si sono avvicinati all’autista, che a quel punto ha dato fuoco all’autobus usando un accendino che aveva in mano. De Marchis ha detto che «le fiamme sono divampate mentre alcuni bambini erano ancora all’interno». Sy è stato poi fermato: ha riportato ustioni alle mani, ed è stato trasportato all’ospedale Niguarda prima di essere interrogato.

Dodici ragazzini e due adulti sono stati portati in ospedale per una leggera intossicazione. Durante il dirottamento, hanno raccontato i testimoni, Sy avrebbe ripetuto diverse volte di voler mettere fine alle morti nel Mediterraneo.

I ragazzini a bordo dell’autobus sono studenti della scuola media Vailati di Crema, in Lombardia. Alcuni insegnanti hanno detto che non era la prima volta che vedevano Sy al volante di un autobus della società, mentre alcuni colleghi che lo hanno incontrato questa mattina hanno detto di averlo trovato “calmo” e che non si sarebbero mai aspettati un gesto simile da parte sua.

Il colonnello De Marchis, scrive Repubblica, ha smentito che Sy fosse armato: «La cosa importante è la felice risoluzione di un evento, che poteva portare a un epilogo tragico, grazie al coraggio dei ragazzi che sono stati veramente bravi». Il procuratore di Milano Francesco Greco ha detto «Stiamo valutando tutte le ipotesi, anche quella del terrorismo». Sy al momento è indagato per strage e sequestro di persona e le forze dell’ordine stanno perquisendo la sua abitazione.

Autoguidovie, la società privata che gestisce anche il servizio scuolabus, ha detto: «L’uomo, nostro collaboratore almeno dal 2002, dal 2004 era in servizio a tempo pieno. Negli anni non ha mai dato segnali di squilibrio, né avevamo mai ricevuto reclami sulla sua condotta come autista. A livello di compartimento aziendale (Crema e zone limitrofe) non eravamo a conoscenza dei suoi precedenti penali».

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