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  • Lunedì 11 marzo 2019

La guerra coi droni degli Stati Uniti in Somalia

Negli ultimi mesi i bombardamenti contro al Shabaab si sono intensificati, senza che venisse annunciato un cambio di strategia dal governo americano: perché?

Mogadiscio, Somalia (Maurizio Gambarini/picture-alliance/dpa/AP Images)
Mogadiscio, Somalia (Maurizio Gambarini/picture-alliance/dpa/AP Images)

Negli ultimi mesi l’impegno militare statunitense in Somalia è cresciuto in maniera significativa: l’esercito americano ha intensificato gli attacchi coi droni contro al Shabaab, gruppo jihadista somalo legato ad al Qaida e responsabile di gravi attacchi terroristici anche in Kenya. L’aumento dei bombardamenti è avvenuto nonostante il presidente Donald Trump abbia mostrato l’intenzione di voler ridurre operazioni militari simili contro gruppi estremisti islamisti in altre parti del mondo, per esempio in Siria, in Afghanistan e in Africa occidentale. «Le persone devono prestare attenzione al fatto che è in corso una guerra importante», ha detto al New York Times Brittany Brown, esperta di Somalia e capo dello staff dell’International Crisis Group: una guerra che sembra andare col «pilota automatico», ha aggiunto Brown, e che sta trascinando sempre di più gli Stati Uniti in un conflitto sul quale non si è sviluppato alcun dibattito pubblico.

Secondo i dati del dipartimento della Difesa americano, gli attacchi aerei compiuti dagli Stati Uniti in Somalia lo scorso anno sono stati 47 e hanno ucciso 326 persone; l’intensità dei bombardamenti nei primi mesi del 2019 suggerisce un aumento ulteriore degli attacchi nell’anno in corso rispetto al precedente. Inoltre è salito il numero delle persone uccise, che il governo americano continua a classificare solamente come miliziani di al Shabaab, non riconoscendo l’esistenza di morti civili.

Non sono chiari i motivi dell’aumento degli attacchi contro al Shabaab. Secondo alcuni, la nuova tendenza dipenderebbe da decisioni tattiche prese dalla leadership militare, mentre secondo altri rifletterebbe una precisa volontà del governo statunitense di non ridurre l’impegno in Somalia, paese profondamente instabile del Corno d’Africa. Sembra comunque che non ci sia stato alcun cambio di strategia deciso dall’amministrazione Trump: la missione americana continua a fornire in generale “sicurezza” al governo somalo, aiutandolo a sviluppare un esercito e un’intelligence stabili ed effettivi.

Alcuni analisti sostengono che i leader militari americani stiano cercando di infliggere il maggior danno possibile ad al Shabaab prima che il governo decida di realizzare il disimpegno militare anche in Somalia. Diversi funzionari statunitensi hanno detto al New York Times che la riduzione delle operazioni militari contro gruppi estremisti in altre parti del mondo avrebbe permesso un maggiore uso di droni in territorio somalo. Alla nuova tendenza avrebbe contribuito anche la decisione del governo Trump di allentare le regole introdotte da Barack Obama sui rigidi controlli da effettuare prima di compiere un attacco aereo: la nuova politica, che dà maggiore autonomia ai comandanti militari, era stata introdotta nel 2017 ma aveva cominciato a essere implementata mesi dopo, e i suoi risultati più visibili sono sotto gli occhi di tutti oggi, ha detto Bill Roggio, analista del sito specializzato Long War Journal.

La Somalia è il paese più instabile del Corno d’Africa, anche a causa della presenza di al Shabaab, gruppo estremista che dichiarò la sua fedeltà ad al Qaida nel 2012 e che vorrebbe imporre la propria interpretazione estremista dell’Islam su tutto il territorio nazionale. Oggi in Somalia ci sono circa 500 soldati statunitensi, per lo più forze speciali con funzioni di addestramento dell’esercito e delle truppe antiterrorismo locali.