• Cultura
  • mercoledì 27 febbraio 2019

Cos’è il “Green Book” di “Green Book”

Una guida turistica per neri, utilissima fino agli anni Sessanta e di culto ancora oggi: la inventò Victor Hugo Green, un impiegato delle poste

Green Book ha vinto l’Oscar per il miglior film ed è diventato il film più visto e discusso degli ultimi due giorni. Magari non tutti sanno però perché si chiama così, e anche chi l’ha visto e lo sa potrebbe comunque voler sapere qualcosa in più di quel poco che ne spiega il film.

Green Book parla dell’amicizia tra un buttafuori e un jazzista, in tour nel sud degli Stati Uniti nella prima metà degli anni Sessanta. Il fatto è che il jazzista, Don Shirley, è nero e nel 1962 erano ancora in vigore le leggi Crow: leggi statali che prevedevano per gli afroamericani lo status di separati ma uguali, e che di fatto sancivano nei posti pubblici la separazione tra bianchi e neri. La separazione era molto più evidente in certi stati del sud, proprio quelli in cui nel film Don Shirley va in tour. Per sapere dove fermarsi a mangiare, dormire e far benzina Don Shirley deve fare affidamento su una guida appositamente pensata per i neri: The Negro Motorist Green Book.

The Negro Motorist Green Book è stata per diversi decenni una importante guida usata dai neri che volevano viaggiare negli anni della Segregazione. Ne fu pubblicata una edizione per ogni anno dal 1936 al 1964, fatta eccezione per alcuni anni durante la Seconda guerra mondiale. La prima guida era composta da 16 pagine, costava 25 centesimi di dollaro e riguardava soprattutto l’area di New York. Le ultime edizioni superavano le cento pagine e riguardavano tutti gli Stati Uniti e anche parti del Messico e del Canada.

L’ideatore delle guide fu Victor Hugo Green, un impiegato delle poste afroamericano. Proprio il suo lavoro alle poste gli permise di sviluppare una rete di contatti in tutto il paese, per farsi dire dove, anche in posti lontani, fossero accettati i neri. A volte capitava che su centinaia di strutture ricettive solo una manciata fosse disponibile ad accogliere viaggiatori neri, e quindi le guide suggerivano le cosiddette “tourist homes”, cioè camere affittate dai privati. Dal 1952 Green sfruttò la guida anche per aprire un’agenzia di viaggi. Morì nel 1960, due anni prima del periodo in cui è ambientato il film Green Book e quattro anni prima del Civil Rights Act, che abolì tutte le leggi discriminatorie nei confronti dei neri.

Nel suoi migliori momenti il Green Book aveva una tiratura di almeno 15mila copie ed erano distribuite per posta, nei negozi dei neri o, come spiega un recente video di Vox, nelle stazioni di servizio del gruppo Esso, anche noto come ExxonMobil.

Nell’introduzione al Green Book, Green spiegava che l’obiettivo era di “dare al viaggiatore nero le informazioni di cui ha bisogno per non incappare in difficoltà, imbarazzi e rendere il viaggio più piacevole”. I disagi variavano molto da stato a stato ed erano maggiori in quelli del Sud, storicamente più razzisti. In molte zone per esempio era tollerata la violenza verso i neri e in altre potevano accedere solo ad alcune stazioni di servizio per fare benzina, mentre i ristoranti e gli hotel gli rifiutavano una stanza e i servizi igienici. Le abitudini locali aggravavano la situazione: per esempio nella regione del delta del Mississippi era proibito ai neri superare in macchina i bianchi perché la polvere che sollevavano non sporcasse la loro auto. Come si vede nel film, in certe aree ai neri era invece vietato viaggiare di notte.

Diversi articoli usciti negli ultimi anni hanno spiegato come i Green Book furono determinanti nel permettere a molti neri con un’automobile – quelli benestanti, che se la potevano permettere per non viaggiare separati sui mezzi pubblici – di spostarsi, creare una rete di contatti, sentirsi parte di un paese che potevano visitare. Al punto che la guida è diventata una sorta di oggetto di culto, ancora oggi ripubblicata in alcune edizioni celebrative. Tra i molti fan nostalgici, Jennifer Reut cura il blog su Tumblr Mapping the Green Book che analizza nei minimi particolari tutti i locali elencati nelle guide e cerca di scoprire quali siano ancora in attività: in molte città ne sono sopravvissuti pochissimi, per esempio a Los Angeles è aperto solo uno su cinque.

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